Il nuovo presidente Figc dovrà tornare a parlarne con il Governo. Tanti i modelli da cui prendere spunto: dall’1,8% francese al generoso 3,5% del Portogallo
Rilanciare il calcio italiano. Facile a dirsi, molto meno a farsi. Ma se il nuovo presidente federale vorrà - come gli si chiede - passare in fretta dalle parole ai fatti ha assoluto bisogno di nuovi fondi. In un momento di crisi economica come questo, nessuno pretende dagli italiani mezzo sacrificio per favorire lo sport e in particolare il calcio (nonostante resti per lo Stato uno dei settori con il maggior ritorno sul fronte investimenti). Una delle chiavi per avvicinarci agli altri campionati e allinearci, anche dal punto di vista degli aiuti, a molti Paesi europei, riguarda le scommesse e in particolare il riconoscimento di una percentuale della raccolta che lo Stato ottiene dal betting a chi organizza gli eventi su cui si punta. In Italia, report Figc 2025 alla mano, vediamo che la raccolta del 2024 delle scommesse sportive ha raggiunto i 22,8 miliardi di euro. Se pensiamo che nel 2000 si fermava a 730 milioni, notiamo che è cresciuta di circa 30 volte. Di questi quasi 23 miliardi, 16,1 vengono dal calcio. Anche qui l’ascesa è stata costante, dal 2012 si è quasi quadruplicata. Che cosa chiedeva la Figc di Gravina e di certo continuerà a farlo anche il futuro presidente? Che venga riconosciuto un 1% di questi oltre 16 miliardi, ovvero 160 milioni (ma questi sono calcoli sul 2024, è praticamente certo che la cifra sia cresciuta ancora) da investire sui settori giovanili e sulle infrastrutture (anche di base) in modo da rendere il calcio sempre più accessibile a tutti.
La Francia: Prelievo dell’1,8% per dilettanti e Pro
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La Figc a questo proposito ha preparato un ampio report e sul potenziale modello da seguire si fanno interessanti raffronti con alcuni Paesi europei. Premessa: sono tantissimi (ben 20) quelli in cui lo sport in qualche modo giova degli incassi delle scommesse, praticamente tutti, ma ognuno lo fa seguendo una strategia particolare. Vediamo le più rappresentative. La Francia è stato il primo Paese europeo che, seguendo le raccomandazioni del cosiddetto “Rapporto Creutzmann” del Parlamento Europeo (2011), ha adottato un sistema di tassazione specifica sui diritti di sfruttamento delle scommesse. Come? Una quota del prelievo sulle scommesse sportive - l’1,8% della raccolta lorda - è destinata a finanziare lo sport dilettantistico e di alto livello, in pratica paga una “royalty” a chi crea l’evento. I fondi vanno all’ANS (Agence Nationale du Sport) e servono a finanziare lo sport di base, la costruzione di impianti locali e la tutela sanitaria degli atleti. Solo una minima parte arriva (indirettamente) ai club.
Il Portogallo: Una somma speciale per Federcalcio e Lega
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Dal 2015 la legislazione portoghese prevede un’imposizione specifica sull’ammontare totale delle giocate sul calcio nazionale ed internazionale effettuate dai portoghesi (Imposto Especial de Jogo Online, IEJO) a beneficio dei soggetti organizzatori: il 3,5% del fatturato delle puntate sulle partite delle nazionali, le competizioni organizzate dalla Federazione e le competizioni estere va alla Federcalcio portoghese e il 3,5% di quelle sulle partite della Lega e delle competizioni Uefa per club va alla Lega Calcio Professionistica. In questo modo, la Federazione riceve annualmente circa 40 milioni di euro (pari a circa un terzo del proprio fatturato).
La Grecia: Un contributo da parte di chi vince
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Nel 2021 la Grecia ha introdotto un sistema che prevede che una quota della tassazione sulle vincite dei giocatori venga destinata direttamente alle società sportive professionistiche e dilettantistiche. Parliamo di circa 100 milioni di euro l’anno distribuiti per il 50% allo sport professionistico (leghe di calcio, basket e volley, in base a criteri di popolarità e presenze) e 50% allo sport dilettantistico (tramite programmi di sviluppo nazionali). La percentuale della trattenuta è progressiva e colpisce solo chi vince più di 100 euro: fino ai 200 è del 2,5%, fino ai 500 del 5% e per chi incassa di più è del 7,5%. Un difetto ovviamente c’è: il volume del sostegno dipende dalle vincite.
La Turchia: Accordo tra Spor Toto e club professionistici
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Ancora diverso è il modello scelto in Turchia, il Paese che ospiterà con l’Italia l’Europeo del 2032. Il sistema è centralizzato tramite Spor Toto, l’organizzazione statale che gestisce le scommesse sportive. Una quota significativa del suo fatturato viene redistribuita ai club sotto forma di “diritti d’uso del nome”, fornendo una fonte di reddito vitale per le squadre di tutte le leghe professionistiche. Di fatto si tratta di un accordo commerciale obbligatorio tra Spor Toto e i club che ricevono una commissione per “concedere” di inserire il nome della squadra e il logo nei palinsesti ufficiali delle scommesse. Più la squadra è presente nelle schedine (quindi più gioca in campionati importanti o coppe), più incassa (con pagamenti trimestrali). Ma c’è anche un principio di solidarietà che garantisce una quota ai club di terza e quarta serie per assicurarne la sopravvivenza. Inutile dire che il modello portoghese, riservato al calcio e con il riconoscimento di una percentuale alta (3,5%), è quello che più fa gola in Federcalcio e dintorni. Ma anche la formula alla francese, che coinvolge tutti gli sport e dà spazio a professionisti e dilettanti, sarebbe decisamente gradita per dare nuovo slancio. In attesa dell’auspicata modifica del Decreto Dignità, quello che interessa far capire è che questi soldi non servirebbero per lo stipendio del tale campione, ma diventerebbero la base necessaria per quel profondo piano di riforme che di cui oggi il calcio italiano ha più che mai bisogno.








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