Nemmeno il Liverpool ha spiegato l'abbandono di Federico dal ritiro con la squadra di Gattuso. Ma le parole del ct fanno capire che i problemi sono altri
24 marzo - 21:57 - LONDRA
“Le teste dei giocatori non sono tutte uguali”. È stato volutamente poco chiaro, Gennaro Gattuso, nel spiegare il perché Federico Chiesa si sia presentato a Coverciano per rispondere alla chiamata dell’Italia in vista dello spareggio Mondiale e poi sia tornato a casa, d’accordo con i medici e con ct. Niente più di un comunicato scarno della federazione sulla situazione, rilanciato anche dal Liverpool. Niente più delle spiegazioni volutamente vaghe del ct, che preferisce inevitabilmente pensare a chi ha e alla partita di giovedì con l’Irlanda del Nord, la prima delle due che, potenzialmente, riporteranno la Nazionale al Mondiale. È la missione di Gattuso, l’unica che conta in questo momento. Sarebbe dovuta essere anche la missione di Chiesa, alla prima volta in azzurro dopo l’Europeo 2024, ma quella dell’attaccante del Liverpool non è nemmeno cominciata.
situazione
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L’ultima partita di Chiesa in Nazionale resta quella del 29 giugno 2024, l’ottavo di finale a Berlino dell’Europeo perso 2-0 con la Svizzera. L’attaccante oggi al Liverpool giocò titolare in quella che era l’Italia di Spalletti, il ct che nel novembre 2023 aveva detto che Fede era “il nostro Sinner”, un paragone che l’attaccante si era portato dietro e che ha sempre detto di considerare un onore. Quella partita a Berlino non ha più avuto un seguito: Chiesa dopo l’Europeo è finito fuori rosa alla Juve, si è trasferito al Liverpool dove per tutta la prima stagione ha faticato e ha chiuso giocando pochissimo. Nei pensieri della Nazionale è rimasto quando sulla panchina si è seduto Gennaro Gattuso: il nuovo ct ha sempre provato a convincere Chiesa a rendersi disponibile, ma il no sembrava fermo. Nessun problema con Gattuso, nessun rifiuto per l’azzurro, ma una scelta personale come aveva più volte ribadito il ct. Rimasta invariata fino alla settimana scorsa, quando nella sorpresa generale Chiesa era nell’elenco dei convocati per il doppio spareggio. Nonostante a Liverpool continui a giocare poco, nonostante per Slot resti in fondo alle gerarchie dell’attacco anche se il pubblico di Anfield lo adora. E anche se lui ci mette tanto impegno, determinato com’è a dimostrare che in Premier League ci può stare eccome. Mercoledì scorso, in Champions col Galatasaray, Chiesa ha giocato solo nel finale. Sabato a Brighton, nonostante le assenze di Isak e Salah e l’infortunio a inizio partite di Ekitike, Slot si è ricordato del suo attaccante italiano solo a 14’ dalla fine.
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Le attese per il ritorno in azzurro erano altre. Chiesa andava valutato per la condizione, visto lo scarso minutaggio (una sola volta oltre i 20’ di impiego negli ultimi due mesi), ma la sua classe e la sua esperienza dovevano essere un plus per il gruppo. E il suo impegno, la voglia di spaccare il mondo che mostra ogni volta scende che in campo per il Liverpool, che siano 20’ o il recupero, una risorsa per Gattuso e per l’Italia. Lunedì mattina è arrivato però il comunicato dei medici che parlava di scelta, di comune accordo, di mandare a casa il giocatore. Poi la spiegazione di Gattuso: "Chiesa si è presentato, ma aveva dei problemi e abbiamo deciso che era inutile che rimanesse - ha raccontato il ct in conferenza stampa -. Perché lui non è rimasto? Le teste dei giocatori non sono tutte uguali e se uno è titubante, devo fare delle scelte. Posso convincere per un po', ma se uno non sta bene, non puoi insistere troppo. Ripeto, abbiamo deciso insieme: non stava al 100% e voleva tornare a casa ed è giusto che lo abbia fatto”. Come dire, capitolo chiuso, almeno per ora. Il fatto che Chiesa abbia detto sì alla convocazione lascia intendere che non considera chiusa la sua avventura con la Nazionale. Il fatto che sia tornato indietro, che “le teste dei giocatori non sono tutte uguali” fa capire che i problemi sono altri. Problemi che solo Chiesa può chiarire. Per ora, anche lui da casa si metterà davanti alla televisione giovedì a tifare Italia, a sperare che la partita con l’Irlanda del Nord diventi il primo passo verso il ritorno al Mondiale.










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