Mondiali, secondo lo studio di “The Trade Desk” il tifo azzurro piange ma anche l’economia sta un po’ meno bene a causa della mancata qualificazione degli azzurri
Oggi saremmo a Toronto a prepararci per la vigilia di Canada-Italia. Noi tifosi italiani, s’intende. Invece il Mondiale prende altre strade, contro il Canada gioca la Bosnia, il tifo azzurro piange e anche l’economia sta un po’ meno bene. Prima dell’eliminazione di Zenica, il 62% degli italiani dichiarava di voler seguire il torneo. Tra la Gen Z, più meno quelli nati tra il ’96 e il 2010, il coinvolgimento avrebbe raggiunto addirittura il 91%. Non solo: il 23% di chi prevedeva di seguire il Mondiale non si considerava un consumatore abituale di sport. Mondiale abbracciante e trasversale, come al solito. Mondiale come occasione per moltiplicare interesse ma anche fatturati. I tifosi si consoleranno sul divano ammirando Messi e Lamine Yamal, ma non sarà la stessa cosa per loro e per tutto l’indotto, dalle agenzie di viaggi a quelle di pubblicità, dal cibo a domicilio alle scommesse.
MEDIA DIVERSIFICATI
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È quello che emerge dall’analisi di “The Trade Desk”, una piattaforma globale di report e analisi sull’evoluzione delle abitudini del pubblico. In questo caso, lo studio valuta l’impatto culturale, pubblicitario e commerciale del torneo considerata l’assenza della Nazionale. Sul fronte informazione, per esempio, il 64% pensava di seguire la Coppa da casa, il 44% attraverso la tv tradizionale. Ma il Mondiale avrebbe attivato un contesto media molto più articolato fatto di YouTube (25%), lettura di aggiornamenti online (19%), motori di ricerca (18%), app di streaming sportivo e siti sportivi (17%), social media (16%) e piattaforme streaming e connected Tv. Secondo la ricerca, nel consumo contemporaneo “non esiste più un unico schermo, ma un’esperienza media continua e interconnessa in cui il pubblico si informa, commenta, acquista e interagisce in tempo reale. Ed è qui che il Mondiale diventa particolarmente interessante per i brand”.
CIBO, VIAGGI, SCOMMESSE
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Il Mondiale, prosegue “The Trade Desk”, avrebbe attivato consumi concreti in molte categorie: il 57% degli italiani prevedeva di acquistare cibo per seguire le partite, il 38% di ordinare food delivery e il 32% di fare una spesa più abbondante del solito. Anche il settore betting mostrava segnali importanti: un italiano su tre ha detto che avrebbe preso parte a scommesse sportive. Idem i viaggi: il 40% degli appassionati italiani stava valutando l’acquisto di biglietti per assistere al torneo negli Stati Uniti, con Los Angeles, Miami e New York tra le destinazioni più desiderate.
IMPATTO ECONOMICO
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Un’altra occasione sprecata, insomma, perché niente come il Mondiale “è capace di concentrare attenzione, emozione e partecipazione collettiva su una scala che oggi pochissimi altri eventi riescono a raggiungere”, spiega Angela Bersini, general manager Italy di “The Trade Desk”, concludendo così: “Oggi, alla luce della mancata qualificazione dell’Italia, questi dati assumono inevitabilmente un significato diverso. Il Mondiale resterà comunque un evento centrale, ma sarebbe ingenuo pensare che l’assenza della Nazionale non abbia un impatto sull’intensità economica e mediatica dell’evento. Una squadra protagonista aumenta il tempo speso, il coinvolgimento emotivo, la conversazione sociale e la propensione al consumo. Ed è proprio questa intensità il valore che rischia maggiormente di venire meno quando un Paese resta fuori da competizioni di questa portata”.









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