Una persona che ha cominciato a
lavorare nel 1982 a 29 anni ed è andata in pensione nel 2020 a
67 anni con 38 anni di contributi può contare su una pensione
con un tasso di sostituzione della retribuzione dell'81,5%
mentre il tasso crolla per chi è entrato nel mondo del lavoro
nel 2022, sempre a 29 anni a fronte sempre di 67 anni di età e
38 di contributi nel 2060: E' quanto emerge da un Focus sulle
pensioni di Confcooperative con il Cnesis secondo il quale il
tasso di sostituzione per le persone di questa generazione
crolla al 64,8%.
L'Italia, si legge, è prima in Ue per spesa previdenziale, ma
terzultima per valore delle retribuzioni. "Un taglio di 17 punti
percentuali sul reddito pensionistico rispetto all'ultima busta
paga. È questa la prospettiva - afferma il presidente di
Coonfcooperative, Maurizio Gardini - che attende chi oggi entra
nel mercato del lavoro rispetto a chi va in pensione adesso. Una
vera ipoteca sul futuro che si somma ai salari tra i più bassi
d'Europa, a una crescente diffusione della povertà lavorativa e
a una forte riduzione di lavoratori, ben 7,7 milioni in meno,
entro il 2050. È il frutto di dinamiche incrociate degli ultimi
30 anni».
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