Missione Mondiale 2030 da 16 milioni. Le società pronte a uno sforzo economico dal peso differente
Questione di ore, qualche telefonata, un po’ di riflessioni: il via libera al Conte bis sulla panchina azzurra è in campo. La prima riunione del nuovo governo del nostro pallone ha messo il punto su ciò che navigava da tempo, da quando ci siamo fatti male (molto) dentro il viaggio in Bosnia di fine marzo: alla Nazionale serve un ct come fu Antonio nel biennio 2014-16, esperto e carismatico, capace di trasmettere il suo pensiero in un niente e capace di programmare una rinascita senza strappi.
scelta condivisa
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La Serie A non è mai indietreggiata di un centimetro e a Giovanni Malagò, al vertice della Figc da dieci giorni, il messaggio è sempre stato uno: Conte è l’uomo giusto e per l’uomo giusto si può anche pensare ad uno sforzo economico da parte di chi, le società, rappresentano il traino del sistema. E, Antonio? In queste settimane, tra campagna elettorale e post elezioni federali, l’ex tecnico del Napoli, solo per citarne l’ultima tappa professionale, non si è perso un passaggio di ciò che lo metteva in relazione con l’azzurro: Conte non desidera altro che chiudere un cerchio o, meglio, completare quella che ha sempre considerato una missione. Il biennio già citato si concluse con l’Europeo dell’orgoglio in Francia: fuori ai quarti di finale, ma fuori solo ai rigori e contro la favoritissima Germania che affrontammo con i cerotti. Il nuovo orizzonte racconta di un contratto sul tavolo di quattro anni, una prospettiva inedita per una Figc chiamata al voto tra poco più di due, ma inevitabile alla luce del vero obiettivo, non fallire il viaggio Mondiale per la quarta volta di fila. Già, il Mondiale 2030, quello in agenda tra Spagna, Portogallo e Marocco e con le prime gare oltreoceano. Conte è spinto dal desiderio di riportare l’Italia là dove deve stare e per farlo è pronto ad accettare una sfida, la grande ricostruzione, che gli darebbe una dimensione internazionale, oggi un po’ appannata.
sponsor in campo
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Malagò accelera, i club non cambiano rotta, Conte è pronto al sì: qualcosa si è mosso, e non è poco. "Non è una questione di costi, ma di investimento...", l’intervento del presidente dell’Inter Beppe Marotta quando il primo consiglio federale del dopo Gravina è scivolato sul tema del prossimo ct. Tradotto: in modo progressivo, i club di Serie A sono disposti a contribuire dal punto di vista economico per soddisfare le richieste di Conte. Nel 2014-16, Antonio aveva un ingaggio da 4,1 milioni di euro a stagione, adesso le cifre sarebbero le stesse: quattro milioni per quattro anni. Malagò parla di sponsor come assist all’operazione, ma, allo stesso tempo, senza una correlazione diretta tra la scesa in campo di un partner e il nome specifico di un commissario tecnico: sarebbe cosa non giusta o scorretta. A ciò che chiede il ct degli Europei del 2016 si può arrivare, dicono in federazione. E si può arrivare proprio perché di investimento sul futuro azzurro si tratta: Euro 2028 sarà evento da vivere cercando un bel po’ di felicità, la Coppa del Mondo 2030 sarà l’occasione per metterci alle spalle i nostri fantasmi e le nostre paure.
sfida personale
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Conte ascolta e annota, Malagò ha il telefono tra le mani: la partita sul ct azzurro sta per terminare. Nella sua carriera, non breve e per niente banale, Antonio è sempre stato in grado di stupire partendo da panchine”ferite” dai risultati dell’anno prima: un curriculum, invidiabile, che, oggi, mette tutti d’accordo sulla scelta e che, oggi, vede i club in prima fila per la sua investitura. D’altronde se il destino di un presidente federale è legato al cammino della nazionale, il valore di un movimento non può che essere strettamente connesso alle sorti della stessa. L’Italia deve battere un colpo nel più breve tempo possibile, Conte sa come si fa. Lo ha già fatto più di una volta. Vuole ripetersi nell’ora più complicata.










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