Denti rotti, risse, poker e Real Madrid: la folle vita di "Cane Pazzo" Gravesen

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Il danese, cattivissimo in campo ed indisciplinato fuori, non ha mai conosciuto regole e disciplina: "Non riesco a trattenermi, che cosa ci posso fare?" è stato il suo mantra. E ora...

Andrea Schianchi

Giornalista

3 luglio - 21:28 - MILANO

Il protagonista di questa storia s’incarica di contraddire uno dei luoghi comuni più citati, secondo il quale l’uomo del nord è un tipo serio, taciturno, severo, poco portato ai facili entusiasmi e rispettoso delle regole, mentre l’uomo del sud è passionale, fantasioso, furbastro, sentimentale e caciarone. Ecco, Thomas Gravesen, nato a Vejle, in Danimarca, è l’esatto opposto di un tipico uomo del nord. E questa, quando giocava, è stata la sua maledizione. Centrocampista di sacrificio, come si dice in questi casi "di lotta e di governo", era tutto fuorché taciturno, parecchie cose ci sarebbero da dire sulla sua serietà, sia fuori sia dentro il campo, era decisamente focoso e a testimonianza di ciò ci sono filmati di interventi "da codice penale" e, quanto alla disciplina, poco la amava e, di conseguenza, spesso la dribblava con guizzi da trequartista che, in teoria, non dovrebbero rientrare nel bagaglio tecnico di un calciatore proveniente da uno sperduto fiordo danese. Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila, si è snodata la sua carriera e numerosi sono stati gli episodi per i quali è finito sulle prime pagine dei quotidiani. Il fatto era che, se di mezzo c’era Gravesen, si poteva essere certi che ci fosse qualche problema. Perché lui, lontano dai guai, proprio non riusciva a starci: era come se avesse un radar speciale per ficcarsi nelle situazioni più complicate, dalle quali per venirne fuori serviva un colpo di magia. 

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