Per anni la composizione litio-ferro-fosfato è stata la chimica delle auto elettriche economiche, invece nel 2026 arriva sui modelli premium
Giuseppe Croce
23 marzo - 13:19 - MILANO
Dagli albori della mobilità elettrica il problema numero uno dei produttori di auto a emissioni zero è sempre stato quello della scelta della batteria. L'accumulatore determina le prestazioni, l'autonomia, la velocità di ricarica, il peso e, soprattutto, il prezzo dell'auto. Al momento, le "chimiche" più diffuse per costruire batterie di trazione destinate alle auto elettriche sono principalmente tre: nichel-manganese-cobalto (Nmc), nichel-cobalto-alluminio (Nca) e litio-ferro-fosfato (Lfp). Tra queste, l'ultima si è storicamente distinta per essere l'opzione più economica, ma anche quella con prestazioni minori in termini di densità energetica. Eppure, negli ultimi anni, questa tecnologia considerata una "Cenerentola" del mercato sta guadagnando sempre più piede, trasformandosi in una vera e propria "principessa" del settore automobilistico a zero emissioni. Nel 2025 è avvenuto il sorpasso: sul mercato sono arrivate più auto elettriche con batterie Lfp che con batterie dotate di altre chimiche. Però sarà il 2026 l'anno della svolta vera e propria, una svolta non solo quantitativa ma anche qualitativa con sempre più modelli di fascia alta che monteranno accumulatori Lfp.
HA INIZIATO TESLA
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La prima grande casa automobilistica a "sdoganare" le batterie Lfp su modelli di segmento D è stata Tesla, che ha iniziato a impiegare questi accumulatori sulle versioni d'ingresso dei suoi veicoli di maggior successo, utilizzandole sulla Model 3 Rwd Highland e sulla Model Y Rwd. Sulla scia di Tesla, oggi un gran numero di case automobilistiche si affida alla chimica Lfp per elettrificare la propria flotta. Il gruppo Stellantis sfrutta questa chimica per contenere i costi delle sue compatte, come la Citroën ë-C3, la Fiat Grande Panda e l'Opel Frontera Electric. Il colosso cinese Byd, tra i maggiori produttori al mondo di queste celle, basa interamente la sua gamma sulle batterie Lfp, usandole su Atto 3, Dolphin, Seal, Han, Tang e il recente Suv sportivo Sealion 7. Anche MG Motor segue la stessa strada per le versioni base di MG4 Electric, ZS EV e per il nuovo Suv compatto S5. Guardando al prossimo futuro, il gruppo Volkswagen si affiderà alle Lfp per il restyling della ID.3 "Neo", per la nuova e attesissima ID. Polo e per il Suv compatto Skoda Epiq. L'elenco delle vetture con batterie al litio-ferro-fosfato include anche la versione Single Motor della Volvo EX30, gli allestimenti Standard Range della Ford Mustang Mach-E, la Dacia Spring, la Renault Twingo E-Tech e i veicoli del marchio Leapmotor, come la T03 e la C10.
LFP PREMIUM
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Il ruolo della chimica litio-ferro-fosfato oggi non si esaurisce nella fascia bassa o media del mercato, ma si spinge nei segmenti più alti e lussuosi dell'automotive. Un esempio lampante di questa transizione è l'imminente arrivo in Europa della Byd Denza Z9 GT, che farà il suo debutto ufficiale l'8 aprile a Parigi. Questa esclusiva e potente shooting brake elettrica, sviluppata sulla piattaforma e3, porta in dote caratteristiche tecniche che, un tempo, difficilmente sarebbero state accostate ad una batteria con chimica Lfp. La versione a trazione posteriore, ad esempio, dispone di una "Blade Battery 2.0" da 122 kWh, capace di spingere l'autonomia dichiarata fino a 800 km, nonostante i tre motori elettrici capaci di erogare complessivamente oltre 960 Cv di potenza, per garantire un'accelerazione da 0 a 100 km/h in meno di tre secondi. Oltre ai numeri della meccanica e dell'elettronica, la Denza Z9 GT si distingue per un abitacolo che offre intrattenimento di alto livello grazie a un sistema audio immersivo Dolby Atmos, realizzato in collaborazione con l'azienda francese Devialet. Un modello indiscutibilmente "premium", ma con batteria Lfp. Da notare, però, che Byd continuerà a produrre la prima generazione di batterie Blade con chimica Lfp, ma le destinerà ai modelli di fascia bassa e media, mentre sulle auto di fascia superiore userà le Blade Battery 2.0.
LFP: PRO E CONTRO
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Adottare batterie litio-ferro-fosfato porta con sé specifici pregi e difetti. I punti a sfavore sono principalmente una densità energetica e prestazioni assolute inferiori (in termini di spunto e accelerazione) rispetto a soluzioni con nichel, manganese, cobalto e alluminio. Inoltre, le batterie Lfp hanno difficoltà a ricaricarsi ad alta potenza se sono a temperature molto basse. I vantaggi, però, sono enormi: queste batterie fanno completamente a meno di minerali critici e costosi come il nichel e il cobalto, rendendo i costi di produzione decisamente più accessibili. Inoltre, le Lfp si distinguono per una grandissima stabilità termica che le rende più sicure contro gli incendi, garantendo allo stesso tempo un'incredibile longevità, tanto da poter essere ricaricate fino al 100% tutti i giorni senza che si degradino rapidamente. Oggi, le limitazioni tecniche iniziali sono state decisamente ridotte, grazie ai colossi industriali cinesi che continuano a perfezionarne la formula. Byd, ad esempio, ha lanciato la Blade Battery 2.0 ottimizzata per la ricarica ultra-fast a ben 1.500 kW tramite colonnine Flash Charging dedicate. Questa innovazione permette di ricaricare dal 10% al 70% in appena cinque minuti e offre performance elevate anche in condizioni di gelo proibitivo, ricaricando un'auto dal 20% al 97% in 12 minuti a -30 gradi centigradi. L'altro gigante delle batterie, il leader assoluto del mercato Catl, ha presentato recentemente la batteria Shenxing Pro. Questa batteria è in grado di offrire, nella sua versione Super Long Life, un'autonomia Wltp di 758 km e una durata record garantita di 12 anni o un milione di chilometri. Nella variante Super-Fast Charging, ricarica 478 km di autonomia in soli 10 minuti. Non da ultimo, l'innovazione di Catl innalza gli standard di sicurezza con la tecnologia NP 3.0: in caso di surriscaldamento incontrollato (thermal runaway), la batteria evita l'emissione di fumo o fiamme e continua ad alimentare la vettura in alta tensione, consentendo al conducente di mantenere la velocità per oltre un'ora in modo da allontanarsi dal pericolo.










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