Ciclismo, la dedica di Giulio Pellizzari in lacrime: "Per Stefano che non c'è più..."

1 ora fa 2

Il marchigiano si commuove dopo il successo alla seconda tappa del Tour of The Alps che ha dedicato a Stefano Casagranda, il papà della sua ragazza nonché vincitore di una tappa al Giro del Trentino del 1998

21 aprile - 17:42 - TRENTO

Il grido squarcia il silenzio di Val Martello, poi arrivano le lacrime. Non è solo una vittoria: è una promessa mantenuta, un’attesa lunga 203 giorni che finalmente trova voce. Giulio Pellizzari ha le gambe di ferro e un cuore che, stavolta, non riesce a trattenersi. Sul traguardo altoatesino, non lontano dalle montagne di Gustavo Thoeni, il marchigiano esplode in un urlo liberatorio e subito dopo si scioglie in emozione. Non correva per il palmarès, ma per qualcosa di più profondo: dedicare quel successo a Stefano Casagranda, scomparso il 1° ottobre 2025 dopo quattro anni di lotta contro una grave malattia. "Era il papà di Andrea, la mia ragazza".

la dedica di pellizzari

—  

Un pensiero fisso, coltivato giorno dopo giorno. "Stefano nel 1998 aveva vinto qui al Giro del Trentino e non c’è più. Io non ero ancora nato quando ha vinto ad Arco", racconta Pellizzari, intrecciando passato e presente in una coincidenza che sa di destino, visto che proprio ad Arco si concluderà la tappa di domani. "Ci ho pensato tanto nell’ultimo mese, volevo dedicargli la vittoria. Alla mia fidanzata, sua figlia, che mi ha aiutato a vivere una storia bellissima". 

chi era casagranda

—  

Casagranda, 52 anni, professionista tra il 1996 e il 2004, è stato molto più di un ex corridore: presidente del Velo Club Borgo Valsugana e anima instancabile della Coppa d’Oro, ha lasciato un segno profondo anche nel Tour of the Alps. "Non era solo il padre della sua fidanzata, ma un grande amico della corsa", ricorda David Evangelista, annunciando un omaggio nella terza tappa. 

tappa e maglia

—  

Intanto la strada continua a salire, e con essa le ambizioni di Pellizzari. La vittoria gli consegna anche la maglia di leader, con appena quattro secondi di vantaggio sull’olandese Thymen Arensman. Un margine sottile, che ora il marchigiano vuole difendere tappa dopo tappa. "Questa corsa è speciale perché mi ha lanciato", dice. "Sono orgoglioso di aver vinto. Dopo la Tirreno-Adriatico ero felice, ma non del tutto: mi mancava la vittoria. Negli anni scorsi mi è mancata la mentalità vincente. Ci sto lavorando". Adesso quel tassello è al suo posto. E da qualche parte, sopra quelle montagne, c’è chi può finalmente sorridere.

Leggi l’intero articolo