Bertagnolli, dall'hockey allo sci paralimpico: 11 medaglie e non è ancora finita

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Nato a Cavalese, ipovedente dalla nascita, Giacomo è diventato uno dei più grandi sciatori paralimpici azzurri, portabandiera a Pechino 2022. Domani in gara nello slalom gigante

Simone Corbetta

12 marzo - 11:43 - MILANO

Dalle montagne del Trentino all’olimpo dello sci alpino paralimpico. Questo è il riassunto della straordinaria ascesa di Giacomo Bertagnolli, 27 anni. Nato e cresciuto a Cavalese, nella Val di Fiemme, ha sempre avuto un forte legame con la montagna e con lo sport. Fin da bambino pratica molte attività all’aria aperta, grazie al papà: arrampicata e mountain bike durante l’estate, sci alpino e ice hockey nei mesi invernali. 

dall'hockey allo sci

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È proprio con l’hockey che Giacomo comincia a praticare sport agonistico, fino ai dodici anni, quando il ritmo sempre più veloce delle partite rende difficile per lui seguire il disco sul ghiaccio: "Mi piaceva molto, ma man mano che si cresceva il gioco diventava sempre più veloce e facevo molta fatica a seguire il disco e spesso finivo in panchina. A quel punto mi son detto che sarebbe stato meglio provare a fare altro”. Giacomo infatti è ipovedente dalla nascita a causa di un’atrofia del nervo ottico, una condizione legata a una rara variazione genetica chiamata OPA1, che riduce fortemente la sua capacità visiva: “Mio padre è portatore sano. Vedo mezzo decimo dall’occhio sinistro e quasi un decimo da quello destro”. Quasi per caso arriva il passaggio allo sci, grazie a un articolo di giornale che parlava di paralimpismo: “Ci siamo informati e messi in contatto con la Fisip. È stato tutto così, un po’ casuale”. Da quel momento inizia un percorso che lo porterà ai vertici dello sci: “I risultati sono cominciati ad arrivare, mi divertivo e avevo sempre più voglia di migliorare. Ho capito che avrei fatto tutto questo in maniera agonistica”. Si distingue presto per talento e determinazione, diventando protagonista ai Giochi di PyeongChang 2018, dove conquista 4 medaglie (2 ori) con la guida Fabrizio Casal, suo compagno di scuola. 

portabandiera

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Dopo i Giochi si diploma al liceo socio-economico, recuperando tutte le interrogazioni saltate a causa delle gare: “Nel 2018 avevo gli esami. In meno di un mese recuperai tutto e mi diplomai con 82”. Negli anni seguenti si conferma tra i migliori sciatori al mondo, vincendo titoli e gare di Coppa del Mondo. Nel frattempo il cambio di guida, con Andrea Ravelli, per affinare la sciata e migliorare prestazioni e risultati: “Il ruolo della guida nello sci alpino è fondamentale. La fiducia e la sintonia sono importantissime se si vogliono raggiungere certi risultati”. A Pechino 2022 ha l’onore di essere portabandiera. Arrivano altre 4 medaglie: "Doversi confermare e migliorarsi è sempre più difficile che affermarsi, soprattutto se hai vinto quattro medaglie. Siamo riusciti comunque a farlo con due ori e quattro podi”. Tra i momenti più particolari della sua carriera c’è anche l’esperienza da apripista in una gara normo a Madonna di Campiglio, sulla celebre 3Tre: "È stato bellissimo fare entrambe le manche. Spero che pian piano anche il mondo paralimpico possa avvicinarsi sempre di più a quello olimpico”. Oltre allo sport, Giacomo è un amante dei motori e dei viaggi. In questi Giochi in casa ha conquistato, ad oggi, un oro, un argento e un bronzo, arrivando a quota 11 medaglie paralimpiche. Domani la prova di slalom gigante, dove cercherà di battere la concorrenza di Johannes Aigner, suo grandissimo rivale.

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