In 36 prodotti analizzati dai ricercatori statunitensi sono state individuate 17 sostanze correlate al rischio di cancro al seno
Daniele Particelli
10 maggio - 12:00 - MILANO
Le extension per capelli fanno parte della quotidianità di milioni di persone in tutto il mondo ormai da anni e per i motivi più disparati, estetici e non solo. Ne esistono centinaia di tipologie, da quelle con fibre sintetiche a quelle realizzate con capelli umani, da quelle che si possono applicare comodamente a case a quelle per cui è necessario affidarsi a un professionista delle acconciature. Il giro di affari delle extension per capelli è impressionante, stimato in oltre 14 miliardi di dollari entro il 2028, ma solo ora si inizia a parlare dei possibili rischi rappresentati dalle sostanze chimiche, alcune potenzialmente nocive, presenti sulle extension che chiunque può acquistare e utilizzare in totale autonomia.
Extension per capelli: contengono sostanze nocive?
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A lanciare l'allarme è uno studio condotto dal Silent Spring Institute, un'organizzazione non profit statunitense che dal 1994 si occupa di studiare le relazioni tra gli inquinanti ambientali e la salute umana, con particolare attenzione alla prevenzione del cancro al seno. I ricercatori hanno deciso di analizzare 43 prodotti acquistati negli Stati Uniti, tra extension in fibre sintetiche e di origine biologica, compresi i capelli umani trattati chimicamente.
I risultati delle analisi, pubblicati sulla rivista Environment & Health, non sono dei più rassicuranti: in quasi tutti i campioni, tranne due, è stata rilevata almeno una sostanza considerata preoccupante dai ricercatori. Nel complesso sono state identificate 169 sostanze chimiche, decine delle quali già note per essere associate a rischi per la salute, come alterazioni ormonali, effetti sul sistema immunitario e un possibile aumento del rischio di tumori.
In 36 prodotti sono state individuate 17 sostanze correlate al rischio di cancro al seno, mentre in 48 casi sono state trovate sostanze che la normativa della California classifica come potenziali fattori di rischio per cancro, difetti alla nascita o danni riproduttivi. La sola presenza di queste sostanze, va da sé, non dimostra in modo diretto che queste vengano effettivamente rilasciate in quantità dannose, ma i ricercatori si dicono convinti che, anche considerando la modalità d'uso di questi prodotti, il rilascio nell'organismo sia plausibile.
Il rischio di esposizione: pelle e calore
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Le extension restano a contatto con il cuoio capelluto e con il collo per periodi prolungati, anche durante docce e bagni. A questo si aggiunge il calore, quando si utilizzano phon o piastre per asciugarle o modellarle, che secondo i ricercatori statunitensi può favorire il rilascio di composti volatili o semivolatili, aumentando anche il rischio di inalazione.
A questo, sottolineano i ricercatori, si aggiunge un aspetto che riguarda in modo specifico gli Stati Uniti: l'assenza di una regolamentazione uniforme e stringente sugli ingredienti e le dichiarazioni in etichetta, come accade invece in Europa, che rende difficile, se non impossibile, per i consumatori sapere a cosa sono realmente esposti.
“Questi risultati chiariscono che è urgentemente necessaria una supervisione più forte per proteggere i consumatori e spingere le aziende a investire nella realizzazione di prodotti più sicuri”, ha dichiarato la prima autrice dello studio, Elissia Franklin, pronta a mettere in evidenza anche la dimensione sociale nel problema: negli Stati Uniti oltre il 70% delle donne nere dichiara di aver utilizzato extension almeno una volta nell'ultimo anno, contro percentuali inferiori al 10% in altri gruppi etnici.







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