L'ex centrocampista di Roma, Inter e Udinese si racconta: "Di quella sconfitta col Lecce parlo con i compagni anche oggi, a 40 anni di distanza. Rifiutavo l’Inter? No, ma non volevo lasciare i giallorossi. Di Bartolomei era il mio modello e quante risate con Ancelotti"
A Roma, per tutti, è ancora “Ciccio”. "Vivo qui e mi fermano spesso per strada. Un tempo ero anche “Ciccio Bello”, riccio e capoccione". Stefano Desideri si racconta dalla Capitale col sorriso e la battuta pronta, due cose che l’hanno sempre contraddistinto. Poi, la chiacchierata si perde nei ricordi. Gli stregoni di Liedholm, gli insegnamenti di Ancelotti, i litigi, gli scherzi e chi più ne ha più ne metta. Quando si apre è un fiume in piena. C’è anche spazio per qualche rimpianto. "Quella sconfitta in casa con il Lecce è una ferita che non si rimarginerà mai. Con i compagni ancora ne parliamo e sono passati quarant’anni. Avrei vinto uno scudetto a vent’anni con la maglia che ho sempre amato...".
Stefano Desideri, per tutti Ciccio, partiamo da qui. A Roma ha passato anni speciali. Soprattutto per un ragazzo romano e romanista come lei.
"Esordire all’Olimpico è un’emozione difficile da spiegare per uno tifoso come me. Ho sempre dato tutto per Roma e per la Roma, infatti qualcuno mi chiamava “il legionario”. Devo un grazie particolare a Eriksson che ha avuto fiducia e mi ha fatto esordire. E pensare che la notte prima del debutto stavo per rovinare tutto...".
Che successe?
"In squadra in tanti sapevano fare l’imitazione del mister, Impallomeni su tutti. Io quella sera ero in camera e mi arrivò una chiamata di Eriksson che mi diceva di andare a dormire perché il giorno dopo sarei partito dal 1’ al posto di Ancelotti. Io quasi lo mandai a quel paese, pensavo fosse uno scherzo. Invece era davvero lui, grazie a Dio...".
Poi ha avuto tanti altri grande allenatori. Liedholm, Zaccheroni, Radice e così via.
"Maestri, più che allenatori. Il Barone era incredibile. Un personaggio tanto assurdo quanto bizzarro. Pensi che ogni volta che giocavamo al nord ci faceva alloggiare a Busto Arsizio, così potevamo essere “testati” dal suo stregone. Ci valutava e ci infondeva energia positiva. Stava con noi in ritiro, come fosse un nostro compagno. E Liedholm si confrontava con lui prima di fare la formazione".
Liedholm ci faceva alloggiare a Busto Arsizio, così potevamo essere 'testati' dal suo stregone. Ci valutava e ci infondeva energia positiva"
Desideri sulle stranezze di Liedholm
Zaccheroni, invece?
"Zac arrivava da Cosenza. Ricordo che il suo adattamento alla Serie A fu un po’ complicato. Noi a Udine eravamo un gruppo pieno di giocatori d’esperienza: Borgonovo, Calori, Poggi, Balbo. Gente che sa come ci si prepara a una partita. Lui voleva fare un po’ il sergente di ferro, ma piano piano abbiamo trovato la quadra. E da lì abbiamo preso il volo e non ci siamo più fermati".
Quanto agli allenatori, però, non sono mancati i litigi...
"Io ero una persona diretta, dicevo le cose in faccia a tutti. Non mi sono mai nascosto. In alcune situazioni, poi, sei nervoso e inesperto, può capitare di perdere la brocca. Soprattutto se giochi poco".
Come successe con Luis Suarez all’Inter.
"Dopo un gol al Napoli mi girai e gli dissi: 'È per te stronzo'. Venni punito e finii fuori rosa. Ho passato due settimane ad allenarmi con la Primavera. Poi mi hanno reintegrato, ma non mi sono mai scusato".
Dopo un gol al Napoli mi girai e dissi a Suarez: 'È per te str...'. Venni punito e finii fuori rosa. Ho passato due settimane ad allenarmi con la Primavera"
Desideri su Suarez
È vero che lei a Milano non voleva nemmeno andarci?
"Non è così, vorrei spiegarmi bene. Io non volevo andare via da Roma, è molto diverso. Mi dissero che la società aveva bisogno di soldi e che io ero uno di quelli con più mercato. Non mi fu data scelta".
Certo, se ne fosse andato con uno scudetto in bacheca magari lo avrebbe fatto più a cuor leggero.
"Sta toccando un tasto dolente, quel Roma-Lecce è una ferita ancora aperta. Ma non solo per me eh, per tutti miei compagni di allora. Quando ci vediamo a cena ancora ne parliamo e sono passati quarant’anni. Ognuno ha qualcosa che cambierebbe. Io avrei vinto uno scudetto con la squadra che amo. Posso dirle che è uno dei due rimpianti più grandi della mia vita".
Qual è l’altro?
"La finale di Coppa Uefa contro l’Inter. Facemmo una partita spettacolare all’Olimpico. Avremmo meritato di vincere la coppa. È un’altra delusione che mi porto dentro".
Anche la finale persa con l'Inter è un ricordo doloroso. Meritavamo la Coppa"
A Roma eravate un grande gruppo. Chi era il suo modello?
"Direi Agostino Di Bartolomei. Era il mio idolo, ne studiavo i movimenti e ne ammiravo la grande professionalità. Però era uno spettacolo anche vedere i dribbling di Bruno Conti e i colpi di testa di Pruzzo. In ogni allenamento c’erano almeno due o tre prodezze da ammirare".
Chi di loro le ha insegnato di più?
"Qui è facile: Carlo Ancelotti senza dubbio. È stato un maestro per me. In campo era un vero duro, ti insegnava come entrare e come posizionarti correttamente. Poi, invece, fuori dal campo era uno spasso. Quante cene e quante risate ci siamo fatti".
A proposito di Bruno Conti, dopo il ritiro ha lavorato con lui nel settore giovanile della Roma.
"È stato fantastico, quanti ragazzi abbiamo tirato su. Facevamo un conto con Bruno, più di cento sono diventati professionisti. Un numero incredibile. È molto bello vederli arrivare bambini e seguirli nel percorso. Penso a Florenzi, Pellegrini, Frattesi fino ad arrivare a Calafiori, Zalewski e tanti altri".
Adesso, invece, si limita alla pesca?
"È una mia grande passione da sempre, anni fa abbiamo fatto anche i mondiali di pesca al marlin. Una bella esperienza, siamo arrivati terzi. Ora sono a casa, aspetto un’occasione. Allenare? Dipende dalla serietà del progetto, ne vedo sempre meno in giro..."










English (US) ·