Brignone è tornata: "Fatica, fiducia e ipnosi, ho sacrificato tutto. Sarò veloce, per me e per l'Italia"

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Federica: "Che spinta essere portabandiera. Mi sarebbe piaciuto sfilare a San Siro, a costo di prendere un elicottero per tornare a Cortina. Ma sarà bello anche sfilare con la mia squadra"

Claudio Lenzi

Giornalista

4 febbraio - 07:33 - MILANO

L'emozione è palpabile. Federica Brignone è una tigre quando abbassa il casco in partenza, per azzannare la pista con naturale classe e velocità, lo status di sciatrice italiana più vincente della storia lo conferma. Ma smessa la tuta azzurra si presenta più semplicemente come una donna libera e riflessiva, mentalmente forte, temprata dalle esperienze e da una gestione scrupolosa del proprio equilibrio psico-fisico. Non lo avesse fatto per buona parte della carriera, ora che ha 35 anni difficilmente sarebbe stata al via di questa Olimpiade, dopo il grave infortunio che esattamente dieci mesi fa aveva fatto temere il peggio. Invece ieri, entrando nell’hotel di Cortina che ospita le azzurre dello sci alpino, per un attimo ha sorriso. 

Che Federica è quella che si appresta a disputare la quinta Olimpiade? 

“Sono la stessa di sempre, né più paziente, né irrequieta. Per capirci, mi sono avvicinata a questi Giochi senza conoscere le date delle gare, ci penserò quando sarà il momento. Intanto resto serena”. 

Gli ultimi mesi sono stati più o meno tosti che se avesse gareggiato regolarmente in Coppa? 

“Sicuramente più tosti, non si è trattato solo di allenarsi e poi avere tempo per le proprie cose, tutte le ore disponibili le ho trascorse prima al J Medical di Torino per curarmi e poi negli spostamenti, verso casa o verso qualche evento, ma sempre accompagnata dal ghiaccio e dalla magnetoterapia. Anche quando sono rientrata in squadra, non mi sono concessa neanche un momento di svago con le mie compagne per fare due ore in più di fisioterapia. Per guarire ho dato il cento per cento”. 

Ha avuto una motivazione più forte delle altre? 

“Essere portabandiera, molto più che partecipare ai Giochi. Già in Primavera sapevo di essere una delle candidate e mi ha dato una grande spinta, lo considero un privilegio inarrivabile. Di Olimpiadi ne ho già fatte quattro con tre medaglie, non ho bisogno di un altro risultato eclatante per sentirmi felice, sono andata ben oltre quello che avrei potuto sognare nella mia carriera”. 

Sognava di sfilare a Milano, la sua città. 

“Mi sarebbe piaciuto entrare a San Siro, era un sacrificio che avrei fatto volentieri, a costo di prendere un elicottero per tornare a Cortina. Ma sarà bello anche sfilare con la mia squadra”. 

Da Vancouver 2010 a Pechino 2022: che ricordi ha delle precedenti partecipazioni? 

“Del Canada ricordo la felicità di essere lì, il mio primo villaggio olimpico e il contatto con gli altri sport, bellissimo. A Sochi, nel 2014, ero partita con grandi ambizioni e per la prima volta sono rimasta fino alla fine, mentre di PyeongChang non dimenticherò mai la prima medaglia e il freddo. Infine la Cina, che è stata un po’ una prigione per via della pandemia, ma l’assenza di distrazioni mi ha aiutato a conquistare due belle medaglie su delle piste veramente toste e fredde. A Cortina mi mancherà non vivere il Villaggio che è l’essenza dell’Olimpiade, però almeno siamo in un vero ambiente di montagna”. 

Il presidente Mattarella sarà a Cortina per assistere al superG femminile. 

“È un onore che ci abbia scelto. Alla consegna del Tricolore al Quirinale è stato contento di vedermi sulle mie gambe e si è detto orgoglioso del percorso di guarigione che ho fatto. Oltretutto è un grande appassionato di sport”. 

Dopo tanto lavoro ha un desiderio da esprimere. Prego.

“Vorrei che si fermasse il tempo per avere la possibilità di prepararmi come voglio. In questi mesi mi è mancato star bene anziché smettere prima l’allenamento per via del dolore; mi manca l’elasticità e non poter fare tutto quello che voglio”. 

Quale sarà la difficoltà più grande in gara? 

“Fidarsi, tenere giù il piede nei passaggi più difficili come facevo l’anno scorso. Il mio obiettivo è essere sempre più veloce, nelle ultime settimane ho lavorato su questo. La sensibilità c’è, ma per cercare di raggiungere il limite dovrò avere ancora più coraggio, sperando che il corpo lo assecondi”. 

Il corpo lo ha allenato il più possibile. E con la mente, come si è mossa? 

“Ho fatto quasi tutto da sola, dopo anni di esperienza so cosa fare. Con due eccezioni: una seduta di ipnosi, dove a lavorare è l’inconscio, e poi ho chiesto una mano a Giuseppe Vercelli, il nostro psicologo dello sport, quando è stato il momento di rimettere gli sci”. 

Ha sempre considerato lo sci uno sport di squadra. Chi le ha permesso di essere a Cortina? 

“Federico Bristot, a capo dei fisioterapisti del J Medical: quando sono arrivata a Torino gli ho fatto presente che si sarebbe annoiato di me, invece mi ha risposto che sarei stata io a non poterne più, e aveva ragione. È stato un grande, in tutti quei mesi non abbiamo fatto nemmeno un passo falso. Poi ci sono stati Luca Scarian, Giuseppe Abruzzini, Darwin Pozzi e il dottor Giovanni Bianchi lato federazione, li ringrazio di cuore per il piacere che hanno mostrato a seguirmi in questo miracolo. Questo è il risultato di un lavoro di gruppo e sarà speciale scendere in pista anche per loro”. 

Sua mamma, Ninna Quario, e suo fratello Davide, pure nelle vesti di allenatore, che ruolo hanno avuto? 

“Mi hanno dato una mano incredibile, per tutti gli spostamenti e non solo. Non deve essere stato affatto facile per loro, li ringrazio per questo. Naturalmente quando ho ripreso a sciare Davide è tornato a seguirmi in pista insieme a Sbarde (lo storico skiman Mauro Sbardelotto, ndr) e ci siamo uniti ancora di più”. 

L’anno scorso ha sbancato Cortina per la prima volta. Che neve vorrebbe trovare, per ripetersi? 

“Parlo per la mia gamba sinistra: di solito a Cortina si trova una pista fredda e aggressiva, invece stavolta vorrei una neve calda, primaverile e ghiacciata. In ogni caso non avrò scelta, ho imparato a dare il massimo in tutto le condizioni e anche stavolta proverò a mettere in pista il cento per cento di me stessa, sperando che basti”.

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