Si fa largo il fronte di chi propone di disertare la manifestazione: il caso è scoppiato su alcuni giornali e ha già raggiunto la politica. C'è poi la linea dura di Washington sull'immigrazione, che impedirebbe a parte dei tifosi l'accesso negli States
Il Mondiale non è mai stato così a rischio. No, questa volta non stiamo parlando dell'Italia, che pure dovrà giocarsi la qualificazione ai playoff a fine marzo come ormai sappiamo. Il problema, piuttosto, è politico: sempre più paesi europei starebbero infatti pensando di boicottare la manifestazione nordamericana dopo i recenti sviluppi nei rapporti con gli Stati Uniti. Ma andiamo con ordine.
danesi furiosi
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Capofila della protesta è ovviamente la Danimarca: le continue rivendicazioni di Trump sulla Groenlandia (territorio appartenente della corona danese) hanno fatto letteralmente infuriare l'opinione pubblica, tanto che un recente sondaggio realizzato dal portale BT ha registrato come il 90% dei danesi siano favorevoli ad un eventuale boicottaggio del Mondiale. La domanda è rimbalzata anche nella vicina Svezia, dove da tempo una nutrita fetta di consumatori si astiene dal comprare merci 'Made in Usa' come risposta ai dazi e alla poca chiarezza sulla posizione di Trump nel conflitto tra Russia e Ucraina.
e in germania?
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A sollevare la questione in Germania è stato il vicepresidente della Federcalcio Oke Göttlich, presidente del St.Pauli, club del quartiere operaio di Amburgo, da sempre militante contro il modello calcio-business. In un intervenso sulle colonne dell'Hamburger Morgenpost, Göttlich si è infatti chiesto se "non sia arrivato il momento di pensare concretamente a qualche azione forte". Parole che si mettono in scia rispetto alla richiesta degli stessi tifosi del St.Pauli, che recentemente hanno lanciato un appello alla Fifa chiedendo il riconoscimento (atteso da anni) della federazione calcistica della Groenlandia: un gesto simbolico che però può rappresentare una "leva diplomatica" nei confronti delle rivendicazioni statunitensi. L'iniziativa è stata anche appoggiata da alcuni politici della Cdu, ma ha trovato lo stop del presidente federale Bernd Neuendorf, che pure aveva appoggiato la protesta della nazionale tedesca in Qatar per i diritti umani.
l'accesso negli states
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Ci sono poi anche problemi legati al fattore sicurezza. In primis dopo le immagini che negli ultimi giorni rimbalzano da Minneapolis, con i tremila agenti dell'Ice schierati nella nota operazione anti-immigrazione voluta da Trump. E, a proposito, non è ancora chiaro come il governo federale intenderà gestire il (potenzialmente enorme) flusso di tifosi proveniente da ogni parte dal mondo per assistere al Mondiale. Negli ultimi mesi Washington ha infatti sospeso o addirittura negato visti turistici a cittadini di diversi paesi, tra cui alcuni qualificati al Mondiale. È il caso dell'Iran, peraltro scosso da proteste interne sfociate nella violenta repressione del regime. E non è ancora chiaro in che maniera sarà applicato il 'Fifa pass' proposto da Infantino per agevolare l'ingresso dei tifosi di qualsiasi passaporto, purché muniti di biglietto. Insomma: il pesante clima internazionale, le crescenti tensioni interne negli Usa e le incognite sulla concessione dei visti turistici rischiano seriamente di compromettere lo spirto di fratellanza e universalità da sempre alla base dei Mondiali. Di qui l'idea del boicottaggio che, di settimana in settimana, prende sempre più piede.










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