Alcaraz, meglio non rischiare col polso: in Spagna sono sicuri, salta anche gli Us Open

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"Lo Slam non è un torneo qualsiasi": dalla Spagna quasi certi, meglio per Carlos non sollecitare il polso. Jannik partirà la prossima settimana: ha completato la terapia al ginocchio ed è pronto a ritornare in campo

Riccardo Crivelli

Giornalista

15 agosto - 10:08 - MILANO

È meglio agitarsi nel dubbio che riposare nell’errore. Soprattutto se la decisione che devi prendere mette in gioco non soltanto la partecipazione a un torneo, seppur carico di un significato affettivo profondo per te come gli Us Open, ma un cammino agonistico senza l’ombra opprimente e pericolosa di un infortunio all’improvviso irrisolvibile. Ecco perché dalla Spagna risuonano sempre più vibranti le voci intorno alla definitiva rinuncia di Alcaraz anche allo Slam americano a causa del polso destro che non mette ancora giudizio. Carlos, che ha appena perso il n.2 in classifica a favore di Zverev, ha disputato l’ultima partita il 14 aprile a Barcellona, primo turno contro Virtanen, quando ha avvertito una fitta dolorosa sopra la mano dopo un recupero di rovescio in controbalzo eseguito con un movimento innaturale. 

condizioni estreme

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Da lì sono iniziate le tribolazioni che ancora lo tormentano e che lo hanno costretto a saltare Madrid, Roma, Roland Garros, Wimbledon e adesso con ogni probabilità tutto lo swing americano, compresi gli Us Open di cui è campione in carica. Negli ultimi dieci giorni Carlitos ha documentato pressoché quotidianamente gli allenamenti a Murcia, dove appare sorridente e rilassato e dove colpisce la palla con buona velocità e intensità. Immagini che avevano addirittura spinto i più ottimisti a ritenere potesse richiedere una wild card per il torneo di Winston Salem, in programma la settimana precedente Flushing Meadows, per tornare al ritmo partita prima dello Slam, ma che invece scongiurano soltanto l’ipotesi più grave, quella di un intervento chirurgico dalle tempistiche decisamente incerte. Tirare ogni tanto un dritto a tutto braccio contro uno dei giovani sparring scelti durante questa fase della preparazione è d’altronde ben diverso dal continuare a martellare contro i top mondiali nel Major più esigente per le sue particolari condizioni ambientali: a New York aumentano a dismisura i rischi di infortuni, fa caldo e l’umidità è estrema, si gioca sulla superficie più dura del circuito e i match possono durare ore. Il rischio, in sostanza, è che la macchina perfetta di Alcaraz subisca sollecitazioni eccessive al rientro. Anche Emilio Sanchez, ex n.7 del mondo e oggi apprezzato coach, intervistato da Sky, ha espresso fondati dubbi sulla possibilità che il prodigio di El Palmar possa giocare negli Stati Uniti: "So che la settimana scorsa si è allenato al 50%. Restano ormai due settimane, se è capace di arrivare al 100% potremmo vederlo, ma non credo abbia tempo a sufficienza. Fosse stato un torneo normale c’erano maggiori possibilità, ma gli Us Open hanno sette partite al meglio dei cinque set, con giocatori in forma. Forse gli conviene aspettare l’autunno". 

Pazienza

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In attesa di novità definitive in merito alla Grande Mela, proprio questo dovrebbe essere il percorso verso il ritorno alla normalità di Carlitos, con un evento segnato in rosso sul calendario, la Laver Cup a Londra (25-27 settembre): in pratica un’esibizione, seppur con i crismi dell’ufficialità, che gli consentirebbe di testarsi con avversari di livello ma senza i patemi del risultato a tutti i costi e in un contesto rilassato. Alcaraz, di fronte a un problema fisico delicato, fin qui ha esercitato la nobile arte della pazienza, e non avrebbe senso mettersi fretta adesso fino a forzare i tempi rischiando per davvero di compromettere la carriera. La priorità è di recuperare completamente dall’infortunio e scongiurare possa ripresentarsi, dunque non c’è rinuncia a torneo, anche il più prestigioso, che possa scalfire questa prospettiva. La medesima filosofia che ha ispirato le ultime settimane di Jannik Sinner, fermo dalla finale vinta a Wimbledon per curare il fastidio al ginocchio destro probabilmente causato proprio da una scivolata sui sacri prati londinesi. Dopo il malessere con sconfitta al secondo turno del Roland Garros, non esistono più sfumature: gli appuntamenti che contano richiedono una condizione atletica e mentale all’apice. Per questo il numero uno del mondo fino a ieri è rimasto al JMedical di Torino, una delle sue strutture cliniche di riferimento, per completare la terapia con le onde d’urto sulla zona infiammata. Ora lo attendono un paio di giorni a Montecarlo per festeggiare in famiglia il 25° compleanno (domani), poi tra lunedì a martedì bagaglio pronto alla volta di New York. A quel punto Jannik, vincitore nel 2024 e finalista un anno fa, avrà una dozzina di giorni di allenamento (il torneo comincia il 30 agosto) per ritrovare ritmo e feeling e inseguire una volta di più il sogno americano.

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