"Chi non vuole restare vada", "Poco rispetto": Lautaro-Calha, dagli stracci al patto scudetto. I retroscena

2 giorni fa 3

Dopo il 5-0 in finale di Champions e l'eliminazione dal Mondiale per Club il bomber e il regista non se le erano mandate a dire. Poi Chivu ha preso la situazione in mano e...

Gregorio Spigno

Giornalista

9 maggio - 10:47 - MILANO

Certo che il lavoro di Cristian Chivu si annunciava parecchio complicato, almeno fino a 10 mesi fa circa. Soprattutto rileggendo alcune dichiarazioni di luglio, partite dal Mondiale per Club come bombe pronte ad esplodere. Uscite per bocca di Lautaro Martinez prima e per penna di Hakan Calhanoglu poi. Due degli stessi protagonisti che in breve tempo - e anche grazie alla mediazione dell'allenatore - si sono lasciati alle spalle le ruggini e hanno accompagnato l'Inter fino alla conquista del 21° scudetto nella storia nerazzurra e al possibile Double, se la finale di Coppa Italia in programma mercoledì prossimo all'Olimpico contro la Lazio andasse come sperano i tifosi nerazzurri. Così il tempo restituisce una visione ancor più completa dell'enorme lavoro svolto dal tecnico nerazzurro, subentrato nel momento più complicato della recente storia del club (il 5-0 in finale di Champions contro il Psg) ma capace di rigenerare un gruppo annichilito sotto l'aspetto psicologico - e pure fisico - al termine di una stagione clamorosamente stressante. Il fatto che oggi Lautaro e Calhanoglu possano rivendicare ruoli da protagonisti nella vittoria dello scudetto (16 gol il primo, 9 il secondo, e solo in Serie A) nasce proprio da quel momento. Quando dopo l'eliminazione dal Mondiale per Club per mano del Fluminense, Lautaro si lasciò andare a dichiarazioni al veleno dirette verso il regista turco.

"chi non vuole restare vada via"

—  

"Chi non vuole restare qui se ne deve andare, il mio messaggio è chiaro - sbottò Lautaro -. In questa squadra devi volerci stare, nel posto in cui abbiamo portato l'Inter e dove dobbiamo continuare a farla stare. Non faccio nomi, ma ho visto tante cose che non mi sono piaciute". Parole chiaramente rivolte a Calhanoglu, in quel momento apparentemente distaccato dal mondo Inter e piuttosto molto tentato dall'addio per giocare per la prima volta nel campionato turco con il Galatasaray. E infatti la risposta del regista non si fece attendere poi molto: "Non ho potuto giocare a causa di uno strappo muscolare, solo per questo. Non c'è altro. Nessun retroscena. Quello che mi ha colpito di più, però, sono state le parole arrivate dopo. Parole dure. Parole che dividono, non uniscono - tuonò Hakan -. Io rispetto ogni opinione, anche quella di un compagno, anche quella del presidente. Ma il rispetto non può essere a senso unico. L'ho sempre dimostrato, dentro e fuori dal campo. E credo che nel calcio, come nella vita, la vera forza stia proprio nel sapersi rispettare, soprattutto nei momenti più delicati. Non ho mai tradito questa maglia e non ho mai detto di non essere felice all'Inter. La storia ricorderà sempre chi è rimasto in piedi. Non chi ha alzato di più la voce". Insomma, erano volati un po' di stracci. Colpa del tramonto di una stagione in cui si era accarezzato il Triplete e che invece si era chiusa senza titoli. Il livello di frustrazione era alto, comune a tutti, ed esplose a seguito dell'eliminazione dal Mondiale per Club. Ma è proprio lì che prese il via il grande lavoro di Chivu, abile nel rigenerare un gruppo che per molti aveva raggiunto il capolinea. 

e pace fu

—  

"Per me, entrambi siete fondamentali. Vi incontrate, ne parlate e risolvete: ho bisogno di voi". Il succo del messaggio di Chivu questo era stato. Semplice, diretto, come Cristian. E sia Lautaro che Calhanoglu presero alla lettera le istruzioni del tecnico. Dopo il Mondiale per Club la squadra se ne andò in vacanza staccando finalmente la spina per un po', cercando soprattutto di dimenticare la serata di Monaco di Baviera e la sfortunata spedizione americana. "Quando il capitano tornerà ci abbracceremo e basta: siamo dei professionisti, non c'è problema". Così aveva detto il turco, che qualche giorno dopo mantenne la parola data. 

L'incontro in casa, il chiarimento, la pace. Pronti a ripartire. E se oggi l'Inter è tornata davanti a tutti in Italia, buona parte del merito va ai due simboli nerazzurri. Capaci di mettersi alle spalle frasi pesanti e di ripartire da zero per il bene della squadra. Esattamente come chiedeva Chivu. Che nonostante infortuni, voci di mercato e periodi complessi, ci aveva visto lungo. "Siete fondamentali". E fondamentali sono stati per accompagnare di nuovo l'Inter al top. 

Leggi l’intero articolo