Chi ha "ucciso" il Viareggio? Ma ecco come il Torneo punta a sopravvivere

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Alla Coppa Carnevale, da 76 anni, sono passati i giovani più talentosi del calcio internazionale.  Ma oggi. la manifestazione deve fare i conti con un mondo totalmente cambiato: i visti, i costi, i calendari impazziti, i sempre più frequenti forfait eccellenti. Il presidente del torneo Alessandro Palagi: "La risposta è..."

Giorgio Burreddu

Collaboratore

10 marzo - 12:28 - MILANO

E via, facciamo i nostalgici. Ve lo ricordate cos’era il Torneo di Viareggio? Ci sono passati tutti. Da Albertosi a Baggio, da Maldini a Lukaku. Recitate l’alfabeto e vi verrà fuori un girotondo di talento. A 76 anni, però, anche il Viareggio rivendica i suoi diritti: quello di sentirsi stanco e quello di chiedere una mano. L’ultima edizione si è aperta all’insegna delle difficoltà. Quattro squadre africane - le nigeriane Rangers Enugu, Nexus Soccer Academy e Rbm Sports, insieme ai ghanesi del Koforidua - hanno dato forfait per una faccenda di visti. Gli organizzatori si sono mossi in fretta e hanno rattoppato. Così, a completare il quadro delle 24 partecipanti, è entrato il Signa: un secolo di storia, sì, ma pur sempre una squadra di Eccellenza. Niente Milan, Inter, Juventus, Napoli, Roma, Lazio. Niente grandi nomi. Il tabellone di accenti e geografie laterali: gli americani dell’Uyss New York e del Westchester United, l’Academy Potey Keahson della Costa d’Avorio, l’As Police Football del Burkina Faso. Il Vllaznia dall’Albania. Per molti questo torneo che ha fatto la storia è diventato una cenerentola invecchiata. Per altri, i boomer, è la storia calpestata. Chi ha ragione? A sentire Alessandro Palagi, da 24 anni presidente del direttivo del Cgc, presidente del torneo, e da una vita dentro questa creatura tanto amata, la risposta è semplice: "Noi abbiamo questa grande passione e il torneo lo portiamo avanti. È un patrimonio vero del calcio nazionale. E noi siamo i custodi di questo patrimonio".

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