L'ex difensore nerazzurro: "Stones a zero è un gran colpo e lo sarebbe anche Cuti, più fisico di me ma simile come gioco. Qui non valorizzate gli italiani: Pio Esposito lo considerate giovane ma ha 21 anni"
Ha accompagnato il Mondiale americano dal vivo, fino alla finale. Ora prepara un viaggio fantastico con la famiglia prima di concentrarsi sulla nuova stagione. Da ex difensore, Ivan Ramiro Cordoba promuove le strategie di mercato dell’Inter, "alla quale sono ancora legato: certi colori restano nel cuore. E poi abito a Milano...".
Come sarà la nuova Inter?
"La vedo come sempre. Forte e decisa verso i propri obiettivi".
Si aspettava che il suo amico Chivu vincesse subito scudetto e Coppa Italia?
"Ero convinto che Cristian potesse diventare un grande allenatore perché aveva le qualità giuste, anche in termini di carisma e leggerezza. Ma un exploit del genere non lo immaginava nessuno, credo".
Ora l’Inter punta a recuperare competitività in Champions. Rischia di trascurare gli obiettivi italiani?
"Non credo proprio. Lo dico per esperienza. Quando indossi quella maglia, punti a vincere tutte le partite e quindi tutte le competizioni. Non scegli mai".
Dal mercato sono in arrivo difensori di personalità: è in corso una complicata trattativa per Romero.
"Sarebbe un bell’innesto. È il giocatore giusto per rinforzare il reparto. Mi rivedo un po’ in lui dal punto di vista della determinazione e del carattere, anche se Cuti è più 'fisico' di me. Completerebbe l’organico".
Stones invece è in arrivo a parametro zero.
"Ecco l’occasione. L’ho detto in tempi non sospetti: è uno dei difensori che mi piacciono di più. Se poi arriva a condizioni vantaggiose, diventa un grande colpo. Un colpo alla Marotta".
Altri acquisti plausibili, come Palestra, sono svaniti a causa del gap finanziario accusato negli ultimi anni dal calcio italiano. Come si può ridurre lo svantaggio?
"Si parla tanto delle idee. Ma la verità è che tocca ricominciare dalla base. E quando dico base mi riferisco alle strutture: non è possibile che in Italia sia così complicato costruire uno stadio di proprietà. L’impiantistica da sola non basta, ovviamente. Ma attiva un circolo virtuoso di ricavi che generano altri ricavi. Guardate l’Atalanta, che è un esempio".
Alla Juve però lo stadio non è bastato a vincere in Europa.
"Diciamo che la Juventus avrebbe dovuto gestire meglio l’incremento dei ricavi... Ma senza lo stadio, il conto economico sarebbe stato peggiore".
Il Venezia, la squadra per cui ha lavorato da dirigente, ne sta costruendo uno.
"Mi fa piacere che il club stia crescendo. Ma non butterei il Penzo, che è uno stadio bellissimo. Lo userei come museo attivo, per giocarci le grandi amichevoli".
Poi sarà la volta del nuovo San Siro.
"Piange il cuore a buttare giù il tempio. Ma bisogna capire tutti che il mondo va avanti. E chi non si adegua, non tiene il passo".
Intanto la Federcalcio è uscita dal caos ingaggiando Mancini come ct.
"Giusto. È l’ultimo ad aver vinto con l’Italia, se non sbaglio. Ma se pensiamo che un allenatore possa risolvere tutti i problemi ci sbagliamo di grosso".
Quali sono i grandi problemi, oltre agli stadi?
"La mentalità, che già nel calcio giovanile mira al risultato a tutti i costi. I ragazzini sono caricati di pressioni insopportabili da genitori, amici, procuratori. Occorre recuperare la spensieratezza, la voglia di divertirsi. E poi lanciarli, questi giovani. All’estero lo fanno".
Troppi stranieri, dicono.
"Ma va. Quando sono arrivato la Serie A era il campionato più ambito, ora è dietro alla Premier e anche a Liga e Bundesliga. Non è un problema di numero di stranieri ma di scarso coraggio nel valorizzare i ragazzi italiani. Guardate Pio Esposito: a 21 anni lo definiamo un giovane. Ma i giocatori forti a 21 anni negli altri Paesi hanno già 100 presenze in prima squadra".
La sua Colombia invece ha perso una grande occasione al Mondiale.
"Sì, peccato. Siamo stati poco concreti in fase offensiva. Ma abbiamo un bel futuro".
Lucumi dove andrà?
"Non lo so. Ma ci sono altri giocatori interessanti in organico. Uno è Puerta: mezz’ala tecnica che compensa lo scarso dinamismo con la velocità di pensiero. È pronto per la Serie A".










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