Da OpenClaw a Google cresce l'IA agentica, non solo crea ma agisce

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Nata come innovazione per aziende e professionisti, sta diventando mainstream l'intelligenza artificial agentica, la cosiddetta Agentic AI. E' una evoluzione dei chatbot tradizionali che da supporto conversazionale si trasformano in sistemi capaci di pianificare in autonomia azioni, utilizzare strumenti esterni e portare a termine compiti complessi. Insomma, l'IA che non solo crea ma fa, non senza rischi per la sicurezza informatica. Entro il 2030, si stima che gli agenti rappresenteranno il 31% dell'intero mercato dell'IA generativa.
    A scuotere il settore ci ha pensato OpenClaw (già noto come Clawdbot e Moltbot) che permette a chiunque di installare sul proprio computer un agente personale, il creatore Peter Steinberger è stato prontamente coptato da OpenAI a febbraio. La stessa casa madre di ChatGpt ha sviluppato Agent che può gestire attività in diversi contesti d'uso. Google Gemini persegue invece la visione in cui l'agente IA è un intermediario attivo all'interno di un'infrastruttura che comprende motori di ricerca, mappe e servizi di posta elettronica. In prospettiva, questa integrazione potrebbe essere uno dei fattori più forti nella diffusione dell'agentic AI, perché sfrutta un ecosistema già abituale per milioni di persone. E così fa Microsoft, che con Copilot Studio permette alle aziende di creare dei propri agenti, da quello che analizza le spese mensili alla creazione di bilanci e gestione del personale. Mentra tra i nuovi attori del panorama del settore c'è Perplexity che con Computer ha lanciato un sistema di agenti progettato per utilizzare software, navigare sul web, programmare ed eseguire autonomamente flussi di lavoro.
   

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