Carlo Verdone: "Con 'Scuola di seduzione' torno ai film, psicologicamente difficile"

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Il debutto il primo aprile su Paramount+. Il regista e attore: "Il problema del cinema di oggi è la sciatteria nella scrittura". Il produttore De Laurentiis: "Il cinema italiano spesso ruba soldi pubblici, Giuli si confronti con esperti"

Carlo Verdone torna al cinema dopo quattro stagioni della serie 'Vita da Carlo'. E lo fa con 'Scuola di seduzione', in arrivo il primo aprile su Paramount+. "Lo considero un ritorno alle origini e non vi nego che non è stato semplice dal punto di vista psicologico. Mi sono chiesto: 'Sarò ancora in grado di mantenere i tempi e i ritmi di un film, dove devi condensare tutto in un’ora e cinquantacinque? E devi avere un inizio e una fine ben chiari', mentre "la serie è come percorrere un’immensa autostrada dove sbizzarirti". Così Carlo Verdone racconta le difficoltà del suo rientro dietro la macchina da presa, in occasione della presentazione a Roma del suo ultimo lungometraggio, difficoltà superate grazie "a un cast di attori meravigliosi e preparati e alla serenità sul set". Il film è una commedia corale - prodotta da Luigi e Aurelio De Laurentiis - in cui sei personaggi (Verdone, Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Beatrice Arnera, Euridice Axen e Romano Reggiani), accomunati da insicurezze e fragilità affettive, si rivolgono a una love coach (Karla Sofía Gascón Ruiz) per interpretare e riorientare le proprie vite. Nell’epoca in cui ci si può innamorare, tradire, prendersi e lasciarsi anche attraverso l’intelligenza artificiale, c’è chi cerca l’amore, chi vuole salvarlo e chi continua a interrogarsi sul passato.

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"Dopo quattro stagioni in cui sono stato al centro dell’attenzione, ho voluto fare un film in cui fossi uno dei tanti, con lo stesso numero di pose degli altri. La mia intenzione era fare una buona regia su un argomento molto attuale". Verdone definisce il film "delicato, pieno di incastri, con voli pindarici: sembrava semplice, ma non lo era affatto". Il progetto prende ispirazione da un articolo del Guardian sul fenomeno delle scuole di seduzione online nate in Inghilterra. "È un tema attuale: persone che si sentono inadeguate, che vogliono rimettere a posto una relazione, un matrimonio o se stesse".

Tra i protagonisti c’è Karla Sofía Gascón Ruiz, conosciuta dal grande pubblico per la sua interpretazione in Emilia Pérez. Le strade dell’attrice spagnola e di Verdone si sono incrociate grazie a De Laurentiis. "Me ne sono innamorato dopo averla vista nel film di Jacques Audiard. Poi ho avuto l’opportunità di premiarla a Ischia. Le ho subito proposto questo film". Per la candidata all’Oscar "è stato come tornare a casa: quando ero più giovane ho lavorato in Italia per Rai e Mediaset negli Anni 90". E aggiunge: "Carlo Verdone è un’istituzione, il vero Cesare di Roma". Per interpretare il ruolo "ho preso lezioni di italiano, ma il professore più bravo è stato Carlo". Il film prosegue la collaborazione tra Paramount+ e Filmauro. "Verdone è il nostro portabandiera", dichiara Antonella Dominici, VP Streaming South Europe, Middle East & Africa di Paramount+ e Pluto Tv. "Accanto ai nostri grandi contenuti, come 'Mobland', 'The Madison' e 'Landman', il nostro obiettivo è affidarci anche alle icone italiane", conclude.

Verdone: "Oggi il problema del cinema è la sciatteria nella scrittura"

"Sicuramente oggi, rispetto a 15 anni fa, le persone vanno meno al cinema. Ma il problema è la scrittura: è il tallone d’Achille del cinema italiano. C’è un po' di sciatteria e questo allontana il pubblico. Ci vuole più cura nei film che si consegnano per il grande schermo. Lo abbiamo visto con Zalone - lui è un mito, fa una corsa a parte - ma anche con il film di Paola Cortellesi ('C’è ancora domani', ndr) o con altri film piccoli che mi è capitato di vedere. Questi lavori hanno avuto successo perché sono stati scritti bene. Oggi c’è fretta di fare. La scrittura è tutto in un film". Questa la riflessione di Carlo Verdone sulla crisi del cinema. "La politica non aiuta", osserva Aurelio De Laurentiis. "Sono stati fatti troppi casini", ribatte Verdone. "Adesso ci troviamo in una situazione in cui si fanno meno film, e questo è preoccupante soprattutto per le piccole produzioni, perché - se oneste - fanno emergere registi e attori nuovi. Abbiamo bisogno di un ricambio generazionale, altrimenti rimaniamo sempre fermi. Abbiamo bisogno di facce nuove. Questo te lo danno soprattutto le produzioni indipendenti, con film che costano poco". Verdone ricorda anche 'Un sacco bello': "Lo feci con circa 350 milioni, niente. Ma c’era un’idea, una sceneggiatura". De Laurentiis scherza: "Vogliamo tornare a quella formula?". Verdone replica: "No, per carità. Non ho più l’età". Il ritorno ai film, ma su Paramount+, riapre la riflessione sull’eterna battaglia tra sale e piattaforme. Il produttore invita a superare ogni forma di provincialismo: "Bisogna avere rispetto per come le piattaforme hanno modificato il mondo cinematografico". Per il patron di Filmauro, lo streaming non sottrae pubblico, ma amplia possibilità narrative e professionali: "Oggi il cinema ti arriva in casa con storie a episodi che durano per più stagioni, in cui anche i personaggi secondari hanno uno sviluppo. Non bisogna pensare che il cinema abbia perso. Secondo me, il cinema ci guadagna perché può attingere da queste piattaforme scrittori, registi e attori per andare avanti". Mentre si prepara al debutto di 'Scuola di seduzione', che arriva dopo quattro stagioni della serie 'Vita da Carlo', Verdone conferma di essere già al lavoro su un altro progetto, annunciato all’ultima Festa del Cinema di Roma: "Siamo al soggetto, ma non posso dire altro", conclude.

De Laurentiis: "Il cinema italiano spesso ruba soldi pubblici, Giuli si confronti con esperti"

"Il ministero della Cultura ha combinato delle ca**ate. Quando hai a disposizione 650 milioni all’anno e non sai suddividerli per competenze differenziate, forse è meglio che Giuli non faccia il ministro. Chi te lo fa fare di prenderti queste responsabilità o di farti derubare? La verità è che il cinema italiano, molto spesso, ha derubato i soldi pubblici. E non si capisce perché quelle dieci persone che davvero sanno fare questo mestiere - che crea un’industria di beni immateriali, quindi complessa - non vengano mai coinvolte. Perché non si chiede loro quali film andrebbero fatti, finanziati e con quali modalità?". Così il produttore Aurelio De Laurentiis parla dei tagli al cinema. Per il patron della Filmauro "se si decidesse di destinare il 50% dei fondi in base alla frequenza in sala, quindi al gradimento del pubblico, verificando anche la reale imprenditorialità dei progetti, molte cose cambierebbero. Perché altrimenti fai il 'prenditore'. A Giuli bisognerebbe dire: perché non vieni a confrontarti? Perché invece non spieghi cosa c’entri con il mondo dell’audiovisivo e come pensi di farlo crescere? Qui si tratta di risolvere i problemi di un’imprenditoria italiana che merita rispetto, non di finanziare i film dei macellai – con tutto il rispetto per la categoria – portandoli sullo schermo", conclude.

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