Big data, analisi dei match, interventi in tempo reale e... quanto conta l'IA nel Mondiale

1 giorno fa 3

Dati sempre più precisi, analisi veloci e giocatori monitorati fin da piccoli: ecco come funziona l'intelligenza artificiale nel lavoro di una nazionale

Bielsa e Canobbio non sono gli unici a dare i numeri al Mondiale. I dati e la tecnologia fanno parte del torneo come le pubblicità della carta di credito e il fastidioso hydration break. Tutte le nazionali usano i dati e l’intelligenza artificiale e questo è banale. Il punto è capire come funzioni. Ogni federazione acquista i dati delle partite (qualificazioni, amichevoli, Nations) e durante il torneo riceve materiale in omaggio, perché la Fifa manda report completi post-partita e dati grezzi sull’attività dei calciatori: passaggi, contrasti, movimenti, velocità della corsa. Ogni staff tecnico da qui elabora gli indici preferiti: un allenatore può essere interessato a vedere quanto intenso è il pressing, un altro quante volte i centrocampisti attaccano la difesa avversaria. "La frontiera ora è elaborare parametri tecnico-tattici dal tracking, cioè dalla raccolta dei movimenti di giocatori e palla – dice Tommaso Refini, responsabile dell’area pro di Stats Perform Opta in Italia e Usa -. Ad esempio, ora si può sapere quanto contribuisce un singolo calciatore al pressing". Non ditelo a CR7 e Messi. 

Inghilterra

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Le nazionali hanno analisti dei dati in numero variabile. L’Inghilterra ha un ampio gruppo di lavoro a St George’s Park, il centro federale, in cui i turni coprono quasi 24 ore. Uno è italiano, si chiama Vanni Di Febo e racconta qualche particolare: "Ogni analista ha seguito per mesi le squadre di un girone e al Mondiale interveniamo in tempo reale, comunicando con lo stadio. Durante la prima partita, un giocatore aveva fatto in un tempo il 75% delle corse ad alta intensità che normalmente fa in 90 minuti. Dallo stadio lo hanno notato e ci hanno chiesto se, per questo, rischiasse di farsi male. Li abbiamo rassicurati, era già successo". Tuchel quella sera citò un dato - l’Inghilterra nel primo tempo aveva vinto il 33% dei duelli, nel secondo il 73% - e i ragazzi di St George’s Park apprezzarono: un segno del lavoro di squadra. 

Brasile

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Simone Montanaro è l’uomo dei numeri per il Brasile. "Abbiamo due collaboratori esterni, una persona per le palle inattive, una per le analisi individuali e le statistiche pure. Attraverso i dati, ci interessa capire i macro principi tattici di una squadra: se lancia per la punta, se pressa molto... Il portale Fifa scannerizza la gara in tempo reale e fornisce indicazioni live su singoli e squadre, sta a noi scegliere quali comunicare ad Ancelotti all’intervallo. La scelta è molto varia: abbiamo indici che misurano quanto un passaggio può aumentare la possibilità di arrivare al gol o se un giocatore ha effettuato la scelta migliore". L’intelligenza misurata da un’app. Non per caso, se chiedi a Montanaro chi sia stato il calciatore più impressionante incontrato in carriera, risponde con un centrocampista-computer: "Toni Kroos". 

Qatar

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Due parole - o anche quattro - vanno dedicate ai dati fisici. Fabio Francioni ci spiega come lavora il Qatar: "Nell’area Performance che segue gli atleti di Aspire Academy e federazione lavorano 41 persone. Il nostro vantaggio è che abbiamo una banca dati avviata nel 2016: per alcuni calciatori, abbiamo cifre da quando avevano 13 anni". Corse, tiri, parate e non solo: le squadre monitorano il sonno con un dispositivo da tenere al polso di notte e valutano la stanchezza per calibrare formazioni e sostituzioni: "Come si fa? Esaminiamo i parametri - dice Francioni -. Abbiamo capito che un calciatore stanco riesce comunque a correre molto ma abbassa i picchi di intensità". Se non sprinti più, direbbe Trump, sei fuori.

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