Carlo, sei tutti noi: l'ultimo italiano in corsa sta imparando l'inno del Brasile

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Ancelotti sta facendo tutto il possibile per sentirsi più brasiliano. È commovente, ad esempio, lo sforzo per esprimersi in portoghese. Lo impasta con lo spagnolo e altri idiomi e contro il Giappone ha urlato "No perdem el balon!"... in triestino

Lo immaginiamo a letto, prima di spegnere la luce, con un foglietto in mano: “Ouviram do Ipiranga as margens plácidas / De um povo heróico o brado retumbante”. È il primo verso dell’inno nazionale brasiliano. “Hanno sentito, sulle rive calme del fiume Ipiranga / il grido rimbombante di un popolo eroico”. Carlo Ancelotti lo sta imparando e intanto canta quello che sa. Col Giappone muoveva le labbra. Nel 2006 Camoranesi le tenne chiuse: "L’inno? Non lo conosco. Non canto nemmeno il mio". Carlo lo ha imparato, a 67 anni, per amore di un popolo che gli ha affidato ciò che più ama: la Seleçao. Mentre Trump piccona lo ius soli, Ancelotti sente il dovere di farsi brasiliano. Anche nella lingua. È commovente lo sforzo per esprimersi in portoghese. Lo impasta con lo spagnolo e altri idiomi, come il monaco Salvatore de Il nome della rosa

Triestino Durante l’intervallo di Brasile-Giappone, ha tuonato: "No perdem el balon!". Praticamente triestino, il Paron Rocco. Delizioso anche il filmato in cui si infuria perché, mentre palleggia in allenamento, gli scappa la palla. Imperdonabile, per lui… Se alleni il Brasile, devi avere piedi brasiliani. In una foto delle ultime ore, Carletto, sorridente, sta parlando su una panchina. Ai suoi lati Vinicius e Neymar, Raphinha in piedi alle sue spalle. Lo ascoltano come apostoli nel cenacolo. Ancelotti non è ancora riuscito a far giocare da Brasile una delle Seleçao più modeste della storia, ma ha già plagiato tutti, con le sue conoscenze, la sua passione, la sua umanità. È l’ultimo italiano rimasto in gara. Non avremmo potuto sceglierne uno migliore per rappresentarci.

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