L'attaccante brasiliano ha un contratto per 6 mesi, poi andrà a Dubai: "Con la Juve ho segnato ai gialloblù, adesso lo farò per loro. L’Italia mi mancava tanto, sono tornato a visitare Torino"
Oscar Maresca
1 febbraio - 08:57 - MILANO
Douglas Costa ha messo da parte la saudade per l’Italia chiudendo in valigia le emozioni. Sei anni dopo aver lasciato la Juventus, l’esterno brasiliano è tornato per iniziare una nuova avventura: vestirà la maglia del Chievo in Serie D. “Amo le sfide, non vedo l’ora di rimettermi in gioco. Voglio aiutare la squadra a tornare tra i professionisti. Sono pronto”. Il classe ’90 è il grande colpo di mercato del club gialloblù: ha firmato un contratto di sei mesi. Poi si trasferirà all’Al-Ittifaq negli Emirati Arabi: “Tutto è nato grazie a Mario Balotelli, siamo molto amici. Lui mi ha fatto conoscere il presidente Laterza e il ds Fulco. Questa società ha una storia importante, ecco perché ho accettato subito. Nel gennaio 2019 ho pure segnato un gol al Chievo da avversario, dovevo farmi perdonare”.
Potrà farlo molto presto, a Verona la stanno aspettando.
“Parlerò con l’allenatore e conoscerò i nuovi compagni. Ho avuto la fortuna di vivere una carriera lunga e giocare ovunque: dall’Ucraina all’Australia passando per Brasile, Germania, Stati Uniti. Ovviamente l’Italia. Aggiungere una nuova tappa a questo viaggio è un passo importante. Voglio segnare tanti gol e portare la squadra in Serie C”.
Le mancava l’Italia?
“Tantissimo. Tutte le volte che tornavo qui in vacanza provavo sensazioni bellissime. Ho incontrato tanti italiani in giro per il mondo, tutti mi hanno sempre voluto bene. Con la Juventus ho giocato tre stagioni fantastiche. Prima di arrivare a Verona abbiamo fatto tappa a Torino. Ho rivisto i luoghi a cui sono affezionato. Questo Paese è nel mio cuore”.
Ha sentito qualcuno dei suoi ex compagni in bianconero?
“Con Alex Sandro ho un rapporto speciale. Abbiamo giocato insieme alla Juventus, in Nazionale, siamo pure vicini di casa in Brasile. Era felice per la mia nuova avventura”.
Il Chievo è il suo ottavo club in quasi vent’anni di carriera. Tutto è cominciato nel 2009 con Lucescu allo Shakhtar Donetsk.
“È il mio padre calcistico. Sono arrivato in Ucraina a 19 anni e ho lasciato la squadra quando ne avevo 25. Il mister parlava portoghese, a lui devo tanto. In quel gruppo c’erano tanti brasiliani: Willian, Luiz Adriano, Fernandinho. Sembrava di essere in Sudamerica. Vincemmo cinque campionati di fila, eravamo davvero forti”.
Nel 2015, Guardiola l’ha voluta al Bayern Monaco a tutti i costi.
“Pep mi ha cambiato la carriera. Dopo una partita tra Bayern e Shakhtar in Champions mi disse che avrei dovuto giocare per lui. È un allenatore fenomenale, vuole sempre il massimo e non si accontenta. Anche quando segnavamo 5-6 gol, lui ci chiedeva di attaccare ancora”.
Due anni dopo è arrivata l’occasione Juventus. Com’è nata la possibilità di trasferirsi in Serie A?
“Ancora una volta grazie a un amico, in quel caso fu Alex Sandro. C’erano stati dei contatti con l’Inter, mi chiamò l’allora direttore sportivo Fabio Paratici: erano decisi a prendermi. Così accettai la Juventus”.
I bianconeri arrivavano da sei scudetti di fila, di cui tre conquistati con Allegri.
“Con lui correvo tantissimo e avevo tanta libertà, mi ripeteva però di aiutare sempre la difesa. In quegli anni abbiamo vinto tantissime partite e altri tre scudetti. Eravamo quasi invincibili. Ricordo l’incredibile 2-3 contro l’Inter a San Siro nel 2018, quando realizzai la prima rete e Higuain la ribaltò all’89’".
Ho avuto la fortuna di giocare due anni anche con Cristiano Ronaldo, uno dei calciatori più forti al mondo
Il gol in bianconero a cui è più affezionato?
"Il sinistro a giro contro il Benevento. Quel pallone prese una traiettoria pazzesca e si stampò nell’angolino. Ma condividevamo insieme la gioia di ogni successo. Avevamo un gruppo molto unito: io, Alex Sandro, Danilo, Dybala”.
È vero che la prendevano in giro perché era spesso infortunato?
“Sì, con la loro allegria mi sono sempre stati accanto. Gli amici sono così. Ho avuto la fortuna di giocare due anni anche con Cristiano Ronaldo, uno dei calciatori più forti al mondo. Pure al Bayern però ho condiviso il campo con campioni come Benatia, Xabi Alonso, Robben e Vidal, che è stato quello che mi ha impressionato di più per la sua grinta”.
Uno dei punti più alti della sua carriera è il Mondiale del 2018 con il Brasile.
“Eravamo i favoriti per il trionfo, volevamo vincere. Purtroppo non ci siamo riusciti. Contro la Costa Rica servii pure un assist a Neymar, altro grande amico. Quanto ci siamo divertiti insieme”.
Dopo aver lasciato l’Europa è tornato al Gremio, il suo primo club.
“Volevo avvicinarmi alla famiglia, poi mi sono trasferito in Mls ai Los Angeles Galaxy e di nuovo in Brasile al Fluminense prima del Sidney”.
Che esperienza è stata quella in Australia?
“Il movimento calcistico è cresciuto tanto. Ho provato a cambiare aria, mi ha fatto bene”.
Da settembre è rimasto svincolato. Come ha trascorso questi mesi?
“Sono tornato in Brasile, ma non ho mai smesso di allenarmi tra partite in spiaggia con gli amici e tornei di footvolley. Quando il presidente Laterza mi ha chiamato avevo appena vinto una partita di beach soccer”.
Douglas Costa, oggi qual è il suo obiettivo?
“Durante il viaggio dall’aeroporto di Milano a Torino pensavo a quanta voglia ho di giocare ancora e fare la differenza. Adesso nella mia testa c’è soltanto il Chievo. Finalmente sono tornato”.










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