Doveva essere la nostra sera! Dal Canada di David al West, l'estate azzurra se avessimo vinto in Bosnia

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Stasera ad affrontare il Canada poteva esserci l'Italia, bastavano una zampata di Kean o i rigori di Esposito e Cristante. E ci saremmo trovati in una situazione molto comoda...

E se. E se. E se. “What if”, come dicono qui in America. Se tra poche ore la partita fosse Canada-Italia, non Canada-Bosnia che fa tanto male. Se non avessimo saltato il terzo Mondiale consecutivo, cominciando a pensare seriamente al nostro effettivo valore. Se oggi fossimo a Toronto, invece di andare in giro per l’America negli stadi, oppure consumare la tv una partita dopo l’altra (degli altri). Il multiverso va tanto di moda tra film e serie tv: ci starebbe bene un mondo parallelo nel quale siamo ancora la vecchia Italia. Ma alle 21 – le 15 di Toronto, dove la nostra comunità ci aspettava a braccia aperte – di italiani ci saranno quelli che abbiamo accolto nel nostro campionato. Come Dzeko, un grande campione ancora a quarant’anni. Come Muharemovic che forse andrà via dal Sassuolo ma, ora che c’è Carnevali, potrebbe tornare alla Juve. Come David che invece sembra lascerà la Serie A. Come gli altri stranieri. E magari sarà anche una bella partita. 

RIMPIANTI DI ZENICA

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Oggi è il giorno dei grandi rimpianti. Rimpianti per Zenica, prima di tutto. La finale in Bosnia, invece che a Roma o Milano, perché il ranking Fifa conta dovunque, anche per fare il caffè a Zurigo, ma non qui. Il gol di Kean che ci illude. Ancora Kean che arriva stanco in contropiede e non mette dentro il 2-0 della sicurezza. Ma, prima, l’espulsione di Bastoni che “affrontiamo” male, restando a cinque dietro, invece che sistemarci con un più semplice 4-4-1 che copra le fasce a doppia mandata e non ci lasci così indietro, senza poter ripartire, come invece fa il 5-3-2. Infine, il loro gol, la gestione un po’ così di Turpin, e i rigori di Esposito (al vento) e Cristante (sulla traversa). Notte maledetta. 

UN BEL SORTEGGIO…

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Ma i rimpianti di Zenica diventano più terribili pensando al Mondiale, al sorteggio di Washington che per una volta ci aveva regalato un gruppo niente male. Oggi il Canada a Toronto. Poi la Svizzera, il 18, dalle parti di Los Angeles. Quindi il Qatar, a Seattle, il 24. Essendo il gruppo B quello di una delle ospitanti, aveva ricevuto un legittimo favore organizzativo: sia vincendo il gruppo, sia arrivando secondi, non avremmo incontrato una prima nei sedicesimi. Vincendo il gruppo, ci sarebbe stata una terza e, in caso, il Portogallo negli ottavi. Con il secondo posto, prima probabilmente la Corea del Nord (niente male) e poi forse Olanda o Marocco negli ottavi. O forse ripescati come terzi: successe nel ’94, poi fu finale. Ci saremmo fermati prima, certo, ma sentendoci di nuovo vivi. 

DOV’E LO UTAH?

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 E ora non saremmo in ferie sul metaforico divano che comincia a essere scomodo. Dopo l’amichevole con il Lussemburgo, l’Italia si sarebbe con tutta probabilità trasferita negli Usa o in Canada per un’altra partita premondiale – ce n’erano diverse sul piatto – e sarebbe rimasta a Toronto fino alla partita, più o meno una settimana, per poi andare al quartiere generale di Salt Lake City nello Utah, America profonda da film western. Naturalmente non ci sarebbe stato neanche Baldini, bravo allenatore e bellissima persona, con i suoi ragazzi sfrontati, a farci sognare, ed è stata un’esperienza unica. Però, anche Baldini capirà, siamo un po’ stanchi di progettare anno dopo anno il futuro, mentre il presente ci sfugge continuamente via. E ora tutti a vedere Canada-Bosnia, asciugandoci le lacrime. C’è un Mondiale ed è sempre bello, anche se un po’ meno senza di noi. E se. E se. E se.

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