Il sequel della sorpresa del genere non delude: un buon titolo entry level per chi vuole approcciarsi a questo genere di giochi
Paolo Sirio
27 gennaio - 14:12 - MILANO
Nel 2019 Bandai Namco, editore tra gli altri dei videogiochi di Dragon Ball, si è messa in proprio nel filone dei cosiddetti soulslike. Titoli che, pur appartenendo al classico genere azione-avventura, lo declinano nella direzione di una sfida proibitiva. O quasi. La particolarità di quell’anno, portata da Code Vein e altre produzioni simili (quali The Surge della tedesca Deck13), fu una liquefazione delle logiche Souls: linguaggi e dinamiche le avrebbero ricordate ma, controller alla mano, l’apertura a uno spettro di giocatori più ampio sarebbe stata evidente. L’approccio pagò: Code Vein ha venduto oltre 4 milioni di copie, non poche per un settore tanto di nicchia eppure tanto affollato, e si è guadagnato un atteso seguito.
il seguito e le scelte
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Code Vein 2 è un seguito generoso, forse fa anche troppo per cercare di differenziarsi dall’originale. Su tutto, introduce una meccanica di salti temporali che consente di muoversi tra due diverse epoche in una Terra devastata da misteriosi fenomeni globali. Nei panni di un vampiro-cacciatore di vampiri, potremo scegliere in tempo pressoché reale su quale percorso della timeline agire, sebbene la storia venga mandata avanti su binari obbligatori. Scegliendo un sentiero o l’altro si possono sbloccare aree nel presente, come un ponte che ci consentirà di raggiungere la terraferma anziché un molo, e un compagno di squadra coi relativi benefici. Tendenzialmente, sarà tutto molto opzionale, con il grosso che succederà nel passato a rappresentare una sfida secondaria per gli amanti dei combattimenti. In termini di applicazione pratica, è al contempo qualcosa in più e qualcosa in meno dei due mondi di Lords of the Fallen, ma non aspettatevi conseguenze estreme. La cosa più intrigante è che, andando avanti con il proprio percorso perché magari abbiamo incontrato un boss troppo tosto da battere, possiamo serenamente tornarci in un momento successivo, dopo aver proseguito la storia principale. Questo è solo uno dei molteplici tocchi che migliora la qualità della vita nel gioco e, narrativamente parlando, benché completare la timeline del passato permetta di avere la storia completa, il racconto rimane abbastanza coerente anche senza.
il mondo dopo elden ring
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Come figlio della progenie dei Souls, forse tiene conto dell’evoluzione post-Elden Ring, con macro-aree e piccoli dungeon culminanti in boss che rompono la linearità della trama principale. La scelta è ricaduta su un mondo non soverchiante e pieno di attività, ma contornato prevalentemente di rovine e creature di rango medio-basso da esplorare, spesso piacevolmente, per ricompense in oggetti e potenziali upgrade. E, considerato il contesto industriale imbottito di open world e service game, va bene così. Laddove il primo Code Vein si innestava in una contaminazione azione-avventura dei Souls “pura”, diretta, questo sembra quindi fare un passo indietro, con svariati check lungo la strada che, pur essendo prevalentemente opzionali, pongono una seria sfida fin dall’inizio. Questa ambizione non è sempre sostenuta da un sistema di combattimento, che può risultare un po’ leggero e confusionario. Ci sono le schivate e i pattern da imparare, prendersi il proprio tempo per capire le abilità dell’avversario dà i suoi frutti, e questo vi piacerà. Ma la sensazione che gli attacchi alla rinfusa nostri e dei boss super-aggressivi prevalgano c’è.
vocabolario troppo ampio
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E c’è anche un problema di bilanciamento precario. La barra della vita è piccola e si consuma in pochissimo, anzi va giù subito con i boss che con un solo colpo ti sottraggono tre quarti e oltre, per bilanciare forse il secondo personaggio (che possiamo non avere affianco ma “dentro” di noi) e le due o più resurrezioni a combattimento. Insomma, è come se gli sviluppatori si fossero esibiti in un esercizio di fine equilibrismo, pur di tenere tutto insieme, con fortune alterne. Se non altro, il partner - che non può essere gestito da giocatori in carne e ossa come parte della co-op, diversamente dal primo - ha comunque una grande utilità in battaglia. Ma le meccaniche sono decine, c’è tanto da padroneggiare, se non mettersi in proprio e ritagliarsi l’angolo delle cose che ci servono, ignorando tutto il resto. Il sistema dei codici sanguigni è un unicum che torna dal primo capitolo e permette di cambiare build al volo, focalizzandosi più su certi parametri del personaggio (ad esempio, la forza), anziché altri in vista di un’area o di un combattimento. Dal momento che ciascuno ha una barra della progressione, ci siamo sempre concentrati sull’idea di massimizzarne uno per poi passare all’altro, ma specialmente coi boss emergono determinate necessità, come la suddetta forza per fare più danni, più in fretta. Un’altra feature consente di alimentare le mosse migliori con altre che risucchiano il sangue dei nemici, spinge ad avere un approccio offensivo e conferisce una tensione aggiuntiva agli scontri. Alcuni passaggi delle mosse che consentono di rimpolpare la barra dell’icore hanno però effetti che distraggono. Del capostipite rimane il design “verticale” che (ab)usa degli ascensori, con cui entriamo nelle aree dove si svolge il gioco reale: i dungeon. La grandeur ambientale un po’ simulata è alla fine abbastanza scomparsa, ma rimane una complicazione alquanto non necessaria del vocabolario di gioco (non soltanto delle decine di funzionalità tra cui destreggiarsi). A fronte di questa complicazione, esattamente come l’originale, Code Vein 2 punta su continue gratificazioni, ed è largo di mano per quanto riguarda i livelli e i suddetti upgrade. Il design dei nemici, sia mob che boss, è abbastanza inconsistente e casuale, oltre che non spiegato - semplicemente sono così perché è un souls like, sapete cosa aspettarvi da questi titoli, giusto? Narrativamente parlando, tra un personaggio molto anime e l’altro, fa cose interessanti col concept degli eroi, con cui prima collaboriamo e poi duelliamo all’ultimo sangue; altre meno, come i soliti flashback lungo i corridoi della memoria, ormai superati (o, almeno, dovrebbero essere tali).
il verdetto
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Code Vein 2 è un buon sequel, nella cornice di una serie probabilmente ancora alla ricerca di una sua identità precisa. Offre tanto, al di là di una piacevole estetica (a proposito: ballerino il frame rate su PS5, dove l’abbiamo provato), e forse persino più del necessario, in termini di funzionalità e minutaggio. Un punto d’ingresso per il filone dei punitivi soulslike e una parentesi più leggera per chi vi è già avvezzo. Se vi è piaciuto il primo, apprezzerete anche questo e il modo in cui non dà per scontato che lo abbiate fatto.
Code Vein 2 è disponibile dal 30 gennaio 2026 per PC, PS5, Xbox Series X|S










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