Contratto blindato, piedi per terra e la passione per l’Ape: “Non faccio vita da miliardario, corro perché mi piace. Da ragazzino i miei non volevano: sapevano che avrei fatto danni”
Pressione e obblighi Marco Bezzecchi li posticipa volentieri, almeno fino a quando gli sarà possibile. Dice che l’obiettivo, almeno per ora, è cominciare la stagione meglio dello scorso anno. Grazie: allora sull’Aprilia era nuovo, e per di più solo – senza Jorge Martin infortunato - alla ricerca della prestazione ottimale. Adesso in Brasile ci arriva sparato da tre vittorie di fila, negli ultimi due GP del 2025 e nel primo di quest’anno, tre settimane fa in Thailandia. "Appunto – ride – il finale di stagione del 2025 è stato buono, l’inizio un po’ meno, la prima cosa è far meglio di allora". Ma siccome il Bez è anche onesto sa bene di non potersela cavare così. Da metà stagione in poi se continuerò bene mi ridarò altri obiettivi”.
Quindi non si considera il favorito…
“No, assolutamente. Non mi sono guadagnato la nomea: non ho mica vinto io l’anno scorso…”.
Torniamo per un attimo a Buriram: se l’aspettava?
Non solo la vittoria, ma come e quanto se l’è costruita, con la pole, col dominio in gara…
“Non me l’aspettavo, sapevo che fin dai test stavamo lavorando bene. Sapevo di poter esser veloce, ma tra esser veloce e vincere c’è una bella differenza”.
Prima di cominciare, tanti esperti dicevano che, con le stesse moto e i piloti nei medesimi team, il 2026 sarà molto simile al 2025. Poi, pronti via: e vince la Sprint Acosta che non aveva mai vinto, in Gara l’Aprilia dà la paga a alla Ducati che dopo 88 GP di fila per la prima volta non va sul podio. Cosa è cambiato?
“La moto è migliorata un po’, anzi abbastanza. Col motore congelato, s’è lavorato di più su altri dettagli. Io di mio ho cercato di arrivare il più preparato e il più in forma possibile. O forse quel che conta di più è che noi siamo arrivati tutti belli carichi”.
In cosa è migliorata la moto?
“A me piaceva già molto l’anno scorso. Ha mantenuto il suo DNA, migliorando un pochino in tutti i suoi aspetti. Ha dei punti di forza fantastici”.
Quali?
“Non si può dire”.
Questo è il suo dodicesimo anno nel Mondiale, si può dire che abbia fatto tutto molto gradualmente. E’ un caso o è dipeso dal suo carattere?
“Ho sempre cercato di impegnarmi al massimo. Per me è sempre stata tosta. Ho sempre avuto chiaro di dover lavorare, ma è vero che sono maturato, sono andato migliorando con l’esperienza. Per me fa sempre tutto parte di un percorso. Il talento magari ce l’ho, ma puoi esser talentuoso finché vuoi, senza lavorare non fai nulla. C’è chi ci mette poco, chi di più, chi molto di più: guarda Aleix Espargaro, ci ha messo dieci anni a vincere il primo GP, ma non puoi dire che non avesse talento, che non fosse forte”.
La cautela fa parte del suo carattere?
“Sì, certo. Cerco sempre di essere oggettivo. Sia chiaro: io credo in me stesso, secondo me sono quello che ci crede più di tutti. Più di quanto spesso gli altri credano in me. Ma è giusto non farsi idee irrealistiche: le aspettative possono spaccarti le gambe. È bene essere realisti, e pensare a migliorarsi”.
Ha rimpianti per gli anni scorsi. Avrebbe potuto essere più spregiudicato? O magari lavorare di più?
“No, nessuno. Tutto quello che ci succede ci insegna qualcosa. È doveroso fare errori, altrimenti saresti troppo perfetto. Io sicuramente perfetto non sono. Sbagliare fa parte della vita, se no, non impari mai”.
C’è stato uno sbaglio in particolare che magari è stato più utile degli altri?
“Tante cadute. Anche solo il sabato in Thailandia, quest’anno, è stata una lezione per tutta questa stagione”.
Per il 2024 la Ducati le offriva la moto ufficiale in Pramac, lei disse no. Una bella sliding door: rimpianti?
