Filippo Giardina: "La comicità è come sabbia, dà fastidio ma no alla polizia del pensiero"

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Lo stand-up comedian si racconta in occasione del suo nuovo tour teatrale 'La banalità del bene' che sta registrando numerosi sold out in tutta Italia e che in autunno sbarcherà in Europa

La comicità "è come la sabbia: non è piacevole, dà fastidio" e non può essere per definizione mainstream. Ma "l'idea che ci sia una sorta di polizia del pensiero, che decide cosa deve essere detto, la trovo spaventosa”. Così Filippo Giardina, uno dei nomi più autorevoli della stand-up comedy italiana, in un'intervista all'Adnkronos parla della sua idea di comincità e di come questa sia cambiata nel tempo. E lo fa in occasione del suo nuovo tour teatrale "La banalità del bene", un rovesciamento del concetto di Hannah Arendt che sta registrando numerosi sold out in tutta Italia e che in autunno sbarcherà in Europa.

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Il nuovo spettacolo di Giardina parte da un'analisi spietata della nostra epoca. Il titolo stesso è una provocazione che descrive la dissonanza di una civiltà che ha smarrito il senso della misura. "Guardati intorno. È tutto così," esordisce l'autore. "Viviamo in un'epoca forse la più spaventosa che io possa ricordare. È come se ci fossero due vite: la vita vera, che è sempre più terribile, e poi la vita surrogata, prevalentemente online, nella quale passiamo il tempo a sentirci buoni e giusti mentre tutto sta andando a rotoli". Le premesse non sono divertenti, ma per Giardina è proprio qui che si annida la comicità: "Si ride proprio perché nelle grandi tragedie c'è sempre tanta comicità".

In un mondo che sembra già la parodia di se stesso, il ruolo della satira diventa cruciale, ma non consolatorio. “La satira ha il vantaggio di non doversi mai assumere responsabilità”, spiega Giardina. "Il fatto che la società stia virando verso realtà sempre più crude è un dramma umanamente, ma artisticamente è una grande opportunità". L'obiettivo non è il consenso, ma la riflessione scomoda. "Se vai a uno spettacolo satirico ed esci pensando 'aveva proprio ragione', vuol dire che lo spettacolo era veramente brutto. Uno deve uscire con più dubbi che con certezze".

E sulla polemica per la frase di Giorgio Montanini sul referendum (“Spero che chi vota Sì possa morire domani”), pur difendendo la libertà assoluta del comico sul palco, ammette: "Personalmente non l'avrei pubblicato io stesso sui social". "Ma che volete da noi comici? Il comico è iperbole, esagerazione. L'ha detto dentro un teatro. Difendiamo una società dove tutti si permettono di dire tutto, e si finisce sempre a rompere a noi? Ma facciamola finita, dai". Per Giardina lo spazio del teatro è un luogo di libertà assoluta ma c’è un però. L'unico errore, a suo avviso, è stato il "narcisismo" e pubblicare il video sui social. Sul referendum in sé, rivela: "Ho votato 'no' turandomi il naso, solo perché non provo alcuna fiducia nel governo Meloni. Ma su una riforma diversa, avrei votato tutta la vita 'sì', perché la separazione delle carriere credo sia profondamente giusta".

Il rapporto di Giardina con l'ecosistema digitale è pessimo. "Non è che non li amo, li detesto. Penso che siano il male del mondo, che stiano togliendo alle nuove generazioni la sanità psicologica". Ritiene gli attacchi social un "mondo che non esiste", uno scollamento dalla vita reale. "Se uno sconosciuto ti augura di morire, ma pace. Il problema è che non vengono nella vita reale". E sulla rinuncia al palco del Festival di Sanremo di Andrea Pucci dopo gli attacchi social, commenta: “Io sarei andato cercando di dire le cose più spiacevoli. Avrei fatto un monologo sulla guerra, immagino. E penso migliore di quello che avrebbe voluto fare Pucci, ma ci andasse pure Pucci. L'idea che sia una sorta di polizia del pensiero, che possa decidere cosa deve essere detto, la trovo spaventosa”.

Ma la vera satira si può fare in un contesto come l'Ariston? Per Giardina, la risposta è sì, e sarebbe persino divertente. "La satira è una cosa che è fuori luogo. Quindi se tu mi metti in una situazione in cui io non c'entro niente, per assurdo mi dai una forza enorme. Con un pizzico di furbizia uno avrebbe potuto creare qualcosa di particolare, che soprattutto i sette-otto livelli di censura Rai non avrebbero nemmeno capito". Secondo Giardina, la fama spesso smorza la carica eversiva. "I comici giovani sono più concentrati, più avvelenati, e quindi mediamente più bravi di quando poi diventano famosi. Io sono molto bravo perché sono diventato poco famoso - ironizza - ma mediamente più hai successo e più diventi ricco, annoiato, e non sai più di cosa parlare".

Un'analisi che, secondo lui, trova conferma anche in figure di enorme successo come Checco Zalone. Giardina ammette di aver visto il suo ultimo film al cinema: "Qualche risata me la sono fatta, però con 'Tolo Tolo' mi ero un po' illuso che cercasse una strada più particolare. È tornato al suo, è un film che fa tanta gente". Tuttavia, per Giardina c'è una paura che supera ogni altra: l'intelligenza artificiale. Alla domanda se sia un'opportunità o un limite, la sua risposta è lapidaria: "È il limite. Non un limite. Definitivo, assoluto". L'angoscia è legata alla sopravvivenza del tessuto sociale. "Ho chiesto a ChatGpt quanti posti di lavoro si perderanno in Italia nei prossimi dieci anni. Mi ha risposto: 'Tra i sei-sette milioni'. Oggi abbiamo circa un milione e settecentomila disoccupati e la percezione è che siamo sull'orlo di una guerra civile. Quando ce ne saranno cinque volte tanto, che cosa succederà?".

Riflettendo sul suo percorso, Giardina non si definisce più "arrabbiato col mondo" come agli inizi. "Piuttosto infelice, sì. Ma quella credo sia una condizione esistenziale perenne. E per fare cose che artisticamente abbiano un senso, tanto in pace con te stesso e col mondo non ci puoi stare". Infine, sul suo spettacolo avverte: "Posso solo fare peggio".

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