Carlotta Spallino: "Noi comiche possiamo essere sboccate, ma c'è ancora chi si stupisce"

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La stand-up comedian romana racconta all'Adnkronos la sua doppia vita tra il lavoro all'Agenzia Spaziale Europea e i suoi monologhi autobiografici

Carlotta Spallino negli studi dell'Adnkronos Carlotta Spallino negli studi dell'Adnkronos

24 aprile 2026 | 11.12

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Dalle sue pene d’amore è nata una comica che non assomiglia a nessun’altra: Carlotta Spallino. "Questa avventura è nata per gioco, in un momento in cui parlavo solo di tragedie perché ero appena stata lasciata dopo dieci anni. Mia sorella mi ha spinto a seguire un corso di scrittura comica dicendomi: 'Quando parli sei divertente'. Io non capivo come potesse ridere, visto che stavo sotto un treno. Ma lei vedeva qualcosa che io non vedevo: un punto di vista comico sulle cose tristi. E così ho iniziato. Poi questa cosa mi è sfuggita di mano, in senso positivo". Da quel momento ogni cosa che mi succede ho imparato a guardarla con ironia e sarcasmo, ed è stata una salvezza", dice la stand-up comedian romana, ospite del vodcast dell'Adnkronos, disponibile in versione integrale sul sito www.adnkronos.com e sul canale YouTube.

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La prima esibizione è stata un rito di passaggio: "La prima volta è stata quasi commovente: parenti dalla Sicilia venuti in un teatro di Ostia per sentire i miei primi dieci minuti. Il pubblico era carinissimo. Ma il primo vero open mic è stato faticoso. Però di base credo di essere sempre piaciuta per questo atteggiamento. Alla fine non ti viene da insultarmi troppo perché mi vedi così tenera". Quando qualcuno non rideva ad una sua battuta, diceva: "Ma come non state ridendo", e alla fine ridevano tutti. Oggi, però, "posso permettermi battute meno politicamente corrette, senza paura di essere giudicata". Ma "l'ansia più assurda" è "fare delle battute che ti piacciono e gli altri non ridono". Lei, come tutti i supereroi più iconici della storia del cinema a partire da Diana Prince/Wonder Woman, ha una doppia vita: "Lavoro all’Agenzia Spaziale Europea. Dalle 9 alle 18 sono in ufficio, poi torno a casa, metto il cerchietto e divento la versione stand‑up. Le due vite convivono, per ora. In ufficio ultimamente mi hanno riconosciuta, anche il mio capo". Al momento, lasciare il suo lavoro all'Esa non è nei suoi piani: "Sono troppo razionale. Per il mio stile di vita non sarebbe sostenibile vivere solo di stand‑up: ho un cane che va all’asilo, il mutuo, mille spese. È un extra che mi permette qualche sfizio, ma non ci vivrei. Il sogno c’è, ma tengo i piedi per terra".

Il 'cuore' del suo repertorio sono gli uomini, gli appuntamenti e le relazioni: "Purtroppo è tutto autobiografico. Tutto vero. Mia madre pensa che io esageri, ma no: magari avessi così tanta immaginazione. Gli uomini di cui parlo li ho visti una volta e basta, perché dopo certe scene non ti viene voglia di dare una seconda chance. Il mio ex storico ha visto una battuta e si è offeso. Gli ho detto: 'Ho detto una bugia? Ti offendi perché è la verità?', racconta Spallino. La sua generazione, racconta, vive un paradosso: "È cambiato tutto. Io ho 34 anni, non è che abbia questa esperienza infinita, ma vedo la differenza. I miei genitori stanno insieme da 40 anni, mia sorella è sposata, mio fratello ha una relazione stabile. Io e le mie amiche single ci chiediamo: siamo tutte sbagliate? Siamo tutte matte? Forse sì, a volte abbiamo atteggiamenti esagerati, ma li hanno tutti. Il punto è che quando esci non c’è più la voglia di avvicinarsi senza doppio fine. C’è imbarazzo, vergogna. E i social e le dating app ci hanno rovinato".

Sul rapporto tra comicità e genere dice: "E' più difficile per le donne, per i soliti pregiudizi. Non capisco perché poi ci sia la critica sul fatto che le donne parlano sempre dello stesso argomento. Anche gli uomini parlano lo fanno, ma fa più clamore se sono le donne a parlare di argomenti che sono ancora un po' un tabù. Noi passiamo subito per sboccate, per non signorine a modo. Ma siamo sullo stesso livello: anche un uomo può essere sboccato. Io non sono una femminista sfegatata, sono coerente". La sensibilità del pubblico è cambiata, e lei lo sente: "Il politicamente corretto non ha cambiato la mia comicità. Forse mi frena nel ridere: sento battute scorrette che mi fanno ridere tantissimo, ma mi trattengo. Mi sento in colpa".

E la competizione nella stand‑up comedy italiana: "C’è, ma sana. La scena è piena, ci sono tantissimi comici. Ma quando siamo lì prima della serata è bellissimo: parli con qualcuno che ha il tuo stesso interesse. Ci scambiamo battute, facciamo brainstorming. Con alcuni ci vediamo per scrivere insieme: io porto una battuta, loro me ne danno un’altra. È uno scambio continuo". La stand-up comedy per la comica romana è una "salvezza" quotidiana: "Mi ha aiuta ad esorcizzare cose spiacevoli". E non solo una storia d'amore finita. "Io ho quasi tutti amici maschi e in un mio monologo parlo dell'amicizia tra uomo e donna e racconto del fatto che i miei amici mi hanno detto che per loro sono 'asessuata'. In un monologo fa ridere, ma alla fine bell'insulto", racconta con la sua disarmante ironia. Ma anche "l'endometriosi. Tre anni fa, sono stata operata. Ho fatto un monologo solo dopo l'intervento perché ne avevo bisogno". Sono stati anni difficili in cui "non sempre sono stata creduta dai medici, mi dicevano 'sei esagerata'". E poi "le mie sedute dallo psicologo". Basta essere simpatico per essere un bravo comico? "Secondo me no. Bisogna saper scrivere. Quella è una cosa che si impara con il tempo", dice Spallino. Un sogno? "Un grande palco, ma al momento è un'utopia". (di Lucrezia Leombruni e Loredana Errico)

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