Flotte ombra, scorte, raffinerie "teiera": come la Cina prova a resistere alla crisi energetica

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Pechino si rifornisce di petrolio sanzionato, proveniente soprattutto da Russia e Iran, e dispone di grandi scorte di greggio. Importante anche il ruolo di piccole raffinerie private situate soprattutto nello Shandong

Marco Bruckner

7 aprile - 15:52 - MILANO

La guerra in Medio Oriente prosegue e di conseguenza anche la crisi energetica da essa provocata. Il conflitto che vede impegnati gli Stati Uniti e Israele contro l'Iran, con Teheran che a sua volta sta attaccando e mettendo sotto pressione diversi Paesi del Golfo, ha portato al rialzo dei prezzi di tante materie prime fondamentali per la produzione di energia, petrolio in primis. Un rincaro i cui effetti sono già visibili in tutto il mondo: dalla riduzione della produzione industriale in alcuni Paesi asiatici all'aumento del prezzo dei carburanti in quelli occidentali (pochi giorni fa il governo italiano ha esteso lo sconto sulle accise del carburante fino al 1° maggio). Sebbene le ripercussioni a livello produttivo ed economiche siano globali, ci sono alcuni Paesi che si stanno rivelando più preparati ad assorbire la crisi energetica rispetto ad altri. Tra questi c'è la Cina che tramite un sistema di scorte e di approvvigionamento di petrolio da Paesi sanzionati, tra cui lo stesso Iran e la Russia, sta mantenendo livelli di produzione e importazione di greggio non dissimili a quelli del periodo precedente alla guerra. Importante anche il ruolo di piccole raffinerie private, situate soprattutto nella provincia dello Shandong, chiamate teapot per via della loro forma compatta che può ricordare quella di una teiera.

importazioni cinesi a marzo

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Nel mese di marzo, secondo quanto riportato da Kpler, le importazioni di greggio via mare in Cina sono state pari a 10,19 milioni di barili al giorno, in calo rispetto agli 11,51 di febbraio, ma in linea con la media del 2025 di 10,41. Da sottolineare, però, che molti dei carichi sono partiti prima del 28 febbraio, il giorno dell'attacco sferrato dagli Usa e da Israele nei confronti dell'Iran. Nel mese di aprile, dunque, è previsto un calo delle importazioni anche in Cina. Dei 10,41 milioni di barili importati in media al giorno da Pechino, circa 1,4 vengono da Teheran. La Cina è uno di quei Paesi a cui la Repubblica islamica sta consentendo il passaggio delle petroliere tramite lo stretto di Hormuz, ma è probabile che questo flusso vada comunque a calare a causa del conflitto. 

flotte ombra

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A garantire alla Cina un approvvigionamento di petrolio continuo e a prezzi favorevoli è l'acquisto di petrolio sanzionato, ovvero venduto da quei Paesi soggetti a sanzioni, applicate in particolare dal mondo occidentale. Tra questi figurano lo stesso Iran, oltre che naturalmente la Russia e fino a pochi mesi fa, prima dell'intervento militare americano e la cattura di Maduro, il Venezuela. Acquistare greggio da Paesi sottoposti a limitazioni nell'export permette a Pechino di comprare a prezzi vantaggiosi. L'approvvigionamento di questo greggio, in particolare quello russo (i cui flussi verso Pechino, dopo essere aumentati del 40,9% nei primi due mesi del 2026 secondo i dati doganali cinesi, sembrano però leggermente diminuiti dall'inizio del conflitto in Medio Oriente, in seguito al quale gli Usa hanno alleggerito le sanzioni nei confronti di Mosca), avviene tramite flotte ombra non assicurate. L'acquisto di petrolio soggetto a sanzioni, tra l'altro, ha permesso alla Repubblica popolare di accumulare una riserva di circa 1,2 miliardi di barili all'inizio del 2026, pari a circa 109 giorni di copertura delle importazioni via mare (dati di una commissione della Camera degli Stati Uniti). 

raffinerie teapot

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Un ruolo importante nella produzione di greggio cinese lo hanno anche le raffinerie teapot (teiere), chiamate così per via della loro forma compatta. Queste sono piccole raffinerie private, situate soprattuto nella provincia dello Shandong, a cui viene affidata parte della raffinazione del petrolio sanzionato. Pechino, infatti, per evitare rischi reputazionali e finanziari, preferisce non far raffinare questo greggio alle grandi compagnie statali. Il ruolo di queste raffinerie si rivela dunque fondamentale per utilizzare il petrolio derivante dalle flotte ombra. Tuttavia, le teapot non garantiscono grandi margini, dunque la loro capacità produttiva si riduce con l'aumentare dei prezzi. 

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