Da almeno un decennio i tracker modellano le nostre abitudini di salute, ma molte delle metriche che mostrano sono stime. Spesso con margini di errore che cambiano le decisioni di chi le legge
Eugenio Spagnuolo
7 maggio - 17:38 - MILANO
Quante calorie abbiamo bruciato, come abbiamo dormito, se siamo pronti ad allenarci: un tempo erano domande a cui si rispondeva a sensazione o per esperienza accumulata. Oggi ci sono i numeri, aggiornati in tempo reale sul polso, precisi al decimale. Da quasi un decennio fitness tracker e smartwatch figurano tra le tendenze tech più seguite, al punto che "questi dispositivi modellano il modo in cui le persone pensano alla salute e all'esercizio" scrive su The Conversation Hunter Bennett, ricercatore in scienze motorie all'Università di Adelaide (Australia). Il problema, però, è che quella precisione è in buona parte apparente: "Lo smartwatch non misura direttamente la maggior parte di questi parametri. Molte delle metriche comuni sono solo stime".
Calorie in difetto
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Le calorie sono il caso più evidente. "Il conteggio calorico è una delle funzioni più popolari degli smartwatch. Tuttavia l'accuratezza lascia molto a desiderare", scrive Bennett. I device tecnologici possono sovrastimare o sottostimare il dispendio energetico di oltre il 20%, con errori che si amplificano durante allenamento con i pesi, ciclismo e interval training ad alta intensità. "Ma se l'orologio sovrastima le calorie bruciate, potremmo pensare di dover mangiare più di quanto abbiamo realmente bisogno, con conseguente aumento di peso. Al contrario, se le sottostima, rischieremmo di mangiare poco, compromettendo la performance".
Per i passi l'errore è più contenuto: gli smartwatch, in generale, possono approssimare di circa il 10% per difetto in condizioni normali ma attività come spingere un passeggino o camminare con scarsa oscillazione del braccio rendono il conteggio ancora meno preciso, dato che il rilevamento avviene dal movimento del polso. La frequenza cardiaca, invece, sembra la misura più immediata, ma i sensori ottici funzionano discretamente a riposo e perdono precisione con l'aumentare dello sforzo. "Il movimento del braccio, il sudore, il tono della pelle e la posizione dell'orologio possono influire sulla misurazione," precisa Bennett, con variazioni che cambiano da persona a persona.
monitorare il sonno
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Il sonno è un capitolo a parte. Quasi ogni smartwatch di ultima generazione produce un "sleep score" e suddivide la notte in fasi di sonno leggero, profondo e REM. Il gold standard di riferimento è la poli-sonnografia, un esame condotto in laboratorio che registra l'attività cerebrale. "Ma gli smartwatch stimano il sonno usando il movimento e la frequenza cardiaca" scrive Bennett. "Questo significa che riescono a rilevare abbastanza bene i momenti di veglia e di sonno, ma sono molto meno precisi nell'identificare le fasi. Quindi, anche se l'orologio dice che si è avuto un sonno profondo scarso, potrebbe non essere così". Il punteggio di recupero cumula le imprecisioni precedenti: si basa sulla variabilità della frequenza cardiaca, che in laboratorio si misura con un elettrocardiogramma, combinata con il punteggio del sonno. "Ma gli smartwatch la stimano usando sensori sul polso, molto più soggetti a errori di misurazione", precisa il ricercatore. "Questo significa che la maggior parte delle metriche di recupero si fonda su due misure inaccurate, con il risultato di una metrica che potrebbe non riflettere in modo significativo il recupero reale. Se l'orologio dice che non si è recuperato abbastanza, potremmo saltare un allenamento anche quando ci sentiamo bene".
VO2MAX VERO DILEMMA
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L'ultimo parametro è il VO₂max, la quantità massima di ossigeno che il corpo riesce a utilizzare durante lo sforzo. Misurarla richiede una maschera respiratoria collegata a strumenti di analisi dei gas. Lo smartwatch la stima dal battito cardiaco e dal movimento, con una distorsione sistematica: "Gli orologi tendono a sovrastimare il VO₂max nelle persone meno attive e a sottostimarlo in quelle più allenate" chiosa Bennett. "E il numero sul display potrebbe non riflettere la vera forma fisica". Che fare? Smettere di credere ai nostri device tecnologici? Affatto: i dati, pur imprecisi, restano utili per monitorare alcuni parametri e seguire le tendenze generali nel tempo, a patto di non affidarsi alle fluttuazioni quotidiane. Il trucco è non smettere di ascoltare il corpo mentre si guarda il display. "Prestare attenzione a come ci sentiamo, a come si performa e a come si recupera" conclude Bennett, "probabilmente fornisce più informazioni di quanto dica lo smartwatch".










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