Tutte le scene dei giocatori dal bus scoperto per le vie di Milano: dalla partenza a San Siro all'arrivo in piazza Duomo, 4 ore di festa per le vie della città
“Tutte le famiglie felici si somigliano”, scriveva Lev Tolstoj in Anna Karenina, ma chissà se una di queste avrebbe la genialità di alzare uno striscione capace di tirare dentro i nerazzurri, Chivu, lo scudetto e una hit romena di più di vent’anni fa. “Pazzi di te: Dragostea d’Inter”.
col caschetto
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Una rivisitazione di “Dragostea Din Tei” - in italiano, “l’amore sotto i tigli” - del 2003. Un omaggio a Cristian Chivu da Resita. Questa la scritta apparsa in Cordusio, prima dell’arrivo del pullman nerazzurro al Duomo intorno alle 23.30. Partito da San Siro verso le 19.30, ha impiegato quattro ore per arrivare in centro, sommerso dalla marea di tifosi interisti lungo tutto il percorso. La gente ha iniziato a invadere la piazza nel primo pomeriggio. La fermata Duomo ha chiuso alle 18 spaccate, così come Cordusio. Il tutto mentre la voce automatica della metro invitava i tifosi a scendere alle fermate vicine. Come al solito, presenti volti di tutte le età e magliette che abbracciano più generazioni: Ronaldo il Fenomeno, Icardi, l’iconica 1+8 di Zamorano, Vieri, qualche coraggioso con Medel, altri con Brozovic e Perisic, la maggior parte con Lautaro, Barella e Calhanoglu. Molti con la 4 di capitan Zanetti. Sul pullman scoperto c’è stato il solito show: Chivu ha indossato il suo vecchio caschetto, quello usato dopo lo scontro con Pellissier nel 2010, e lo stesso ha fatto… Thuram. Marcus, dopo aver omaggiato Balo e Kobe, s'è divertito a tendere la mano al suo mister a modo suo, indossando il caschetto nero. Dimarco ha aizzato i tifosi col megafono, Bastoni ha mangiucchiato patatine e osservato divertito uno striscione con su scritto “Bastonati” - riferito alle rivali -, quasi tutti hanno indossato gli occhialoni coi vetri bluastri già sfoggiati durante la premiazione a San Siro. Acerbi ha usato una maschera da sci. Per fare i primi duecento metri c’è voluta un’ora buona: troppa gente, troppo amore. Tra il Duomo e tutto il corteo c’erano circa quattrocentomila persone. Un’ondata nerazzurra.
in duomo
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Il pullman s’è palesato verso le 23.20, scortato da steward e polizia e accolto da fuochi d’artificio continui, fumogeni, bandieroni, sfottò ai rivali rossoneri, striscioni tra i più disparati: “C’è solo l’Inter”, “double” e stemmi della Coppa Italia in bella vista. I giocatori, una volta rientrati a casa, dovranno caricare gli smartphone per tutta la notte. Hanno registrato ore e ore di video per non perdersi neanche un momento. Appena arrivati, poi, circondati da una nube rossastra, hanno registrato video su video inquadrando la gente salita sulla statua di Vittorio Emanuele II e tutto il contesto, cantando insieme ai tifosi.
i cori di lautaro
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Dopo l'arrivo del pullman, poi, la polizia ha aperto la piazza anche a chi aveva seguito il corteo. I fuochi sono durati almeno un'ora. Quando il pullman s’è fermato in via Dante i giocatori sono scesi a uno a uno, molti in maglietta e pantaloncini, diretti alla solita Terrazza 21. Lautaro, avvolto dalla bandiera argentina, ha abbracciato lo scudetto e si è reinventato capo ultrà lanciando cori: "Per tutti quei chilometri che ho fatto per te...". "Milano siamo noi". "I campioni dell'Italia siamo noi". E infine: "E chi non salta insieme a noi cos'è? È milanista...". Dimarco e Barella hanno lanciato un coro anche per Darmian, Sommer e Mkhitaryan. I primi due saluteranno al 100%, mentre l'armeno potrebbe anche ritirarsi dal calcio. La serata è proseguita con una serie di volti affacciati alla terrazza per godersi un Duomo a tinte nerazzurre. Tutti uniti per contemplare la piazza piena e festeggiare il ventunesimo titolo con chi c'è sempre stato: i tifosi. La famiglia interista.








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