Il "Mondiale delle Granfondo", che si svolge tra Austria e Alto Adige, presenta 5.500 metri di dislivello in 227 km: solo finirla rappresenta la sfida più bella per gli amatori
Stefano Cantalupi
28 agosto - 22:58 - MILANO
“Il Mondiale delle Granfondo”, la gara per cicloamatori più dura che ci sia: sono tanti i modi in cui viene definita la Ötztaler Radmarathon, ma per capire davvero di che si tratta bisogna trovar posto tra i 4000 partecipanti e presentarsi in griglia di partenza a Sölden, alle 6.30 del mattino di un giorno di fine estate. L’edizione che andrà in scena il 31 agosto sarà la numero 44: è dal 1982, infatti, che questo appuntamento dà lustro alla valle di Ötz e a tutto il Tirolo austriaco, nonché a Vipiteno e alla Val Passiria nel lungo tratto di strada che si percorre tra i confini italiani. Una domenica di festa, consacrata alla passione per le due ruote e perfetta per ammirare i paesaggi spettacolari che quelle zone alpine sanno regalare, ospiti di un’organizzazione rodata ai limiti della perfezione.
EPICA
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“Ich habe einen Traum”, è la frase più gettonata a Sölden nei giorni che precedono il via: la senti e la leggi ovunque. E non c’entra nulla Martin Luther King: “I have a dream” ha qui un’accezione del tutto diversa, il “Sogno” è un’aspirazione puramente personale, una sfida con se stessi per cercare di portare a termine i 227 km su cui si snoda il tracciato. In realtà, da soli non si è mai, alla Ötztaler: un po’ perché si pedala tra migliaia di ciclisti (poco meno di un sesto dei 25.222 che hanno provato a iscriversi da 50 Paesi diversi), un po’ perché ci sono 1300 volontari sul percorso e ai ristori, a cui vanno ad aggiungersi le forze dell’ordine e gli abitanti del posto, sempre pronti a incitare i più stanchi, a dare una mano, a offrire un sorso d’acqua a chi ne ha bisogno. Per avere la maglia “finisher” va chiuso il tracciato entro il tempo massimo, e c’è chi arriva quando il sole è già tramontato da un pezzo: negli anni, tante immagini epiche di uomini e donne stravolti dallo sforzo sono state mostrate dai fotografi e dalle televisioni (prima ancora che nel 2019 nascesse ÖRM TV, totalmente dedicata alla manifestazione).
IL PERCORSO
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I passi previsti, dopo una partenza di 30 km in discesa per raggiungere i piedi del Kühtai, prima ascesa di giornata con punte del 18% di pendenza. Dalla cima si va in picchiata fino a Innsbruck, prendendo fiato per attaccare il lunghissimo passo del Brennero che porta i ciclisti in Italia. Scollinamento, discesa fino a Vipiteno e via col passo del Giovo, sempre impegnativo, per trasferirsi in Val Passiria. Il clou, però, è la salita conclusiva, quel Passo del Rombo (o Timmelsjoch, se preferite) che si presenta quando già gambe e polmoni hanno dato tanto. E che spaventa e sfinisce, con i suoi 27 km impietosi. “Come farsi due Giau con 4 km di riposo tra uno e l’altro”, dicono quelli che hanno portato a termine anche la Maratona dles Dolomites, che ha nel Passo Giau l’ostacolo più esigente. Se arrivi lì, il “Sogno” sembra a portata di mano, ma in realtà è ancora lunga, lunghissima… e non c’è gel, fetta di torta o integratore che tenga: si va avanti solo di voglia e di cuore, per evitare di essere riportati a Sölden da uno dei “pullmini-scopa” che raccolgono chi si arrende.