"I giudici assolvono in quasi il
50% dei casi i soggetti per i quali i pm avevano chiesto il
processo, a dimostrazione di quanto sia irrilevante l'essere
colleghi!": Raffaele Cantone ha ribadito la sua contrarietà alla
riforma della giustizia in un'intervista alla pubblicazione
Giustizia insieme. Nella quale il procuratore di Perugia e già
presidente dell'Autorità anticorruzione ha sostenuto che
"malgrado qualcuno qualifichi la legge costituzionale come
'riforma della giustizia', essa non inciderà in alcun modo sui
tanti problemi che affliggono la giustizia". Ha comunque
auspicato "ardentemente che finita questa campagna elettorale si
possa ripristinare un clima di dialogo".
"Ritengo - ha detto Cantone - che da questa riforma potrebbe
derivare un effetto non credo positivo per i cittadini e cioè
che la magistratura, che si senta meno tutelata, potrebbe essere
molto più conformista nelle sue scelte, adeguandosi ai
precedenti, e meno attenta a farsi carico dei cambiamenti
sociali". "Per come viene intesa la figura del pubblico
ministero nel nostro ordinamento e nel sistema processuale - ha
aggiunto -, è indispensabile che sia portatore di una cultura
della giurisdizione, intesa come attenzione al rispetto dei
diritti di difesa dell'indagato ma anche delle persone offese e
della presunzione di non colpevolezza. Il 'nostro' pubblico
ministero non è né un 'avvocato dell'accusa' né un 'avvocato
della polizia'; non deve sposare tesi preconcette e non deve
puntare alla condanna a tutti i costi, ma alla ricerca della
verità, non quella assoluta ovviamente ma quella processuale".
Cantone ha quindi giudicato "fondamentale" per la sua
"maturazione anche culturale" l'esperienza all'ufficio del
massimario (considerato giudicante): "La contaminazione di
culture diverse, che la riforma costituzionale vuole far venir
meno, è utilissima per instillare la corretta mentalità in chi
deve svolgere funzioni requirenti".
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