Berg, il Maldini del Bodo: "Questa maglia è identità. L'Inter? In casa abbiamo un'energia speciale"

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Il legame del centrocampista col suo club è indissolubile da generazioni: "Un rapporto che va oltre il calcio. Nerazzurri favoriti, ma una sorpresa ci sta sempre. A Chivu toglierei Dimarco, sta facendo cose straordinarie"

Roberto Maida

Giornalista

17 febbraio - 17:28 - MILANO

Anche al di là del circolo polare artico il senso d’appartenenza è una cosa seria. Non siamo ai livelli di Totti e Maldini, che hanno indossato in tutta la carriera la maglia di un solo club, perché Patrick Berg ha “tradito” il Bodo Glimt per sei mesi tentando un’avventura in Francia, al Lens. Ma il legame del nostro personaggio con il club è qualcosa di indissolubile da generazioni: il nonno Harald, il prozio Knut, il padre Orjan e gli zii Runar e Arild hanno tutti giocato nella squadra di cui oggi Berg è capitano e regista. L’Inter dovrà frenarne il ragionamento: buona parte del gioco norvegese parte da lui. 

Berg, la sua storia dimostra che le bandiere esistono. 

“Il calcio è cambiato e la fedeltà a una maglia è più difficile al giorno d’oggi. Ma il mio rapporto con questo club va oltre il calcio. Rappresenta chi sono e da dove provengo. E’ identità”. 

Dal Lens è scappato velocemente. Pensa che un giorno potrebbe giocare di nuovo altrove? 

“Non si può mai sapere. In Francia in verità ho imparato molto, sono tornato in Norvegia migliorato come uomo e come calciatore. Ma in questo momento non penso ad altro che alla mia squadra”. 

Quante possibilità avete di eliminare l’Inter?

“Difficile da dire. I favoriti sono loro. Ma se noi riusciamo in tutte e due le partite a esprimere il nostro modo di giocare, possiamo sperare. Siamo un gruppo che è cresciuto gradualmente, seguendo il valore della continuità. Può sempre starci una sorpresa”. 

Una domanda esplicita. Su un altro campo, in altre condizioni meteo, otterreste gli stessi risultati? 

“Giocare in casa dà sempre un vantaggio. E sappiamo che molte squadre non sono abituate a giocare sull’erba sintetica. Ma il terreno è in ottime condizioni, tanto è vero che tante avversarie hanno vinto all’Aspmyra Stadion. Non è il caso di usare questo elemento per giustificare eventuali sconfitte. La verità è che in Norvegia troviamo un’energia speciale. Ma anche in trasferta abbiamo ottenuto risultati importanti”. 

E’ positivo o negativo che il Bodo Glimt sia rimasto a riposo nelle ultime settimane? 

“Sì e no. Bisogna vedere se l’inattività ci gioverà o meno. Di sicuro ci siamo allenati bene nel ritiro di Marbella per essere pronti”. 

In generale il calcio norvegese è cresciuto tanto, come ha verificato l’Italia nel girone mondiale. Come lo spiega? 

“Tutto dipende dalla programmazione e dalle prestazioni. I risultati vengono di conseguenza. Nel tempo abbiamo costruito una generazione di giocatori che ha dimostrato di potersi confrontare con le nazionali migliori del mondo. E questo ci rende orgogliosi. Al Mondiale vedremo cosa succederà, siamo ambiziosi ma non vogliamo correre troppo con la fantasia”. 

Lei è un pilastro della sua nazionale e ha già giocato e vinto a San Siro a novembre. Cosa dirà ai compagni per affrontare al meglio l’ambiente? 

“Nulla di particolare. Abbiamo tutti una certa esperienza per essere all’altezza del palcoscenico, che è spettacolare. L’importante è concentrarsi solo sul match”. 

Cosa o chi toglierebbe all’Inter? 

“Tra i giocatori in questo momento direi Dimarco, che sta facendo cose straordinarie. Ma la loro qualità migliore è la capacità di gestire collettivamente le partite. Dovremo difendere molto bene per sorprenderli in contropiede”.

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