Arrivi sempre tardi senza volerlo? Potresti soffrire di cecità temporale

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I ritardi cronici possono essere uno dei tanti sintomi dell'ADHD, una condizione che riguarda anche la percezione del tempo. Ma alcune strategie possono aiutare

Eu.Spa.

27 luglio - 10:06 - MILANO

Un tempo la colpa era tutta della sveglia, che non era suonata in tempo. Ma da alcuni anni, la madre di tutte le scuse sui ritardi cronici, sembra aver lasciato spazio a una causa più credibile: la cecità temporale. Una condizione poco nota, che riguarda chi non riesce a percepire quanto tempo sia già trascorso o quanto ne serva per portare a termine un compito: bastano pochi minuti vissuti come secondi o venti minuti che sembrano un'eternità, per ritrovarsi sistematicamente indietro rispetto agli appuntamenti. C'è chi la considera una scusa comoda per la scarsa organizzazione, ma la comunità scientifica, da qualche tempo, la indaga da come una delle possibili manifestazioni dell'ADHD

Già nel 1997 lo psicologo Russell Barkley, parlava di "miopia temporale", collegandola, per primo, al disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e, in alcuni casi, all'autismo. Il ritardo cronico sarebbe figlio di una duplice difficoltà: stimare quanto tempo richieda un'attività e percepire quanto ne sia già trascorso, ed è legato al funzionamento esecutivo dei lobi frontali. "Chiunque può avere problemi a essere puntuale, ma con l'ADHD c'è una compromissione funzionale" precisa Stephanie Sarkis, psicoterapeuta e autrice del libro 10 Simple Solutions to Adult ADHD. Il problema, aggiunge, si riflette sul lavoro, sulla vita privata e sulla gestione del denaro. Anche se, va detto, non tutti quelli che arrivano in ritardo convivono con l'ADHD. 

cecità temporale

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Uno studio condotto negli Stati Uniti ha ipotizzato anche una componente genetica: ai partecipanti è stato chiesto di completare un compito entro un orario stabilito e chi era cronicamente in ritardo tendeva a non guardare l'orologio con la stessa naturalezza di chi si considerava puntuale, finendo per sforare il tempo a disposizione. Una meta-analisi del 2022 pubblicata sul Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, che ha esaminato 55 studi confrontando persone con e senza ADHD, ha trovato prestazioni peggiori in chi ha l'ADHD nella comprensione degli intervalli di tempo e più errori nello stimare i minuti passati. Per Barkley, la cecità temporale è un disturbo dell'autoregolazione rispetto al tempo: si trascurano le scadenze fin quando non diventano urgenti. "Il deficit più devastante dell'ADHD nella vita adulta è proprio l''interruzione nel tessuto del tempo" precisa lo studioso. "Il futuro non sembra reale finché non diventa un'emergenza".  

piccole strategie utili

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Ecco perché ad alcuni può capitare di guardare l'orologio e accorgersi che mancano pochi minuti a un impegno o iniziare un compito veloce e scoprire che è passata un'ora: per gli esperti il ritardo riflette la difficoltà a monitorare il tempo mentre l'attenzione è altrove. La distinzione è tra spiegare un comportamento e giustificarlo: chi manifesta una cecità temporale non è per forza sbadato o scortese, anche se riconoscerne le basi neurologiche non cancella la responsabilità personale. La buona notizia è che strategie come timer, allarmi, calendari e promemoria esterni, possono compensare la difficoltà di seguire il tempo dall'interno. Sarkis, diagnosticata di ADHD da adulta, ammette che anche lei fatica ancora a gestire il tempo. Ma ha imparato a scomporre i compiti in piccoli passaggi e a evitare di sommare troppi impegni nella stessa giornata. Le stesse strategie, precisa, funzionano anche per chi arriva sempre in ritardo solo per abitudine e senza avere alcun deficit di attenzione. 

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