Si definisce tranquillo, ma durante le gare si trasforma. E a Stoccolma, dove l’uomo dei 15 record con l’asta ha superato un muro di 5 metri e mezzo, ci ha parlato di Ibrahimovic ("Il dio della Svezia"), di Sinner ("Adoro lui e Alcaraz"), della sua passione per la musica e di quel soprannome, 'Mondo', arrivato in qualche modo dalla Sicilia
13 giugno 2026 (modifica alle 16:15) - STOCCOLMA (SVEZIA)
Basterebbe soffermarsi sugli occhi torvi con cui fulmina tutti dopo il primo tentativo finito male, oppure ascoltare l’urlo feroce che risuona in tutta Stoccolma quando riesce nell’impresa al secondo colpo, per capire che razza di spirito competitivo abbia in corpo: Armand Duplantis, semplicemente "Mondo" da quando è piccino, non avrebbe stabilito 15 record del mondo del salto con l’asta altrimenti. È tornato nel caro vecchio Sätra Friidrottshall, il palazzetto nel distretto di Skärholmen, zona residenziale della capitale piena di case tutte uguali tra i boschi: un profeta in patria, ma stavolta con una missione diversa. Non ha dovuto saltare un’asticella tradizionale, ma oltre un vero 'muro' tirato su con prodotti di ogni tipo della Lidl e alto 5 metri e mezzo, 81 cm sotto al suo primato da vertigine di 6.31. Trovarsi di fronte a una parete di questa fattura, però, cambia ogni percezione, dall’orientamento durante lo stacco all’atterraggio. Il 26enne svedese ha prima fatto cadere la montagna e poi, smaltita la rabbia, è riuscito nell’impresa, con tanto di esultanza che neanche a Parigi 2024. Questo spot così teatrale lancia Duplantis nella seconda parte di una stagione in cui ha fatto in tempo pure a sposarsi: arriveranno gli Europei, la finale di Diamond League e il nuovissimo Ultimate Championship, evento per il quale ha realizzato l’inno ufficiale. Posata l’asta, il volo continua nella musica: passa ore in sala registrazione per comporre brani hip hop e R&B.
Edmondo Duplantis
Astista, classe 1999
Ha vinto due ori olimpici (Tokyo 2020 e Parigi 2024) e tre ori mondiali, riuscendo a migliorare per 15 volte il record di specialità
Un 'Mondo' di cose, come il suo soprannome all’italiana e i record che mette in fila.
"Al soprannome sono davvero affezionato. Mio padre è cresciuto a New Orleans, e il suo migliore amico aveva genitori siciliani: è stato proprio lui a darmi questo soprannome. Credo che Armand glielo ricordasse. Alla fine, di riflesso, mi sento un po’ italiano, anzi siciliano, pure io".
Sa che cosa significa la parola nella nostra lingua?
"Certo, mondo, world (ride, ndr). Un soprannome globale, va bene per tutte le nazioni".
Da lei ci si aspetta solo lo straordinario e mai l’ordinario. Ha mai paura di non essere all’altezza delle aspettative che la circondano?
"Normalmente no, riesco a gestire l’idea di me che hanno gli altri, ma non è sempre così. Stavolta, in questo evento della Lidl, ho avuto paura perché è stata una sfida mentale difficilissima e sono orgoglioso di averla vinta: in pista sono molto sicuro delle mie capacità, ma di fronte a un salto con un muro davanti vai letteralmente in tilt. È una giornata che ricorderò perché sfidare me stesso è quello che faccio, sempre".
Nel quotidiano da dove arriva questa continua motivazione?
"Da una passione interiore, da una voce interna che devi ascoltare. Voglio continuamente mettermi alla prova. Voglio essere bravo, il più bravo, in quello che faccio. Voglio tentare cose nuove. Penso che questo sia il significato dell’essere atleta, ma anche il modo migliore per stare al mondo".
Ha mai pensato che arriverà il giorno in cui, per un motivo o per un altro, non vincerà?
"Preferisco non pensarci, sono molto fiducioso e positivo. E penso che questa sia una qualità molto importante, che mi porto sin da piccolo, perché è il divertimento, unito alla professionalità, che ti porta a ottenere ciò che vuoi".
Quanto c’è ancora, dentro di lei, del bambino che saltava nel giardino di casa?
"Moltissimo, se non tutto, ed è una cosa bellissima. In generale, do il meglio di me quando riesco a nutrire questo bambino, quando lo faccio uscire fuori per saltare con un’asta".
Al contrario, si mette mai nei panni dei rivali che hanno la sensazione di gareggiare solo per il secondo posto?
