Calcio d'inizio alle 21. Ed Edin scrive ai bambini del suo Paese
12 giugno - 09:44 - MORRISTOWN (STATI UNITI)
Che differenza. A ripercorrere la stagione 25-26 di Jonathan David e di Edin Dzeko viene la tentazione di pensare che sia una sceneggiatura lontana dalla realtà. Un bel copione scritto da una mente ispirata nel quale le cose ovvie non succedono mai, le certezze si sgretolano, i sogni prendono forma e direzioni molto diverse: alcuni vanno in mille pezzi, altri si solidificano in magnifiche realtà.
l'abisso
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Oggi a Toronto i due attaccanti che hanno iniziato la stagione in Serie A saranno uno di fronte all’altro, salvo acciacchi e scelte dei rispettivi tecnici. Nel campionato italiano non si sono incontrati: il 22 novembre scorso, data di Fiorentina-Juventus, Dzeko non ha giocato e il povero David è entrato all’88’ di un 1-1 che fotografava le difficoltà delle due squadre, partite per spaccare il mondo e ritrovatesi rapidamente in un abisso di tristezza e sconcerto. La Juve passava da Tudor a Spalletti, la Fiorentina da Pioli a Vanoli. David era arrivato gratis dal Lilla, che nel 2020 aveva speso 32 milioni di euro per prenderlo dal Gent, una cifra pazzesca per le abitudini locali, ripagata però da 109 gol in 231 partite, grandi numeri. Dzeko era tornato in Italia, la sua seconda patria, dopo un biennio ottimo al Fenerbahce, 35 gol in 71 partite del campionato turco. Aveva scelto al Fiorentina.
sliding doors
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In poche settimane il grande acquisto bianconero si è incartato insieme al suo gemello di sventura Lois Openda, Dzeko si è trovato più spesso a dover parlare coi tifosi per calmarli che a festeggiare gol o vittorie. Il 3 gennaio il canadese apre l’anno toccando il fondo: Juventus-Lecce finisce 1-1 e lui, ancora alla ricerca del primo gol in Serie A alla 18a giornata, sbaglia un rigore in maniera triste. Poi segnerà 4 reti nelle successive 5 apparizioni in Serie A, ma si tratterà di un lampo prima del nuovo oblio. In quello stesso mese Dzeko decide di cambiare aria: se ne va in Germania, allo Schalke 04 che cerca il ritorno in Bundesliga. Un passo indietro per prendere una rincorsa trionfale, inimmaginabile.
annus mirabilis
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Il 17 marzo Dzeko soffia su 40 candeline. Appena 9 giorni dopo all’86’ a Cardiff segna il pareggio che porta Galles-Bosnia ai rigori nella semifinale del playoff Mondiale. Il 31 marzo gioca 120 minuti nella finale contro l’Italia andandosi a prendere il suo secondo Mondiale, dopo quello del 2014. E il 17 maggio ha festeggiato la promozione dello Schalke 04. Il suo 2026 è veramente un annus mirabilis, e manca ancora il Mondiale...
la lettera
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Che ha voluto celebrare mandando attraverso il sito The Players’ Tribune una lunga e magnifica lettera aperta ai bambini della Bosnia. "Ho un solo messaggio per voi. Niente è impossibile. Niente. Siamo fortunati ad essere bosniaci. E non lo dico come un uomo che ha avuto la possibilità di vivere il proprio sogno, ma come un bambino che è sopravvissuto alla guerra, e che avrebbe facilmente potuto avere un altro destino. Non piace ricordare l’assedio di Sarajevo, ma è importante per voi capire cosa è stato. Avevo 6 anni quando è cominciato, ricordo le sirene, mia madre che mi prende e ci nascondiamo in una scarpiera. Fu il primo giorno. È durato 4 anni". Dzeko ricorda la sua infanzia con i cecchini, le partite a Monopoli che gli facevano dimenticare la guerra, la sopravvivenza, l’adolescenza col calcio, il passaggio in Repubblica Ceca, poi in Germania, quindi il City e la Roma, "Dove sono nati i miei figli e che considero la mia seconda casa". E ovviamente il Mondiale del 2014, conquistato in Lituania, l’abbraccio e le lacrime con suo padre in campo. E i playoff di questa primavera, l’agonia e l’estasi della conquista dell’America. Se avete tempo, andatevi a leggere il racconto di Edin. È ispiratore. E probabilmente la lettura farebbe bene anche a David, talento che si è perso quando è arrivato in Serie A. Ora gioca in casa, e spera di ripartire. Dzeko invece non si è mai fermato.









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