Cosa c'entra la favola dei fratelli Grimm con uno degli autovelox più spietati d'Italia? Ecco come visitare la terra della Delibana senza prendere multe
Giuseppe Croce
15 agosto - 09:00 - MILANO
"C'era una volta, nel pieno dell'inverno, quando soffici fiocchi di neve cadevano come piume dal cielo, una regina che cuciva seduta presso una finestra dalla cornice nera di legno d'ebano". È l'incipit di una delle fiabe tedesche più famose di sempre, la celeberrima Biancaneve e i sette nani, scritta nel 1812 dai fratelli Jacob Ludwig Karl e Wilhelm Karl Grimm e poi riadattata dalla Disney nel 1937 per la realizzazione di un altrettanto celebre cartone animato. I fratelli Grimm, tuttavia, potrebbero averla scritta prendendo abbondantemente ispirazione da una leggenda popolare ladina, diffusa sulle Alpi Bellunesi: Biancaneve sarebbe la Delibana, i sette nani sarebbero i minatori delle miniere del Fursil e tutta la storia si svolgerebbe in un comune veneto, Colle Santa Lucia, che oggi è famoso non per le streghe, le regine e le mele avvelenate, ma per un autovelox "cattivo cattivo".
LA DELIBANA
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La leggenda della Delibana è incredibilmente simile alla favola di Biancaneve, ma è nata molto prima. La storia è ambientata sul Monte Pore, in quella che oggi è la provincia di Belluno ma nel tempo delle fiabe era il Regno di Aurora. Un regno ricchissimo di ferro e altri metalli, custoditi nel cuore delle montagne, che garantivano benessere e prosperità alla popolazione. La leggenda narra che, per mantenere vive le vene dei giacimenti, ogni sette anni una giovane vergine (che veniva definita "la Delibana") si sacrificava andando a vivere dentro la miniera, in compagnia di sette minatori. Passati i sette anni la ragazza usciva dalle cavità della terra e un'altra Delibana prendeva il suo posto. Le analogie con la favola dei fratelli Grimm sono evidenti, ma nella leggenda ladina manca la figura del principe azzurro che salva Biancaneve-Delibana: il "sacrificio" della giovane è spontaneo, non cruento e finalizzato a mantenere vivo il rapporto tra la popolazione e la montagna che la alimenta. Il sonno di Biancaneve, in realtà, è l'esilio della Delibana che, dopo sette anni, si "sveglia" uscendo da sola dalla miniera.
LE MINIERE DEL FURSIL
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La miniera della Delibana è il sito minerario del Fursil, nel comune di Colle Santa Lucia. Siamo alle pendici del monte Pore, nella catena montuosa delle Dolomiti, e la miniera è famosa da secoli per l'estrazione di un ottimo ferro, commercializzato in passato sia in Italia che in buona parte d'Europa, compresa nella vicina Germania. Non è affatto da escludere, quindi, che insieme al ferro del Fursil in Germania sia arrivata anche la leggenda di Delibana. Oggi è possibile visitare la miniera dei Vauz, all'interno del complesso minerario del Fursil, scavata nel 1500. Per farlo è necessario prenotare la visita, guidata e di gruppo, e raggiungere il sito facendo un breve tratto in pulmino. Tutte le informazioni per la visita sono disponibili sul sito Web dell'Associazione Turistica Colle Santa Lucia.
L'AUTOVELOX CATTIVO
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Uno dei modi più belli per visitare le miniere del Fursil e i luoghi della Delibana è raggiungere Colle Santa Lucia in auto o, meglio ancora, in moto: in questo modo è possibile godere di panorami incredibili e paesaggi mozzafiato, specialmente se si sale il Monte Pore fino al passo di Giau, a 2.236 metri di altitudine. La strada da percorrere è la SS638 ma attenzione: oltre a offrire splendide viste sulle Dolomiti, questa strada nasconde una pericolosissima insidia. È, infatti, la strada in cui si trova l'autovelox più cattivo d'Italia, che tra il 2021 e il 2024 ha fatto multe per un milione e 66 mila euro (400 mila solo nel 2024). In assoluto non è una cifra da record, ma lo è se consideriamo che a Colle Santa Lucia ci sono poco più di 300 abitanti. In teoria l'autovelox di Colle Santa Lucia ha generato 4.896 euro a residente ma, in realtà, è chiaramente una trappola per turisti: chi percorre la strada statale 638, distratto al paesaggio mozzafiato, rischia seriamente di essere "pizzicato" sopra il limite di velocità. Un limite che, fino al 2024, era di appena 50 chilometri orari in una strada con scarsissimo traffico e con pochissimi incidenti, nessuno dei quali mortale. L'autovelox del passo di Giau è stato poi spento, in seguito alle ben note polemiche sugli apparecchi collaudati e non omologati e, soprattutto, perché è stato abbattuto da Fleximan. Poi è stato riacceso nel 2025, ma con un limite di velocità alzato a 70 chilometri orari (che è ancora il limite in vigore). Nel frattempo ci sono stati ricorsi al Giudice di Pace e polemiche di ogni tipo, ma oggi è di nuovo attivo: si trova al chilometro 11+440, funziona in entrambe le direzioni (verso Selva di Cadore e verso Cortina d'Ampezzo) ed è nella lista degli autovelox approvati dal Ministero dei Trasporti. Se andate in cerca della Delibana e dei suoi sette compagni minatori, quindi, state molto attenti al tachimetro.











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