"Oltre 7 miliardi di utili per i primi cinque gruppi bancari italiani nei primi tre mesi del 2026 con una crescita del 3,3%". È quanto emerge dall'analisi della Fondazione Fiba di First Cisl che nota come, allo stesso tempo siano state tagliati filiali e dipendenti.
Lo studio ha preso in esame i conti di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Bper. A sostenere ulteriormente i risultati sono soprattutto i proventi operativi, in aumento del 3,7%, trainati dalla forte crescita delle commissioni nette (+ 4%), che confermano il progressivo rafforzamento delle attività legate al risparmio gestito. I costi operativi risultano sotto controllo (- 0,8%) con costo del personale sostanzialmente stabile (+ 0,1%).
Nel confronto con il primo trimestre 2025 continua la riduzione sia degli sportelli sia degli occupati. Le filiali diminuiscono di 375 unità (- 3,1%) mentre i lavoratori si riducono di 4.729 unità (- 2,1%).
"Ancora una volta i risultati delle principali banche italiane dimostrano come il contributo delle lavoratrici e dei lavoratori sia stato determinante nel conseguimento di utili record, grazie in particolare alle commissioni, pur con la riduzione dei livelli occupazionali". E' questo il commento di Riccardo Colombani, segretario nazionale First Cisl allo studio sui risultati delle prime cinque banche, in crescita anche nel primo trimestre.
"È quindi indispensabile la redistribuzione del valore creato a chi lo ha prodotto, ossia a lavoratrici e lavoratori" ha argomentato. "L'ipotesi di piattaforma sindacale unitaria contiene richieste di miglioramenti economici, ma anche la riduzione dell'orario di lavoro a parità di retribuzione, che rappresenta una risposta necessaria all'aumento della produttività".
"Non è accettabile - prosegue Colombani - che mentre aumentano ricavi e utili, continui a diminuire il peso del costo del lavoro sui proventi operativi e prosegua il taglio dell'occupazione: serve pertanto l'adeguata redistribuzione della ricchezza prodotta, come da rivendicazioni sindacali unitarie".
"Le banche - conclude Colombani - devono investire sul lavoro, evitando che la trasformazione tecnologica diventi la scusa per comprimere ulteriormente i costi del personale e aumentare la remunerazione degli azionisti".
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