Boxer 4 cilindri: 65 anni di carriera sul Maggiolino

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Volkswagen Maggiolino

Emilio Deleidi

5 aprile - 08:01 - MILANO

Concepito prima della Seconda guerra mondiale, semplice con il suo raffreddamento ad aria ma robusto e longevo, il motore della più popolare creazione Volkswagen ha spinto per decenni più di 20 milioni di auto

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Nasce l'"auto del popolo"

Europa, 1938: un vento d’inquietudini soffia sul Vecchio Continente. Prima la guerra civile spagnola (iniziata nel 1936), poi l’annessione dell’Austria da parte della Germania (che avviene il 13 marzo), infine la proclamazione delle leggi razziali da parte di Benito Mussolini rendono il quadro a tinte fosche. L’automobile ha vissuto un decennio di gloria, negli anni Trenta: fenomeno ancora d’élite, ha visto costruttori e carrozzerie realizzare alcuni dei modelli più belli di tutti i tempi. L’industria tedesca domina le competizioni, con le poderose e argentee Auto Union e Mercedes. Serve, però, anche qualcosa che allarghi la platea dei potenziali automobilisti, anticipando le utilitarie del Dopoguerra. E in Germania c’è l’uomo giusto: si chiama Ferdinand Porsche. Nato in quella che oggi chiameremmo Repubblica Ceca nel 1875, appassionato di elettricità e meccanica, valido pilota e progettista a tutto tondo (dai motori d’aereo ai trattori), dopo aver lavorato alla Daimler fonda nel 1931 un suo studio indipendente, nel quale vede la luce un'Auto Union a 16 cilindri che vince la metà delle 64 gare in cui viene schierata. Il suo genio, però, non si applica solo alle vetture ad alte prestazioni, ma anche al concetto di una vettura economica e popolare. Sempre nel 1931 ne schizza un progetto, denominato Zündapp n.12, con motore posteriore a 5 cilindri a struttura radiale, come quelli degli aerei; la n. 32, invece, ha un propulsore posteriore a 4 cilindri contrapposti ed è la base della futura “auto del popolo”, la Volkswagen a basso costo che Aldof Hitler annuncia di volere nel 1935. Tre anni dopo, arriva la Kdf-Wagen, “auto della forza attraverso la gioia” - sigla imposta dal Führer in persona -, destinata a essere prodotta nella nuova fabbrica automobilistica di Wolfsburg. Nasce così il primo nucleo del Maggiolino, che ne include già le caratteristiche essenziali: muso spiovente, fari incorporati nel parafango, lunotto costituito da due piccoli vetri separati da un divisorio verticale. E, soprattutto, il motore, dall’architettura ancora una volta particolare e cara a Porsche: i 4 cilindri sono, infatti, contrapposti, il raffreddamento è ad aria e la collocazione è a sbalzo, dietro l’asse posteriore. Uno schema che ritroveremo per decenni sulle sue creazioni, anche con due cilindri in più. Per il momento, la cubatura è di soli 985 cc, per una potenza di 23,5 Cv. Bastano, per la vettura popolare che voleva Hitler, in grado di trasportare - grazie anche all’ottima configurazione aerodinamica della carrozzeria - la famiglia tipo tedesca di cinque persone a una velocità massima di 100 km/h. Il Führer, però, al momento ha altri piani: il 1° settembre del 1939 invade la Polonia. È la Seconda guerra mondiale e tutto si ferma.

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