Fabio vinse a Montecarlo nel 2019 e diventò il primo italiano a vincere un torneo Masters 1000: "Ricordo la strizza che mi prese in semifinale contro Nadal... "
12 aprile - 10:20 - MONTECARLO
Era il 21 aprile 2019, il giorno di Pasqua. E l’Italia del tennis vide finalmente la luce. C’era un posto nell’alto dei cieli anche per noi, grazie a quel geniaccio di Fognini. Fabio principe di Montecarlo, il primo giocatore italiano a vincere un torneo Masters 1000 dal 1990, anno di introduzione di questa categoria di tornei. L’apertura delle porte del paradiso, il primo tassello della grande resurrezione azzurra. Oggi, dopo sette anni, toccherà a Jannik Sinner, l’uomo che ha portato a compimento il nostro rinascimento, provare a rimettere il tricolore sul pennone più alto della Rocca.
Fabio, la finale annunciata: Sinner contro Alcaraz. Sempre loro.
"Sono nettamente i più forti, e con grande distacco sugli altri. Nel gioco, nelle scelte tattiche, nel fisico hanno una superiorità che in questo momento nessun altro può scalfire".
Che tipo di partita sarà?
"Ormai, quando si affrontano Jannik e Carlos, bisogna aspettarsi uno straordinario equilibrio. Abbiamo visto che le partite tra di loro ormai si giocano su pochi punti, una volta il picco è di Jannik e un’altra di Carlos, e così finiscono per stimolarsi a vicenda".
Carlos ha senza dubbio qualche soluzione in più, però Sinner è solidissimo ed è in fiducia
Fabio Fognini
Il pronostico?
"Finale impronosticabile. Le loro sfide affascinano anche per la differenza di stili, Carlos ha senza dubbio qualche soluzione in più, però Sinner è solidissimo, anche se potrebbe pagare un po’ la stanchezza delle ultime cinque settimane ad altissimo livello. Tuttavia le vittorie in America gli hanno dato sicuramente grandissima fiducia e il pubblico potrebbe essere un fattore a suo favore. Spero che siano tutti e due al top della condizione, così potremo assistere a uno spettacolo eccezionale".
Si aspettava che Jannik potesse adattarsi così in fretta al passaggio dal cemento alla terra?
"Stiamo parlando di uno straordinario campione, e tra le doti di un fuoriclasse c’è indubbiamente quella di metabolizzare in fretta i cambiamenti. Quando possiedi le sue qualità, ti basta pochissimo per trovare i nuovi automatismi".
Il fatto che in palio ci sia anche il numero uno, può pesare psicologicamente sulla sfida?
"Io dico di sì. È ovvio che entrambi in questi giorni abbiano detto che la corsa al primato per adesso è secondaria, hanno voluto togliersi un po’ di pressione. Però, nella loro rivalità, essere uno davanti all’altro aggiunge qualcosa in più alle rispettive motivazioni. Credo però che il vero traguardo, oltre ai titoli, sia quello di stare al numero uno a fine stagione, perché i giocatori ci tengono molto. A ogni modo, è evidente che tanto Carlos quanto Jannik siano entrambi numeri uno: per sei mesi tocca a uno e per sei mesi all’altro, un’alternanza a cui dovremo abituarci".
Al momento non esiste un terzo incomodo: Zverev con Jannik e Carlos perde sempre. Mi piace Draper, ma l'infortunio...
Fabio Fognini
Entrambi hanno fissato nel Roland Garros l’appuntamento clou della stagione: lo Slam sulla terra, quello che lei amava di più, arbitro inappellabile.
"Li capisco: Jannik non l’ha mai vinto e completerebbe il Career Grand Slam che il rivale ha realizzato a gennaio in Australia; Alcaraz respingerebbe l’attacco sulla superficie che forse lo favorisce un po’ di più, ribadendo una sorta di superiorità in quello che considera il suo giardino. Ma comunque finiranno per dominare ancora la stagione, non solo a Parigi: penso a Wimbledon, agli Us Open, alle Finals".
Davvero non c’è nessuno che possa inserirsi nella loro corsa a due?
"Il famoso terzo incomodo? Al momento non esiste. Zverev è il numero 3 del mondo, è ad alti livelli da tanto tempo, ma con Jannik e Carlos ormai perde sempre. Mi piace Draper, ma non so se ritornerà quello di prima dell’infortunio. A Musetti bisogna solo fare i complimenti, perché non si arriva al n.5 del mondo per caso. Però sta faticando a ritrovare il ritmo dopo l’infortunio in Australia. Il problema è che per contrastare Jannik e Carlos bisogna avere una continuità di rendimento e di risultati che nessuno riesce a mettere in campo: nel singolo torneo possono anche perdere, ma nell’arco di una stagione intera sono inavvicinabili".
Che ricordi ha della finale del 2019?
"Bellissimi, anche se non l’ho mai più rivista. Ricordo la strizza che mi prese in semifinale contro Nadal quando ero 6-4 5-0 e che mi fece perdere due brutti game di fila rischiando di rimetterlo in corsa, o la gioia della mia famiglia: il giorno dopo la finale era il compleanno di mamma".
Insomma, Fabio: sarebbe pronto a non essere più ricordato come l’ultimo italiano che ha vinto a Montecarlo?
"Mi auguro che Jannik ce la faccia, così potrà assaporare la gioia di cosa significhi vincere in casa. Non giriamoci intorno: Montecarlo è un torneo italiano".








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