Sfiducia e rassegnazione sono diffuse
tra i lavoratori quando guardano al proprio futuro
pensionistico: si aspettano pensioni basse ma spesso non
aderiscono alla previdenza complementare per diffidenza e
tendenza a procrastinare, vorrebbero andare in pensione a 60
anni ma si aspettano che lo faranno a 69. In media i lavoratori
intervistati prevedono che la loro pensione pubblica sarà pari
al 48,4% della propria busta paga e solo 17,4% che sarà
superiore al 60%. Sono i dati principali che emergono dal
settimo Rapporto Assogestioni-Censis 'Le opportunità della
previdenza complementare' presentato a Roma.
C'è la "rassegnata consapevolezza che la pensione pubblica da
sola non basta più", spiega la ricercatrice Costanza Corsini.
Dalla ricerca, condotta su un campione di lavoratori italiani
tra i 18 e i 50 anni, emerge che i lavoratori percepiscono la
rilevanza della previdenza integrativa, ma continuano a
conoscerla poco, a rinviarne la scelta o a guardarla con
diffidenza. Solo il 17% degli intervistati ne ha una conoscenza
effettiva e il 45% è convinto di avere altre priorità in questo
momento e che quindi alla pensione penserà più avanti.
La consulenza appare decisiva per il decollo della previdenza
complementare ed è possibile un ruolo anche per l'intelligenza
artificiale. Il 55,9% dei lavoratori apprezzerebbe
l'affiancamento di professionisti esperti per capire bene
contenuti, opportunità, benefici e rischi. E il 42,8%
utilizzerebbe, se disponibile, un'Ia fondata su una base di
informazioni certificate per meglio comprendere la previdenza
complementare.
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2 giorni fa
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