Auto piccole: utilitarie e city-car, quali sono le differenze

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In Italia sono sempre di più le regine del mercato, classificate come segmento A e segmento B: la loro storia di successo e le principali caratteristiche

Maurizio Bertera

4 febbraio 2026 (modifica alle 09:24) - MILANO

L'Italia resta un Paese dove le auto piccole hanno un mercato importante: secondo i dati Unrae, l'unione delle case auto straniere, nel 2025 e considerando sia berline che Suv, le vetture di segmento A hanno raggiunto l'11,4% di quota sul totale e quelle di segmento B il 48%. Insieme, non siamo lontani dal 60%. Per la cronaca, nel 2019 - anno sempre di riferimento per il mercato italiano - le rispettive quote erano del 16,9% e del 34,9% a ennesima conferma che nelle concessionarie sono entrate sempre meno auto di taglia minore e il numero di modelli un poco più grande è aumentato a dismisura. Se non fosse così, visto il momento economico, il segmento A andrebbe benissimo. Unrae divide il pianeta in city car e utilitarie, attribuendo come detto un segmento diverso  e dividendo ulteriormente tra berline e Suv che ovviamente sino agli Anni 90 non esistevano. Per capirsi, le piccole sono l'eterna Fiat Panda (che diventerà Pandina) e la 500, la Kia Picanto, l'emergente Leapmotor T03, la Toyota Aygo X (che è il suvino più popolare). Invece quelle definite utilitarie sono Dacia Sandero, Renault Clio, Toyota Yaris e tra i Suv Jeep Avenger, Citroen C3, Fiat Grande Panda, Peugeot 208. Non ci sono regole millimetriche, ma diciamo che un'auto di segmento A misura da 270 a 390 cm e una di segmento B da 370 a 420 cm, con qualche eccezione, tra i Suv, che 'sforano' di qualche cm nell'antico segmento C. 

il peso di fiat

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Il concetto di utilitaria è figlio indiscusso della visione Fiat nell'immediato Dopoguerra. La prima utilitaria risale al 1948, quando viene introdotta la gamma della 500 B, la Topolino di seconda generazione, che segna il debutto della variante Giardiniera: wagon, certo, ma anche l’unica auto che abbina la praticità dei quattro posti a un baule più capiente. Perchè utilitaria? Per l'idea di un veicolo che assolvesse in modo essenziale e pratico alle necessità di trasporto quotidiano, privilegiando l'utilità, i consumi ridotti, le dimensioni compatte e il costo accessibile rispetto al comfort o alle prestazioni. Di fatto, la 500 B è l’antesignana delle utilitarie torinesi di moderna concezione, che prenderanno il via dalla successiva 600, l’auto che negli Anni 60, insieme al Cinquino, condurrà il Paese verso la motorizzazione di massa. Tutte auto caratterizzate da ingombri ridotti, ideali per l'uso urbano, e motori di cilindrata contenuta che garantivano bassi costi di gestione. Agli occhi attuali, pare incredibile che venissero usate per il fuoriporta o persino una vacanza ma basta (ri)vedere l'Aurelia ne Il Sorpasso, film capolavoro firmato da Dino Risi nel 1962, per verificare la tipologia media delle auto italiane del tempo. Un primo cambiamento di tipologia avvenne all'inizio degli Anni 70 con l'avvento delle vetture a due volumi con portellone posteriore - la Fiat 127 fu l'esempio più illuminante - il significato di utilitaria si estese anche alle automobili economiche di piccola cilindrata. Nel caso specifico, la prima generazione montava un benzina da 900 cc e costava 920mila lire. Pian piano si andò a creare una distinzione tra le nuove utilitarie - come la Volkswagen Golf, nata nel 1974 -  le cosiddette superutilitarie, versione moderna delle auto pensate quasi esclusivamente per i centri urbani. Da qui il sinonimo, più internazionale, di city-car. Un perfetto esempio, guarda caso, ancora italianissimo è quello della Autobianchi Y10 del 1985, il cui testimone è stato raccolto dalla Lancia Y. Insieme alla Fiat Panda, nata cinque anni prima, ha scritto la storia dell'automotive nazionale, entrambe con numeri probabilmente irraggiungibili in futuro, coprendo due fronti diversi. City-car esemplare è la Smart che nei primi anni 2000 con la fortwo inventò il concetto della due posti premium.

IL PRESENTE E IL FUTURO

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Come inquadrare oggi le due categorie? Con le dovute sfumature, si può dire che le superutilitarie (o city-car) sono vetture strettamente legate alle esigenze delle città: le ridotte dimensioni in primis, la praticità anche se ovviamente il baule ha una capacità limitata (da 200 a 250 litri in configurazione normale), la grande manovrabilità e un ridotto diametro di sterzata. I listini vanno da 15mila a 20mila euro (o poco più) e si sta arrivando a una predominanza - logica pensando all'utilizzo prioritario - della motorizzazione elettrica. Le utilitarie - al di là delle dimensioni maggiori e di una superiore attenzione al design - hanno interni più elaborati e voluminosi rispetto a quelli della categoria precedente: aspetto che le porta a garantire un maggiore livello di comfort (almeno per quattro persone) e soprattutto le rende adatte a viaggi più lunghi e non solo a una mobilità urbana. Sopravvivono i motori termici e non mancano quelli elettrici, ma è il regno del mild hybrid e sempre maggiormente delle full hybrid. I prezzi? Salvo rare eccezioni e promozioni, la normalità è tra 20mila e 30mila euro per le versioni entry level ma non è difficile 'scavallare' i 30mila per allestimenti di livello. L'altra profonda differenza fra le tipologie è rappresentata dall'offerta sul mercato: attualmente in Italia ci sono una quindicina di modelli del segmento A tra berline e Suv mentre salendo di segmento si trovano oltre 40 berline e oltre 50 Suv con una crescente presenza delle case cinesi. Che non a caso guardano più all'utilità che allo stile. 

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