Le origini del motorsport dei Quattro Anelli, attraverso le innovazioni che hanno permesso di centrare numerosi record internazionali degli Anni 30
Alessandro Pinto
19 maggio - 16:19 - MILANO
L'unione fa la forza. Non è soltanto una delle favole più celebri attribuite ad Esopo, ma il principio su cui poggiano tante imprese che hanno segnato la storia europea dell'industria dell'auto e del motorsport. Tra i primi esempi c'è la fondazione di Auto Union nel 1932, un progetto industriale nato dalla fusione di quattro marchi tedeschi - Audi, Dkw, Horch e Wanderer - pronti ad unire le rispettive competenze, forze e risorse, per far fronte alla crisi economica degli Anni 30. Imperversava in Europa come negli Stati Uniti, dove però la catena di montaggio regalava un grosso vantaggio competitivo ai costruttori americani. Fu arginato dalla complementarità dei Quattro Anelli di Auto Union, nei quali Audi rappresentava il volto più moderno e sportivo del gruppo, Horch puntava al lusso e l’alto di gamma, Dkw era specializzata nelle vetture compatte e nelle motociclette, mentre Wanderer occupava la fascia media del mercato. Ferdinand Porsche si occupò personalmente dello sviluppo della prima vettura da corsa siglata Auto Union, fino ai primi collaudi del 1933 effettuati presso lo stabilimento Horch di Zwickau. L'approvazione del progetto era subordinata allo sviluppo di motori da almeno 250 cavalli a 4500 giri/minuto. Il pilota Hans Stuck, meno di un anno dopo, confermò la qualità del progetto con un record mondiale di velocità sul circuito di Avus nel marzo del 1934. Era nato il mito delle Freccia d'Argento.
il debutto in gara
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L'avventura nelle corse iniziò nel circuito Avus di Berlino, lo stesso del record segnato poco tempo prima. Il debutto della nuova monoposto attirò immediatamente l’attenzione di esperti e spettatori per la configurazione tecnica totalmente inedita. Le linee della carrozzeria plasmate dalla presenza del motore V16 montato in posizione centrale-posteriore, rendevano la Type A radicalmente diversa rispetto alle rivali Mercedes-Benz, ancora impostate secondo lo schema tradizionale con motore anteriore. Anche il design risultava insolito: cofano basso, abitacolo avanzato e masse concentrate dietro il pilota. Il motore della Type A era un V16 sovralimentato da 4.358 cc, in grado di erogare 295 Cv e 530 Nm di coppia per un peso a secco limitato, da regolamento, a 750 kg. Le premesse non potevano essere migliori, dato che già durante le prove, Hans Stuck si impose come il più veloce con una media sul giro pari a 245 km/h. La gara del 27 maggio 1934, svolta sotto una pioggia battente, vide Stuck accumulare un vantaggio di un minuto sui suoi avversari più vicini in circa 10 giri, prima che un guasto interruppè la sua corsa verso il traguardo. Le potenzialità sul dritto emerso prepotentemente, affiancate però dagli inevitabili problemi di gioventù che generalmente accompagnano i progetti molto innovativi. Gran parte dei presenti, infatti, da una parte rimase immpressionata dalla spinta del V16 sovralimentato, dall'altra notò come la forte coppia e la distribuzione dei pesi arretrata rendevano il retrotreno della Type A molto nervoso, soprattutto alle alte velocità dell’Avus. La rivincita arrivò il 3 giugno 1934, con la vittoria di Hans Stuck nel Gran Premio di Germania disputato al Nürburgring.
le monoposto dei record
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Nel 1935 il progetto evolve nella Auto Union Type B, forte di una carrozzeria plasmata nella galleria del vento dell'Istituto di Ricerca Aeronautica di Berlino‑Adlershof e di un motore più potente. A dispetto della cubatura invariata, la potenza salì inizialmente a 343 Cv, per poi essere incrementata a 375 Cv. Telaio e sospensioni riprendevano la configurazione del 1934, mentre la silhouette allungata e ottimizzata aerodinamicamente garantiva un Cx di 0,43 ed un peso a secco contenuto a 704 kg. Concepita per battere ogni record di velocità sul dritto, il 15 febbraio 1935 centrò l'obiettivo con il record sul miglio con partenza lanciata nella Classe Internazionale C, grazie ad una media di 320,267 km/h. Nel tratto di rientro, coperto in 11,01 secondi, venne registrata la velocità sul chilometro di 326,975 km/h, che valse il titolo di "vettura da corsa stradale più veloce al mondo" all'Auto Union Type B Lucca. Fu sostituita dalla Type C con motore 16 cilindri a V da 6.005 cc, portato a 520 Cv di potenza. Permise ad Auto Union di rimanere ai vertici delle competizioni internazionali fino all'interruzione forzata dal conflitto bellico, con un palmarès di 24 vittorie, 23 secondi posti e 17 terzi posti, su 61 gare disputate su circuito in totale, di cui 30 Gran Premi. Nel 1934, 1936 e 1938 un pilota dell'Auto Union fu campione tedesco di corse su strada, sfruttando i benefici di una configurazione tecnica che ha anticipato quella ancora oggi presente sulle monoposto di Formula 1.










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