Con Venezuela record Dow Jones, corrono difesa e big oil Usa

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Mercati in avvio di settimana in positivo con i tecnologici che sono rimasti forti, nonostante in Venezuela sia andata in scena, nel fine settimana, la destituzione e l'arresto del presidente Nicholas Maduro da parte degli Stati Uniti, alimentando così le preoccupazioni, già forti, sui rischi geopolitici. Timori che hanno dato slancio ai titoli della difesa e al petrolio (wti sopra i 58 dollari e il brent verso quota 62 dollari al barile) con le big oil Usa in evidenza, tra tutti Chevron insieme a Halliburton e Valero. Donald Trump punta infatti, ora a un "accesso totale al petrolio e alle altre risorse del Paese per poterlo ricostruire".

Sullo Stoxx 600, l'indice d'area del Vecchio Continente, la spinta è arrivata dalle società legate ai semiconduttori. Mentre al Nasdag si sono consolidati Amazon e Meta. Anche S&P 500 ha seguito la scia consolidato dai finanziari. Il Dow Jones è andato per la prima volta sopra i 49.000 punti. In Europa la migliore è stata Francoforte (+1,34%) seguita da Milano (+1,04%) con il Ftse Mib sempre più vicino ai 46mila punti mentre gli acquisti hanno valorizzato Leonardo (+6,25%) e Fincantieri (+4,47%) .

"La reazione iniziale dei mercati finanziari all'intervento degli Stati Uniti in Venezuela è stata di cauto ottimismo - commenta Ricardo Evangelista, senior analyst di ActivTrades - riflettendo le aspettative che la destituzione del presidente venezuelano possa portare a un riallineamento politico verso la sfera di influenza degli Stati Uniti. Nel breve termine, in particolare per quanto riguarda le esportazioni di petrolio, le prospettive sembrano essere sostanzialmente quelle di un andamento normale". Tuttavia "le implicazioni geopolitiche sono potenzialmente importati e potrebbero, tra le altre cose, mantenere elevati i premi al rischio su alcuni asset regionali", spiega, a sua volta, a Bloomberg Thomas Mathews analista per Asia e il Pacifico dei Capital Economics.

Nell'incertezza, a vincere sono sempre i bene rifugio come l'oro che si è confermato sui 4.400 dollari ma anche l'argento verso i 77 dollari l'oncia. Il maggiore exploit è arrivato, però, dal rame che già reduce da un 2025 da incorniciare, il suo miglior anno dal 2009, ha toccato il record dei 13 mila dollari a tonnellata. Deboli, invece, i titoli di Stato con Treasury a 10 anni in discesa al 4,15% mentre si è rafforzato il dollaro tanto sullo yen quanto sull'euro.

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