Non si può far rientrare Mancini dalla finestra: lasciò l’Italia nei guai
Il calcio italiano che doveva risalire continua a precipitare, affondando nel grottesco. Maldini e Leonardo si sono dimessi a pochi giorni dal loro spettacolare insediamento avvenuto all’insegna della parola chiave “condivisione” perché Malagò ha deciso che Pirlo non era più candidabile. La loro interpretazione della condivisione era insomma “si fa solo a modo nostro”. Un malinteso senso dell’autonomia che per chi conosce bene Maldini non è risultato sorprendente.
centrale
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L’ex capitano della Nazionale ha fin dall’inizio interpretato il ruolo di direttore tecnico come centrale nell’intero progetto di rilancio, tanto da assumere il ruolo di Presidente del club Italia. L’indicazione di Pirlo come commissario tecnico è stata una conseguenza di questa impostazione. Non serviva un allenatore con un passato e una storia spiccate, quanto uno che si riconoscesse in quella visione: il direttore tecnico e il suo advisor al centro. Tanto da pretendere di avere l’ultima parola sul ct. Quella semmai spetta a un presidente eletto, non a un dirigente nominato. Meglio quindi che l’equivoco sia stato chiarito subito. Malagò ha commesso l’errore di credere che potesse alla fine gestire tutto. Un difetto che qualche volta lui stesso si riconosce e che nasce dalla capacità, indubbia, di saper, quasi sempre, convincere chi ha di fronte. Ma il calcio non somiglia a nessuna delle discipline olimpiche, per complessità, interessi e capacità di generare veleni.
guardiola
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Ha anche sbagliato a puntare sul nome impossibile di Guardiola, pensando di rispondere alla debole candidatura di Pirlo con quella iperbolica del più grande e rispettato tecnico al mondo. Far balenare il sogno spaziale Guardiola ha reso ancora più insopportabile l’atterraggio su Pirlo. Un suo acerrimo nemico sostiene che alla fine Malagò se la cava sempre perché è un uomo fortunato. Perfino questo inizio fatto di insuccessi, di no incassati e di dimissioni lo conferma. Era stata imboccata la strada sbagliata. Meglio non continuare.
strada maestra
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Ma adesso c’è meno tempo e non sono consentiti altri errori. Per il ruolo di commissario tecnico la strada maestra è Antonio Conte. L’altro candidato, più vicino a Malagò, è Roberto Mancini. Ma se Pirlo è stato messo alla porta sulla base di una considerazione etica, non si può far rientrare dalla finestra Mancini, che ha lasciato la Nazionale in un mare di guai per allenare l’Arabia. Sarebbe incomprensibile. Su Conte la sola obiezione agitata fin qui quando si presentava la sua candidatura era economica. Ma se non era impossibile Guardiola non può esserlo Conte. Anche se la Serie A non dovesse dar seguito alla proposta di sostenere l’ingaggio, va adesso fatta la scelta migliore per il rilancio immediato della Nazionale. Fin dalla Nations League in autunno. Senza aspettare dieci anni. Modello Klopp, per capirci. La Germania ha preso l’allenatore più adatto, così dobbiamo fare noi.
rete
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Sull’ipotesi di Chiellini come direttore tecnico non credo si possano trovare argomenti contro. C’è semmai da costruire una rete capace di selezionare e far crescere nuove generazioni di azzurri nelle nostre Nazionali giovanili, con una identità di gioco comune. Questo sì un lavoro di maggiore prospettiva. Il calcio italiano ha spesso trovato la propria strada quando pensava di averla persa. Facciamo in modo che sia così anche stavolta. Perdere Maldini, Leonardo e Pirlo ora può rivelarsi non un male, a patto di prendere le decisioni giuste rapidamente. Essere fortunati va bene, ma gli dei sanno essere dispettosi. Quelli del calcio più degli altri.










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