Civ, Delbianco (Yamaha) si fa in tre: "Con la R1 che feeling. Passione endurance, studio per la Sbk"

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Il campione tricolore della Yamaha si prepara a un 2026 ricco di impegni, tra mondiale Endurance, il ruolo di tester del mondiale Sbk e una improbabile difesa del titolo nazionale: "Ma adesso so cosa serve per vincere"

Adriano Bestetti

6 aprile - 09:20 - MILANO

Nel 2025 Alessandro Delbianco ha finalmente centrato il titolo italiano della Superbike dopo una stagione letteralmente dominata con la Yamaha R1 del team Dmr. Un traguardo inseguito a lungo che, per il 28enne riminese, rappresenta però anche un trampolino di lancio verso il prossimo capitolo della sua carriera. Il 2026, infatti, lo vedrà impegnato su più fronti, sempre con indosso i colori della casa nipponica. Il principale sarà il mondiale Endurance, con il team belga Elf Marc Vds Racing Team/Km99 e i francesi Florian Marino e Randy de Puniet come compagni di squadra. A ciò si aggiunge il nuovo ruolo di collaudatore per il mondiale Superbike, informalmente primo pilota di riserva per la serie iridata. E nel mezzo c'è anche la difesa della corona tricolore appena conquistata nel Civ, dove però pesa l'handicap di poter partecipare solamente a 4 dei 6 round in programma a causa di sovrapposizioni dei calendari. Delbianco è comunque entusiasta di questo tripla sfida, come ci ha lui stesso confermato nel corso del recente Racing Day 2026 di Yamaha presso l'hub di Gerno di Lesmo.

Dopo la vittoria del titolo, a Imola, ci avevi detto che il tuo obiettivo per il 2026 sarebbe stato quello di correre nel mondiale Superbike. Con Yamaha, però, non c’è stata la possibilità di farlo full time. Sei stato approcciato da altre case per un eventuale progetto nel mondiale e, nel caso, hai mai considerato l'opportunità di andare via da Yamaha dopo i successi degli ultimi anni? 
"L'anno scorso il titolo è stato un po' il coronamento di un obiettivo, finalmente raggiunto, e quindi a fine stagione, anche se non me lo aspettavo davvero, mi sarebbe piaciuto correre un anno intero nel mondiale Superbike. Detto questo, anche se non è andata così, io con Yamaha mi trovo veramente bene. Non è che non abbia ricevuto richieste da altri, anzi, però sono arrivato ormai al quarto anno con Yamaha e non ho mai preso in considerazione l'idea di cambiare. Mi trovo bene così. Yamaha mi ha affidato un bel ruolo per quest'anno, sarò anche tester per la Superbike, quindi sono grato a Yamaha e sono più che contento di questa situazione".

A qualche mese di distanza, cosa rappresenta per te oggi la vittoria nella Superbike del Civ? 
"È un traguardo che mancava a Yamaha, che mancava a me, che mancava a Dmr, quindi mettere tutto questo insieme è stato molto importante. Sicuramente non era il mio obiettivo finale, per me è stato piuttosto un tassello importante per la mia carriera. Carriera che adesso sto cercando di continuare a far crescere".

Credi che la conquista del titolo, inseguita per anni, abbia fatto scattare qualcosa di diverso in te, a livello professionale, umano o mentale… 
"La risposta è sì. Mi sento più completo. Qualcuno mi ha chiesto se (il titolo) mi avesse in qualche modo appagato, facendomi perdere un po' di voglia magari, ma in realtà è il contrario: adesso so quello che mi serve per vincere e quindi voglio ripetermi. Mentalmente (la vittoria) mi ha aiutato molto, mi ha fatto compiere un ulteriore grande step, e soprattutto mi ha dato anche le nozioni per capire di quello di cui ho bisogno".

Cosa credi serva per vincere? 
"Secondo me, essere un pilota non significa solo guidare una moto e fare delle gare, è tutt'altro: è la preparazione che fai a casa, è il lavoro con la squadra, è chi hai alle spalle… Ad oggi, anche grazie a Yamaha, mi sento un professionista perché posso fare il professionista, mi alleno tutti i giorni, mi sveglio e penso solo alle moto. Fare il pilota vuol dire poterti veramente giocare le tue cartucce e far vedere quanto vali. Io ho fatto una carriera un po' particolare, però adesso, con tutta l'umiltà del mondo, mi sento di dire che sono un professionista perché sono nelle condizioni di comportarmi come tale".

Anche il sodalizio con il team Dmr deve aver giocato un ruolo in questo senso, per te ormai è quasi come una famiglia… 
"Per vincere un campionato non basta essere veloci e non basta avere la moto migliore. Sono tanti i tasselli che vanno messi insieme. Sicuramente sentirsi a casa è una priorità, perché davanti alle difficoltà, che ovviamente in un campionato ci sono, si tratti di turni difficili o di situazioni bagnato-asciutto, devi avere fiducia nella squadra e loro devono avere fiducia in te. È fondamentale avere alle tue spalle chi ti aiuta e ci crede".

