Battuto Djokovic, l'inglese è ai quarti nel torneo che un anno fa diede inizio alla sua ascesa prima dei 5 mesi di stop. "Posso ancora fare molto meglio"
Martina Sessa
12 marzo - 14:07 - MILANO
L’anno di Jack Draper è stato, a dir poco, tortuoso. Un percorso fatto di slanci improvvisi e frenate brusche, di trionfi cercati e di stop forzati. E di ritorni sperati. Un viaggio iniziato proprio a Indian Wells, dodici mesi fa, quando il britannico ha conquistato il primo titolo Masters 1000 della sua carriera. Oggi, da campione in carica al Tennis Paradise, Draper si ritrova di nuovo ai quarti di finale dello stesso torneo, dopo aver eliminato il numero tre del mondo Novak Djokovic. Nel mezzo, però, c’è stato molto di più: un grande tennis, la sensazione di poter entrare stabilmente tra i grandi del circuito e, poi, lo stop imposto da un fisico che ancora fatica a reggere certi ritmi.
l'inizio dell'ascesa
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Riavvolgiamo il nastro e torniamo al 2025, sempre a Indian Wells. Jannik Sinner è assente dal circuito per la squalifica legata al caso Clostebol, mentre Carlos Alcaraz è a caccia della vetta del ranking. In semifinale, però, sulla strada dello spagnolo si presenta proprio Draper. Il britannico firma l’impresa al Tennis Paradise e conquista la prima finale Masters 1000 della sua carriera, diventando il terzo giocatore capace di battere Alcaraz in questo torneo dopo Andy Murray e Rafael Nadal. Superato Alcaraz, in finale lo attende Holger Rune. Il match ha poca storia: doppio 6-2 e primo titolo 1000 in bacheca per Draper. Un trionfo che gli vale anche l’ingresso, per la prima volta, nella top 10 mondiale. È l’inizio dell’ascesa di un Draper sempre più ambizioso, deciso a mettere in difficoltà l’intero circuito con il suo tennis mancino e aggressivo.
best ranking
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La conferma di quel momento straordinario arriva da due segnali chiari. Il primo è la finale raggiunta al Masters 1000 di Madrid. Draper predilige i campi veloci - la semifinale agli US Open e il titolo di Indian Wells lo dimostrano - ma nella capitale spagnola, su una terra rossa diversa dalle altre, dimostra di sapersi adattare anche ad altre superfici. I successi della primavera gli permettono di raggiungere, a giugno 2025, il suo best ranking: numero quattro del mondo. Il secondo segnale è quasi inevitabile: Draper si candida a essere il terzo incomodo. In un tennis coccolato dai Big Three, la rivalità tra Sinner e Alcaraz non sembra bastare a raccontare il futuro del circuito. Il britannico appare il profilo ideale per inserirsi in questo duello. Ma restare al passo con Carlos e Jannik (grande amico di Draper) non è semplice e il prezzo può essere alto. Lo stesso britannico lo ha ammesso senza giri di parole: “Il mio obiettivo era arrivare al livello di Carlos e Jannik, e questo mi ha portato a spingere molto il mio corpo. In un certo senso anche loro hanno una parte di colpa per i miei problemi fisici”. Una provocazione solo a metà, perché il vero nemico resta la fragilità del suo fisico.
problemi fisici
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Ed è proprio il corpo a tradirlo nella seconda parte del 2025. Il primo campanello d’allarme arriva con la sconfitta al secondo turno di Wimbledon contro Marin Cilic, poi la situazione peggiora progressivamente. Draper salta i Masters 1000 nordamericani per infortunio e prova a rientrare agli US Open, ma la sua resta un’apparizione fugace: vince all’esordio e poi è costretto ad alzare bandiera bianca. Al ritiro di New York segue l’annuncio sui social: stagione finita con due mesi di anticipo. “L’infortunio al braccio mi costringe a fermarmi fino alla fine del 2025. Non è facile accettarlo, ma tornerò più forte, come sempre”. Il rientro, però, si rivela più complicato del previsto. Superati quelli che lui definisce “momenti bui”, Draper salta anche l’inizio della nuova stagione e deve rinunciare agli Australian Open: ripartire subito da match al meglio dei cinque set non sarebbe stata la scelta giusta, spiega il 24enne britannico.
le aspettative
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Dopo cinque mesi di stop, il ritorno deve essere all’altezza delle aspettative. Draper decide, dunque, di farlo in grande stile. Nel suo staff entra Jamie Delgado, ex allenatore di Andy Murray. Il lavoro si concentra soprattutto sul servizio, mentre il rientro in campo passa dalla Davis Cup, utile per ritrovare ritmo partita e quella sensazione che a Jack era mancata tanto, la vittoria. Tutto con un obiettivo chiaro: arrivare pronto a Indian Wells, esattamente un anno dopo il trionfo. Dall’altra parte della rete, agli ottavi di finale, c’è un ostacolo difficile come Novak Djokovic, uno degli idoli di Draper. Servono due ore e mezza di battaglia per completare la rimonta dopo aver perso il primo set 6-4. Alla fine arriva la vittoria, al tie-break del terzo, accompagnata da un urlo liberatorio e dai pugni serrati. Ma soprattutto da una frase che racconta la sua nuova consapevolezza: "Al mio coach ho detto che, secondo me, posso ancora fare molto meglio”. E se Draper ha ragione, Indian Wells potrebbe essere solo l’inizio di un nuovo capitolo.








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