Stavolta a piangere è lui. Raffaele
Ranucci, la spalla sulla quale Franco Baresi sfogò, bagnandola
di lacrime, tutta la sua delusione per il rigore fallito nella
finale dei mondiali di calcio Usa '94 e la conseguente sconfitta
azzurra con il Brasile, ha appreso con dolore la notizia della
morte di quello che e' stato "un gigante del calcio e non solo,
il vero leader di quella nazionale".
A lungo dirigente nel calcio (negli Usa era capo delegazione,
ruolo che ricopri' anche nel 2002 in Giappone e Corea), ora
amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma,
Ranucci era riferimento, amico e confidente in quel gruppo
guidato da Sacchi che a Pasadena vide sfumare dal dischetto il
sogno di alzare di nuovo la Coppa del Mondo. "Avrei voluto
piangere anche io", racconta al telefono all'ANSA Ranucci, che
consolò Baresi per l'errore dal dischetto e la sconfitta,
ricambiato da lacrime di dolore come mai prima si erano viste in
mondovisione da un calciatore, e divenute poi una foto simbolo.
"Baresi - ricorda Ranucci - si era operato al menisco 40
giorni prima, e nessuno assolutamente avrebbe creduto al suo
recupero per la finale. L'intervento chirurgico negli Usa era
difficile: il nostro medico, il professor Ferretti, poteva solo
assistere in sala operatoria. Faccemmo uno 'screening'
dell'ortopedico che avrebbe operato Franco, il Milan e Galliani
furono davvero signori: avevano a cuore la nazionale, si
affidarono completamente". In quei quaranta giorni, ricorda
ancora il capodelegazione di quel Mondiale, "vivemmo
un'avventura magnifica, piena di difficoltà e di gioie: ogni
partita erano motivo di lacrime, per un verso o per l'altro.
Ricordate la Norvegia, con l'espulsione di Dino Baggio, e poi la
sofferenza con la Nigeria? Faceva un caldo spaventoso, in campo
in allenamento consumavamo 200 bottigliette d'acqua al giorno".
Ebbene, assicura Ranucci, "il merito di essere arrivati in
finale ed essersela giocata fino in fondo con un grande Brasile,
era di Sacchi, di un gruppo eccezionale in cui c'erano Roberto
Baggio e Maldini, ma di quel gruppo il vero leader era lui:
Franco Baresi".
Dopo l'errore del difensore, quando arrivò anche quello di
Baggio a decretare la sconfitta, "tutti in panchina si sedettero
distrutti - racconta ancora Ranucci - Ma Sacchi disse: 'in
piedi!". Franco venne verso di me, io lo consolai ricordandogli
che solo i grandi avrebbero tirato un rigore quel giorno. Avrei
voluto piangere anche io, ma non potevo. Vedo oggi che a ogni
risultato sportivo si festeggia col Presidente della Repubblica:
al ritorno da Pasadena nulla, e invece quella finale e Baresi
avrebbero dovuto essere celebrati degnamente". Cosi', negli
anni, tra Baresi e Ranucci e' rimasto solo il ricordo di
quell'attimo, una foto. "Ci siamo incontrati di nuovo anni dopo
- conclude l'ex dirigente - Tra noi, era come se grazie a quella
foto fosse rimasto un filo rosso: la magia dei sentimenti"
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7 ore fa
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