Auto elettrica, indietro tutta?Quanto costa il nuovo cambio di strategia

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All’azienda guidata da Antonio Filosa servono 22,2 miliardi per tornare ad investire sulle vetture con motore a benzina, ma non è l’unica ad aggiustare costosamente il tiro: la scommessa industriale sulla mobilità a batteria è arrivata troppo in anticipo e ancora non paga

Gianluigi Giannetti

7 febbraio 2026 (modifica alle 11:28) - MILANO

Fermare un treno o un traghetto, istantaneamente, non si può. Colpa dell’inerzia delle enormi masse in gioco e della presa limitata su acqua o rotaie. A suo modo, l’industria automobilistica fa lo stesso. Non ha la presa immediata sulla domanda di un mercato su cui scivola sopra, facendo scelte e investimenti con anni di anticipo per tentare di presentarsi poi con il prodotto giusto quando i consumatori effettivamente cominciano a richiederlo. L’auto elettrica in Europa, come capita appunto a traghetti e treni, ha mancato la banchina, ha spalancato le porte fin troppo prima d’arrivare in stazione. Il clamoroso riallineamento nelle strategie Stellantis, annunciato dal suo amministratore delegato Antonio Filosa, significa per l’azienda dover sostenere “oneri accessori” per 22,2 miliardi di euro. Serve tornare a spendere sulle vetture a benzina, trascurate a favore di quelle a batteria, presentatesi invece troppo in anticipo sui desideri dei consumatori. La gran parte delle aziende del settore ritengono insufficiente la proposta della Commissione europea, una revisione fin troppo leggera al blocco assoluto alla vendita di nuova auto con motore a benzina a partire dal 1° gennaio 2035. Il taglio delle emissioni di CO2 può passare dal 100% al 90%, suggerisce Bruxelles in una trattativa che si preannuncia lunga, ma nel frattempo deve affrontare soprattutto la realtà

somme spostate

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Nel 2025 la quota di nuove auto elettriche vendute sul totale, nell’Unione europea, non ha superato il 17,4%. Negli Stati Uniti l’amministrazione Trump ha sostanzialmente sconfessato qualsiasi sostegno alla mobilità ad emissioni zero. Se l’industria dell’auto europea e statunitense hanno spalancato le porte sull’elettrica prima del previsto, richiuderle e ripartire ha un costo. Basta sommare le spese in ricerca e sviluppo che non si possono trasferire sulle vetture a benzina, quelle di fabbriche adeguate alla produzione di modelli a batteria che poi vengono cancellati, gli esborsi derivanti da contratti che prevedono forniture di tecnologia e materiali che non verranno utilizzati. Stellantis traina il treno dell’auto all’indietro, riportandolo alla stazione precedente perché non ha avuto la forza di raggiungere quella successiva. Ed è l’ultimo nome della lista di chi ha cambiato strategia, valori contabili alla mano.

  • Stellantis  - L’appuntamento più importante è fissato per il 21 maggio prossimo, con la presentazione del nuovo piano industriale a cui l’amministratore delegato Antonio Filosa affida il riallineamento dei conti economici, ma anche la definizione della gamma prossima ventura di marchi come Alfa Romeo, Opel, Fiat e Peugeot, grazie all’arrivo di varianti di motorizzazione full hybrid o ibride range extender. Per ora, nei 22,2 miliardi di euro che “costa” il cambio di rotta complessivo sull’elettrico dobbiamo registrare ben 14,7 miliardi relativi ala ridefinizione dei piani sul lancio di nuovi modelli, di cui ben 5,8 miliardi riferiti sia ai prodotti cancellati sia agli altri programmi Bev in corso, i cui volumi di vendita risultano ora molto inferiori alle previsioni precedenti.
  • Ford - Nel 2021 l’azienda di Detroit si era prefissata l'obiettivo di raggiungere una produzione al 40% elettrica entro il 2030. Lo scorso dicembre ha vigorosamente rivisto i suoi obiettivi, tenendo conto dei nuovi orientamenti della Casa Bianca per quanto riguarda il mercato Usa, dove vengono abbandonati i progetti di una gamma di pick-up a batteria. In Europa punta ad accordi sui singoli modelli, come i Suv Capri ed Explorer realizzati utilizzando tecnologia Volkswagen, le due nuove piccole citycar che verranno fabbricate in Francia da Renault e infine come la Urban Suv Puma Gen-E, costruita in Romania nello stabilimento Otosan. La revisione della strategia generale prevede un costo complessivo per l’equivalente 17 miliardi di euro. 
  •  General Motors - Nel 2021 l’annuncio di una svolta epocale, simboleggiata dalla trasformazione della storica fabbrica Hamtramck di Detroit in una Factory Zero dedicata alle vetture a batteria. Furono previsti 35 miliardi di dollari di investimenti su auto elettriche e a guida autonoma, con ben 30 nuove auto a livello globale. Nel 2025 il ritorno alla realtà, con l’abbandono di molti modelli a zero emissioni sviluppati per il mercato Usa, cancellati o rinviati a data da destinarsi. General Motors paga una perdita straordinaria sugli utili pari a 6 miliardi di dollari, dovuta al ridimensionamento delle attività sui veicoli a batteria, onorando comunque i contratti con i fornitori.
  • Volkswagen - Primo gruppo a muoversi in Europa nella direzione dell’elettrico già dal 2019, il gruppo Volkswagen nel 2024 rivede le proprie priorità, dirottando sullo sviluppo di una nuova generazione di motori a benzina 60 miliardi dei 180 miliardi stanziati nel 2023 sulla mobilità a batteria. Entro il 2026 è previsto il debutto del primo powertrain full hybrid nella storia del gruppo. Di recente, Volkswagen ha quantificato in 3 miliardi di euro l’impatto negativo della mancata redditività dei modelli Bev sul marchio Porsche, che sta affrontando una profonda revisione di strategia a medio termine.
  • Mercedes - Nel 2021 la Casa di Stoccarda approvava un piano da 60 miliardi di euro per rendere la sua gamma al 100% elettrica entro il 2030. L’obiettivo era raggiungere il 50% delle vendite con auto ad emissioni zero già entro il 2025. Nel 2024 rinuncia al progetto di una piattaforma meccanica a batteria destinata ai suoi modelli di grandi dimensioni, del valore di 5 miliardi di euro, e rinviala 2040 l’abbandono della produzione dei motori termici.
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