Il figlio d’arte a Washington si è liberato di Giron con un perentorio 6-3 6-4. Ai quarti affronterà uno fra Tsitsipas e l’idolo connazionale Alex De Minaur
Chi non crede alle coincidenze, cortesemente passi oltre. A Washington ne è piovuta una curiosa come poche: Cruz Hewitt ha vinto la sua prima partita a livello Atp al primo tentativo e alla stessa età del padre, Lleyton. Diciassette anni. Il figlio d’arte australiano ha fatto jackpot in due set nel 500 sul cemento americano liberandosi con un perentorio 6-3 6-4 di Marcos Giron, uno dei padroni di casa, e conquistando in un boccone quasi 250 posizioni nel ranking. Cruz sgasa e sogna di emulare papà, due volte campione Slam e due volte vincitore delle Finals. Il percorso è ancora lunghissimo, ma la fase embrionale per ora convince eccome.
PROVA DEL FUOCO
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La coincidenza si è presentata nel 500 di preparazione al prossimo Us Open. A Washington Cruz è sbarcato carico di ottime sensazioni dopo aver raggiunto la finale di Wimbledon juniores (persa in tre set) ed essersi fatto strada complice una buona dose di fortuna- entrambi gli avversari si sono ritirati a partita in corso- nelle due sfide di qualificazione contro Lajovic e Svajda. Quella contro Giron era la prova del fuoco: il debutto Atp mette sempre i brividi addosso, specie per un classe 2008. E invece Hewitt junior ha governato la sfida solidamente, piazzando due break in apertura di parziale e prendendosi la prima vittoria nel circuito dei grandi. Come Lleyton, ventotto anni fa: era il torneo di Adelaide, e anche lui doveva ancora arrivare alla maggiore età. Curiosamente, anche in quel caso si giocava per un titolo da 500 punti. In quel caso Hewitt senior andò persino oltre, finendo per alzare il trofeo.
CAMPIONE UNDER 12
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Lleyton Hewitt ha mollato la racchetta giusto sei anni fa, quando alla soglia dei quaranta ha lasciato anche il doppio dopo che aveva detto basta col singolare nel 2016. Ma le occupazioni non gli sono mancate, se è vero che in famiglia il piccolo Cruz stava già cominciando ad emularlo: a dodici anni il figlio ha vinto il titolo nazionale Under 12 in singolare e nel doppio, su terra rossa. Lleyton così è subito tornato sui campi da tennis per monitorarne i progressi e buttare un occhio alla sua crescita non solo sportiva: Cruz, complice un cognome con cui in Australia difficilmente si evitano sguardi curiosi, alle soglie dell’adolescenza aveva già un profilo Instagram da oltre 12mila followers e la schiena particolarmente dritta in conferenza stampa: “Sono molto fiero di aver trionfato nei Claycourt Nationals. Ho passato una bellissima settimana a Canberra”. Dichiarazioni di rito per i veterani di righe e corridoi, un po’ meno per un dodicenne.
A WIMBLEDON
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Ora il nuovo capitolo a Washington, dove, ai quarti di finale, Cruz potrebbe affrontare uno fra Tsitsipas e l’idolo connazionale Alex De Minaur, con cui ogni tanto si allena: al Demon è riuscita l’impresa di travestirsi da ultimo australiano a vincere Wimbledon juniores, traguardo che il giovane Hewitt ha mancato per un soffio, fermandosi solo in finale contro lo statunitense Lee: “Ma a Londra mi sono sentito come a casa” raccontava al sito ufficiale dello Slam, “anche perché quando mio padre giocava io ero sempre presente: volevo guardare tutti gli incontri, stare in mezzo ai giocatori australiani. Con chi mi alleno fra i grandi? Mi sono scaldato qualche giorno fa con Arthur Fery, anche prima della sua semifinale contro Zverev”. Lleyton osserva da vicino, ma senza occupare lo scomodo ruolo di coach: quello spetta a Wayne Arthurs, suo ex compagno di squadra in Davis che ha preso in carico il figlio. Ma in famiglia non si gioca mai un match, anche solo amichevole? Cruz ha risposto anche a quello: “Sì, certo. Papà è ancora molto competitivo, vuole vincere a tutti i costi. Ma io mi sono già preso qualche set”. Chi ben comincia…








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