"No. Preferisco stare nelle mie scarpe, sono decisamente più comode". Ride.
Quanto sente distante 6.40, il traguardo che tutti aspettano?
"Non ci penso molto, vivo soprattutto nel presente. Cerco semplicemente di essere la migliore versione di me stesso, un passo alla volta. Se oggi mettessi subito l’asta a quell’altezza e magari riuscissi, quale obiettivo avrei dal giorno dopo? Devo arrivarci con il giusto tempo, ma senza pormi nessun limite".
Amica, nemica, compagna: che cosa è per lei l’asta?
"Per me è semplicemente… un’asta. Non ho un rapporto così personale, ma diventa un po’ un’amica visto il tempo che passi con lei. La mia disciplina è, comunque, tra le più solitarie che esistano: sei tu, da solo, con il tuo attrezzo. E prima di saltare, nella tua solitudine, devi gestire paure, desideri e ambizioni. Devi imparare a convivere con tutto questo. La cosa più importante è trovare equilibrio".
Pretendo molto da me stesso, moltissimo. Anche se ho un carattere decisamente tranquillo e gentile, quando salto divento ossessivo
Armand Duplantis
Lei sente di averlo trovato?
"Pretendo molto da me stesso, moltissimo. Anche se ho un carattere decisamente tranquillo e gentile, quando salto divento ossessivo. Se le cose non vanno come voglio, dentro di me scatta qualcosa. Non riesco ad accettare certi errori perché so che posso sempre fare meglio e superarmi. In pista tutto ruota attorno a me, ma fuori ho bisogno di spegnere l’interruttore. Quando esco dallo stadio, i riflettori devono spegnersi e devo concentrarmi su chi amo e su ciò che amo. Altrimenti, si rischia di pensare soltanto a se stessi e io non voglio vivere così".
In Italia stiamo vivendo un boom della nostra atletica, con i vari Tamberi, Jacobs, Furlani, Battocletti ecc… Segue questo movimento e ha rapporti con alcuni di loro?
"Sono molto vicino a Tamberi e Tortu, ma mi piacciono tantissimo gli atleti italiani e il vostro Paese in generale. Adoro venire in Italia e, non a caso sono… 'Mondo'. Mio padre ha davvero tantissimi amici italiani e poi guarda continuamente film come Il padrino e serie come I Soprano. Più in generale, però, c’è qualcosa di speciale che collega svedesi e italiani proprio perché siamo così diversi. Come lo yin e lo yang. So che gli uomini italiani amano le donne svedesi e forse vale anche il contrario. Non so spiegarlo, ma è una specie di attrazione tra opposti".
Ha modelli sportivi al di fuori dell’atletica?
"Sono un baseball guy, però mi piace molto anche il golf. Tiger Woods, ovviamente, è la leggenda, ma oggi il mio punto di riferimento è Ludvig Åberg, nostro campione svedese. E poi amo il tennis: non c’è niente di più entusiasmante della rivalità tra Sinner e Alcaraz. Non chiedetemi chi scegliere, perché è impossibile e adoro guardarli entrambi. Negli ultimi anni hanno giocato match incredibili, vorrei che le battaglie che mettono in scena non finissero mai".
Lo scorso settembre l’abbiamo vista a San Siro assieme a un connazionale…
"Beh, Ibra è il dio della Svezia! In pochi hanno avuto un impatto come il suo sul nostro Paese. Essere a San Siro è stato incredibile e il Milan è la squadra straniera per cui tifo: quando ho iniziato a seguire il calcio con più attenzione, Zlatan giocava lì e prima amavo Ronaldinho. Da quel momento, il tifo rossonero è nato in modo naturale".
E la musica? Cosa le offre che lo sport non riesce a darle?
"Mi offre una forma di espressione completamente diversa. È un modo differente di mettermi alla prova, che adoro. Ho partecipato a uno dei più importanti talk show svedesi esibendomi dal vivo e non sapevo come mi sarei sentito. Beh, è stato divertentissimo. Se gareggiare è come andare in guerra, suonare e cantare, invece, libera la mente".
Chi c’è adesso nella sua playlist di Spotify?
"Dopo anni di Justin Bieber e artisti di quel tipo, adesso direi Post Malone e molto hip-hop moderno".
Per chiudere, se si allenasse seriamente sui 100 metri, riuscirebbe a correrli sotto i 10 secondi?
"Probabilmente no. Però posso dire di sì, tanto come fareste a dimostrare il contrario? Ognuno ha le sue qualità e il salto con l’asta è la mia. Se devo uscire dagli schemi, però, preferisco farlo a modo mio, con i dischi e la musica".










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