Però quest'anno, considerando che farai quattro gare su sei, sarà piuttosto difficile riconfermarsi. 
"Sì, realisticamente sarà difficile. Noi comunque affronteremo la stagione gara per gara e alla fine capiremo se sarà davvero impossibile o meno. Il Civ rimane comunque fondamentale per me: io sono super appassionato, anzi, ho più voglia che mai di correre l'italiano con la R1 di serie. Sicuramente non ci fermiamo".

Ritieni che, con il nuovo regolamento tecnico del Civ che impone appunto maggior aderenza alle moto standard, la R1 sarà di nuovo all’altezza della situazione? 
"La R1 forse non è la moto più giovane in griglia, però devo dire che con la R1 di serie ho un feeling particolare, da sempre, da prima di diventare pilota Yamaha. Sono innamorato di questa moto già da quando facevo i corsi di guida. Non vedo l'ora di provarla, ora è che più vicina alla versione standard di serie (il test di Cremona ha avuto luogo dopo questa intervista), per capire se mi darà le stesse sensazioni".

Quali ritieni saranno gli avversari più temibili nel Civ?
"Sicuramente ce ne sono tanti. Il primo rivale rimane sempre l'istituzione Michele Pirro. E poi c'è Rinaldi, che comunque è molto veloce e ha tanta esperienza. Sicuramente verrà fuori anche qualche outsider, ce ne sono più di uno da tenere d'occhio".

Hai annunciato che nel Civ non utilizzerai il numero 1, ma rimarrai con il tuo storico 52… 
"Sì, sono legato al mio numero. Il numero 1 ha un peso importante e il campionato non te lo regala nessuno, quindi è sempre meritato, ma diciamo che, per me, rappresenta altri traguardi".

Ma il 52 riveste qualche significato particolare per te? 
"No, nel senso che non l'ho scelto per un motivo particolare, o per via di qualcosa che mi successo. Però, ad oggi, per me è diventato un numero veramente importante, perché quando lo vedo mi ricordo di tutte queste emozioni vissute insieme. Fosse per me, non me ne separerei mai. Purtroppo nell'endurance non potrò usarlo, dovrò correre con il numero 99 del team, quindi non potevo non utilizzarlo nell'italiano: devo usarlo almeno lì!".

Per quanto riguarda la tua nuova avventura nel mondiale Endurance, con che approccio ti avvicini a questa nuova avventura? 
"So che avrò tanto da imparare e sto cercando di imparare tantissimo. Quest'anno ci sarà anche un cambio di gomme con le Bridgestone, che sulla carta sono le migliori, quindi bisognerà anche sapersi adattare e fare un bel lavoro di squadra. Ho comunque ho un team fantastico e i miei compagni vanno fortissimo. Abbiamo già fatto tanti test, inclusa una tre giorni a Valencia settimana scorsa (al tempo dell'intervista), quindi siamo pronti. Io non vedo l'ora, sono innamorato perso dell'endurance".

In vista appunto dell’impegno nell'Endurance, su che aspetto hai lavorato maggiormente durante l'inverno?
"Questo inverno mi sono operato a un ginocchio, quindi non ho fatto una preparazione speciale, specifica. In realtà, in questo momento, mi sto allenando tantissimo, sto facendo tutto quello che già facevo prima moltiplicato per due. Anche per tre. E adesso non vedo l’ora che arrivi la 24 Ore di Le Mans (in programma il 18-19 aprile), perché è la prima tappa del campionato e da lì inizieranno tutti i vari impegni. Sono stanco di stare a casa, ho voglia di correre!".

Passando al tuo nuovo ruolo di tester Yamaha per il mondiale Superbike, su quali aspetti si concentrerà il lavoro? 
"In realtà questo impegno è appena iniziato per me, quindi devo ancora imparare. Sto studiando, sto imparando. Il tempo mi aiuterà a capire quello di cui loro hanno bisogno e soprattutto quello che io posso fare per loro. Tutto ciò sarà comunque più chiaro nei prossimi giorni".

Se potessi tornare indietro nel tempo, che consiglio daresti al giovane Delbianco di inizio carriera? 
"Gli direi di comprare dei bitcoin o delle azioni Amazon! Scherzi a parte, credo gli direi di continuare a seguire la sua passione in tutto e per tutto, che poi è quello che ho sempre fatto. Alla fine da qualche parte si arriva, se ci credi veramente. Questo gli direi. Gli consiglierei di cercare di essere ancora più professionale di quello che sono stato, di cogliere magari certi attimi facendo scelte migliori… però sai, alla fine io non ho rimpianti, non ho nessun rammarico".

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