“No, non me ne sono mai pentito. Al team di Vale sarò sempre grato, anche perché mi han tirato fuori da una situazione difficile in Moto2, e poi facendomi esordire in MotoGP. Ho avuto con tutti un rapporto fantastico, ed è tuttora così. E poi se anche avessi accettato l’offerta non credo sarebbe cambiato niente. L’obiettivo per tutti è diventare pilota ufficiale. E quella non mi sembrava la mossa giusta per riuscirci. Poi magari uno guarda il mio 2024 e dice: che anno di m…E fondamentalmente è anche vero. Ma magari se non avessi fatto quella svolta non sarei qui oggi in Aprilia”.
il rifiuto alla Ducati? Non ho rimpianti, se avessi accettato l’offerta non credo sarebbe cambiato niente. Oggi sono in Aprilia anche grazie a questo rifiuto
Ecco: questo rapporto così bello con l’Aprilia, intesa come casa e come uomini, la sorprende?
“Conoscevo pochissimo le persone. Avevo un’idea, ma molto vaga. La sensazione era che mi sarei trovato bene con Massimo (l’a.d. Rivola, ndr), che sarebbe stato un bell’ambiente. E in effetti il feeling è stato immediato, mi sono trovato molto bene con tutti, sia coi miei che con la parte di Martin”.
Tra sabato e domenica in Thailanda aveva dormito bene?
“Sì, benone”.
Non si era preoccupato per le tre cadute?
“No, tanto ormai ero già caduto. Me le ero già spiegate. Le prime due potevo evitarle. Quella nel secondo time attack in qualifica ci stava, Ma sei sempre al limite, succede. Tutti pensano che andassi forte con una facilità estrema, ma non è mai così. Devi sempre essere al limite. Come ho detto si viaggia su una linea sottile tra essere un fenomeno e essere un coglione. Poi gli altri son sempre bravi a dir la loro. Ma la realtà è questa: che tocca tirare sempre come delle bestie, se no non vai. Ed è inutile rompere i c… quando uno cade. Se non cadi vuol dire che giri 2 secondi più piano”.
Non s’illude che sarà sempre come in Thailandia?
“No, assolutamente. A cominciare da qui in Brasile, su una pista che nessuno conosce. E le piste nuove bisogna prenderle bene fin da subito. Sarà tosta”.
Della stagione che idea s’è fatto?
“Marc Marquez sicuramente c’è e ci sarà. È il favorito. Poi Acosta va forte, Alex va forte, Pecco sicuramente andrà forte, ha fatto dei gran test poi in gara in Thailandia ha faticato, ma ci sarà. E spero di esserci anche io, penso di poter stare lì con loro. E occhio ai VR46, Aldeguer arriverà”.
Marc Marquez rimane il grande favorito, poi dico Pedro Acosta e Álex Márquez. Pecco non è partito bene, ma sicuramente andrà forte. Spero di essere in lotta con loro
Parlando del 2025, Alex Marquez ha detto che da un certo momento della stagione in poi, trovandosi in lotta per il Mondiale, ha cambiato modo di pensare e la cosa l’ha danneggiato. È un pericolo che corre anche lei?
“Bisognerebbe trovarcisi. Durante una stagione devi saper cambiare, anche spesso, il modo di pensare. Mai l’anno scorso avrei immaginato di arrivare terzo nel Mondiale: quindi da un certo momento in poi sono andato come se non avessi nulla da perdere. Nel finale no, ho cercato di portare a casa tutto. Quindi penso che sì, se sarò in corsa per il Mondiale cambieranno gli atteggiamenti. Bisognerà saper gestire i cambiamenti”.
In Thailandia l’ha buttata là: come premio un Apecar. Ma non è un po’ poco, come premio, in caso di grande risultato?
“Ma no. Io non ho grandi esigenze, non ho mica un tenore di vita da miliardario, abito in campagna. Non mi manca nulla, ho tutto quel che mi serve. Fortunatamente. Io corro perché mi piace correre”.
Non dica così che le abbassano lo stipendio..
“No, no: non me lo abbassano più. Ormai ho firmato”.
E comunque: detto, fatto, l’Ape è arrivato. Ma uno ce l’ha già…
“Sì, ce l’ho. L’avevo comprato, preparato e decorato, tutto bello tirato, con gli amici un inverno che non sapevamo cosa fare. Ci abbiam fatto qualche giro per strada, a far gli scemi in compagnia, a far qualche traverso nei parcheggi. Lo volevamo da ragazzini, ma i nostri genitori, essendo più intelligenti di noi, non ce l’avevano comprato. Sapevano che avremmo fatto dei danni”.









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